Il click della strega mangia colori

La senti colpirti più di una volta, va via per poi ritornare, va via in silenzio e ricompare facendo un forte rumore, simile a quello di una sedia che cadendo cerca il lato giusto su cui poggiarsi. Non ha mai un unico senso, se così fosse ci sarebbero meno sentimenti e pregiudizi da gestire. Invece no, ne ha sempre uno per me e uno per te. Ne ha  ancora altri, per i parenti, per gli amici, per chi fa l’amore con noi, e per chi ci incontra per strada.

Ti tocca, mi tocca e li tocca, a volte in un modo profondo e del tutto imprevedibile. 
Ci trasforma in un mezzo, volenti o nolenti, spesso affatto consenzienti. Il nostro essere sembra uno schiocco di dita, ad ogni schiocco scatta un click. Scoppi di click negli altri verosimilmente inaspettati e sinceramente non voluti. Non vorremmo insegnare ma finiamo col farlo, non vorremmo essere d’esempio ma finiamo col diventarlo. Siamo un mezzo anche per noi stessi, consapevoli per colpa di qualcosa arrivato troppo presto e che speravamo ritardasse tanto quanto bastava per sembrare naturale. Saremmo stati solo vecchi, dopotutto.

Una strana e golosissima strega mangia colori, li vuole tutti i colori, anche quelli che credevamo fossero solo nostri, quelli che da piccoli avevamo ma che crescendo abbiamo involontariamente perso. Li vuole di nuovo indietro, come se in realtà fossero sempre stati i suoi, mentre noi eravamo dei semplici custodi. Riusciamo a guardarla pesarci addosso, senza più nebbia che l’offuschi. Le diamo una forma, diventa per noi persona o mostro, il personaggio cattivo delle favole o il colpevole alla fine del libro, diventa il triste finale di un film che pensavamo diverso, che amavamo o che iniziavamo ad amare. La immaginiamo parlarci con una voce provocante, fissarci con occhi vivaci e severi, la sentiamo afferrarci e strattonarci senza attenzione, vuole prenderci, rapirci e squartarci, vuole esserci ed imporsi e come se non bastasse, ci terrà immobili per godere dei nostri sensi di colpa quando degli occhi ci guarderanno mentre lei ci schiaccia. Saremo impotenti di fronte quegli sguardi innocenti e loro saranno impotenti di fronte i nostri. Ed eccolo qui un altro click, il peggiore per un malato, il click che ferisce e distrugge. Ferisce la loro anima e distrugge la nostra.
L’unico click di cui ci accorgeremo sempre. Il suo suono, se si sentisse davvero, spaccherebbe i timpani. Un urlo agghiacciante, un tendine che si rompe, un filo che si spezza.
Chiudere gli occhi non serve mai, li vedremo anche nel buio. Sguardi che ti osservano alla ricerca di una risposta che non c’è.
 
Vorremmo prendere i loro visi tra le mani, baciarli e pregarli di girarsi dall’altro lato per non doverla sentire quella fitta fatta di troppi dolori.  Il nostro e il loro. “Per favore, non guardarmi. Rimani qui e aspettami!”.Così forse potremmo non resistere alla voglia di cedere, urlare, maledire, magari scomparire e tornare, proprio come fa lei. Sembrerebbe un’eternità ma durerebbe un unico attimo. Scomparire e tornare quando non farà più troppo male, quando saremo sicuri di non essere più i servi penosi della strega mangia colori.
Finalmente tornare per essere re, regine, principi e principesse. Tornare, per essere i loro eroi. Quelli che in realtà non abbiamo mai smesso di essere. Tornare, pronti ad incontrare i loro occhi e abbastanza forti da proteggerli con le nostre braccia appesantite da inutili promesse e scuse.

“Hai visto? Sono di nuovo qui, puoi guardami adesso!”
“Non ho mai smesso”

 

Pubblicato nella Elly&Valy | Lascia un commento
Valeria Pace

A proposito di Valeria Pace

Sono una giovane malata rara, la mia vita è un costante disequilibrio tra me e l'altra.A volte scelgo di cadere per provare l'ebbrezza del rialzarsi e raccontare cosa ho visto.Faccio scorta di pensieri, sembra non bastino mai. Spinta dal bisogno di trovare un modo per vincere la paura di una malattia degenerativa e rara, di cui ancora poco si sa e di cui pochi sanno, ho deciso di creare un associazione, "Gli Equilibristi -HIBM- onlus". Una rete di pazienti affetti da miopatia ereditaria a corpi inclusi, al fine di garantire loro un aggiornamento diretto sulla patologia. Un mezzo di comunicazione in grado di permettere un incontro, seppur virtuale, atto a un vicendevole sostegno psicologico e a un confronto attivo.

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