In fuga dallo specchio

Cosa dire sul nostro involucro “taroccato” e parecchio “truccato”… ? E’ vero, il corpo si trasforma e non corrisponde più a quei famosi canoni estetici di desiderabilità individuale e sociale, nè a quello che è buono e giusto… socialmente “tranquillizzante”.
Ma c’è qualcosa di molto peggio. Ciò che eravamo, o ciò che sognavamo di essere, non corrisponde a ciò che siamo. Un qualcosa di molto simile a ciò che accade in vecchiaia, quando un giorno ti svegli, ti guardi allo specchio e non ti riconosci più. La vecchiaia, come un’arpia, ti è piombata addosso tutta d’un colpo, quasi sbucata da chissà dove. Ed il tuo dentro non corrisponde più al tuo fuori. Solo che qui accade tutto in un istante. Una diacronia, una sfasatura insopportabile.

Qualche giorno fa parlavo con un amico, che mi disse:”Io mi vedo come una specie di rana bracciante”. Perchè si ha a che fare con un “corpo che non risponde agli stimoli e, se pure risponde, sono stimoli impazziti …quindi quasi meglio lasciarlo nella sua quiete”. Quel corpo sviluppa, a causa dell’immobilità forzata e di posture innaturali, somme di disarmonie, di disomogeneità “scomode”, di anomalie che sono una continua denuncia che sembra dire “Poteva essere così, ma così non è”. 
Magari allora si tenta di allenare, di “nutrire”, la parte abile, ma anche lì il paradosso, la beffa è dietro l’angolo. “Posso allenare – mi racconta ancora – i miei tricipiti, il mio deltoide ed i miei grandorsali… ma paradossalmente e beffardamente finisco per essere anche in questo svantaggiato… perché i tendini delle mani alla lunga fanno male, si consumano e diventano dita a scatto. E poi sopraggiunge il tunnel carpale… Guardarsi allo specchio non è sempre facile”. E poi c’è il grande inganno, sì, perchè ognuno porta scritto nel e sul proprio corpo, per parafrasare il titolo di un bel libro scritto da Jeanette Winterton, la memoria di sensazioni, emozioni, che si incidono sulla pelle come graffi e si conficcano nell’anima. Gli esperti la chiamano memoria corporea. Funziona in maniera parecchio diversa dagli altri due tipi di memoria: quella cognitiva e quella funzionale. Le prime due selezionano e conservano consapevolmente esperienze, competenze e conoscenze. Ci aiutano a costruire, coscientemente, l’immagine di chi siamo e, attraverso la reiterazione di una serie di gesti, ci permettono di saper assolvere al meglio ad un compito, ad un esercizio. La memoria corporea è diversa: ti colpisce all’improvviso, magari quando meno te lo aspetti. Incamera e conserva, inconsciamente, una serie di sensazioni ed emozioni, le custodisce per anni, senza dare segno che siano ancora lì. Poi basta un profumo, un suono, un frammento d’immagine e… bam… è come essere riportati indietro nel tempo, è come rivivere, è essere totalmente immersi  in quella sensazione, in quell’emozione… come se le distanze spazio-temporali di colpo fossero annullate… nel bene e nel male… Come se tutto riaccadesse… lì, proprio in quel momento.

Io in qualche modo sono fortunata: per me non esiste un prima, anche se ricordo fasi migliori in gioventù, ed in più il mio fuori è abbastanza “simile” a un corpo standard (passatemi il termine, ma in un’epoca di omologazione ci sta, ed è anzi importante, secondo me, utilizzarlo al momento giusto) ed accettato. Non sono, a ben vedere, un personaggio troppo “scomodo”. Anche se poi quando ci si confronta con i miei vuoti interiori, appare che quella sfasatura me la porto dentro, perchè non c’è ferita nel corpo che non si rifletta nell’anima, e viceversa, e questa problematicità crea un senso fastidioso di inopportunità. Che poi stare sulle linee di confine mica è semplice, soprattutto per chi ha un equilibrio precario come il mio…. e tende a sbilanciarsi in un senso o in un altro, ed invece avrebbe bisogno, in certi momenti, di un riconoscimento certo e solido, di sapere dove stare, ed a chi e a cosa appartiene.
Il risultato in certi momenti della mia vita è stato un costante senso di colpa. Colpa per non essere abbastanza normale per i “normali” (una cosa del tipo: se avessi e fossi stata un pochino meglio…) ed un paria, a volte,  per gli stessi disabili perchè non abbastanza disabile ai loro occhi e davanti allo specchio delle difficoltà possibili. Insomma nella costante dialettica noi-loro io non so bene dove e come pormi. Questo conflitto in alcune fasi della mia vita è diventato estremo, e se chiudo gli occhi, a volte, mi vedo e mi/ci sento eroi, capaci di reagire e sopravvivere ad un destino avverso (ricordate il libro ed il film “Il Danno” quando lei dice… “Le persone danneggiate sono persone pericolose… perchè sanno di poter sopravvivere”?), a volte incompresi, in lotta contro le ingiustizie e le avversità, ma sotto sotto dotati di qualche “superpotere”. Poi apro gli occhi e, nel mio piccolo, se mi guardo riflessa nella specchio, vedo le gambe flesse, la schiena con una profonda scanalatura, tutta storta, le ginocchia che vanno verso l’interno. E poi mi vedo e mi sento arrancare lungo gli scaloni di un palazzo d’epoca, con troppe barriere architettoniche, dove faccio fatica e dove cerco di avere pose strane, per riuscire a scendere e a non ruzzolare giù. Mi vedo camminare titubante, lenta e scoordinata, inciampare nei dislivelli, bloccarmi e tremare. E l’eroe non esiste più…. Non lo vedo nei miei occhi e non lo vedo riflesso negli occhi degli altri.

Ed allora mi viene da pensare una cosa: che forse non esistono eroi, nè antieroi, nè draghi, nè cavalieri… Non ci sono soggetti non umani o subumani, “mostri che se esistono allora tanto vale che abbiano un utilità” o “fiori difettosi, che pure abitano il paradiso terrestre”.  Non esistono superuomini, nè vite degne o indegne di essere vissute, giuste o sbagliate,  ma solo tanti specchi, nei quali ci riflettiamo l’un l’altro , per ricordarci a vicenda che tutti, davvero tutti, ognuno con il proprio bagaglio esperenziale, “siamo umani troppo umani”.

 

Il titolo è una citazione del titolo del libro “Alice in fuga dallo specchio”. Il disturbo dell’immagine corporea nell’anoressia nervosa e nei DCA. Un modello integrato di trattamento” a cura di Zappa L.E. edito da Franco Angeli

Pubblicato nella La Scelta di Essere Io | Lascia un commento
Tania Sabatino

A proposito di Tania Sabatino

In bilico per necessità, “ficcanaso” per scelta, con la voglia di scoprire e raccontare storie di ordinario coraggio e voglia di vivere. Ho collaborato con testate come Il Denaro, Il Roma, Cinque W, Arte Nascosta. Le realtà che racconto, o su cui le mie riflessioni si allargano come cerchi nell'acqua, sono tutte contraddistinte dalla forza, dalla tenacia, dall’amore per la vita… a dispetto di tutto... Nel 2011 ho co-ideato e co-gestito un sito di costume e società Fattiitaliani. Sono dottoranda presso l’Università Parthenope e mi occupo, in quell'ambito, di diritto e disabilità. Mi piacciono i viaggi dell’anima e sono sempre alla ricerca di un nuovo punto di partenza a di approdo, che mi permetta di fermarmi a riflettere per poi ripartire.

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