I bambini e l’approccio alla diversità

Le domande balenano nella mente dell’uomo da quando egli è scosso dalla scintilla della curiosità, tali quesiti si radicano nella convinzione del giusto o sbagliato non appena raggiunta l’età della ragione, ma cosa determina l’agire?
Come si istaura in noi il giudizio totale o parziale che influenzerà indiscutibilmente il futuro?
Tutto dipende dai rapporti interpersonali che permeano l’infanzia dell’individuo.
I bambini sono carichi d’energia pura, una molla intuitiva e passionale, e vedono il mondo come un posto incantato, vivendolo senza filtri nè pregiudizio alcuno in quella dimensione straordinaria, detta sensibilità.
Un sentimento elastico e plasmabile presente in tutte le anime,sebbene piuttosto flebile da doversi alimentare sin dalla prima infanzia e crescere nel cuore dell’adolescenza per arricchire i nostri ragazzi di quelle esperienze belle e azioni profonde che rendono umani.
Bisogna avere un intuito fine per carpire le sfumature di un sentire empatico che pochi sanno cogliere, un seme annaffiato di sguardi e dialoghi intrisi d’affetto fisico e stupore crescente.
Sensibilità è scoprire la bellezza dell’ignoto, è sorridere al volo di una farfalla su un fiore, mentre in molti ci guardano perplessi quasi deridendoci.

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E’ deludente accorgersi che essere sensibili oggi è come possedere un oggetto fuori moda, qualcosa d’eccessivo di cui sbarazzarsi, perché non ci uniforma agli altri e si è etichettati come diversi o inadeguati alla mischia.
“Ma cosa ne sarebbe dell’originalità e dell’arte se tutti fossimo uguali?”
Il mondo apparirebbe un posto buio, angusto e noioso, tuttavia il dato di fatto inquietante è che la diversità fa paura è provoca atti di pura cattiveria e discriminazione, un preconcetto che si rischia di trasmettere ai più piccoli sin dalla culla e fare di loro, persone distanti, ostili a chi o a cosa sia fuori dagli schemi.
Quando il neonato sta imparando a camminare, alla prima caduta piangerà molto di più se spaventato dalle grida della mamma e se lei invece gli sorriderà, i suoi occhi gli diranno che “la bua passerà presto”.
L’esempio che gli eventi li si può affrontare con naturalezza, e che le esperienze brutte non sempre significano tristezza.
L’esatto opposto del buon senso civico alle relazioni pubbliche e umane è quella di approcciarsi all’altro guardandolo dall’alto in basso e considerarsi superiori, oltre che offensivi e lesivi del rispetto e della dignità altrui.
C’è un episodio raccapricciante rimasto appiccicato alla mia pelle, un fatto non unico, ma sicuramente il peggiore a capitarmi. Ascoltarlo vi darà una vaga idea del cinismo intorno a noi.
Era Luglio, io e l’allegra comitiva ci schierammo in spiaggia sedute vicine, ognuna sulla propria sedia a rotelle, tranne me che non la possiedo e mi accomodai sulla sdraio.
Le ore passavano in armonia tra chiacchiere, risate e massaggi di crema solare, lo sciabordio delle onde faceva da sottofondo rilassante.
Una vocina attirò la mia attenzione e alzai gli occhi dal mio passatempo, per guardare la bimba bionda che si avvicinava a me con una domanda e il sorriso accattivante della curiosità.
“ Cosa stai facendo?”
“ Niente di speciale”
Io giocherellavo con un elastico tra le dita.
“E tu come ti chiami signorinella?”
Quel angioletto dagl’occhi blu, non arrivò a dirmelo … d’improvviso la mano della madre infuriata l’allontanò. La donna altera,dalle gote rosse ansimava presa dal panico.
“ Questi attaccano le malattie, andiamo via !!”
“ Non siamo contagiose!!”
Le mie amiche indignate, le inveivano ancora contro, ma l’arpia era già lontana e la bimba con le trecce non fece in tempo a salutarmi.
Una tale bassezza da lasciarmi senza fiato con le parole ferme in gola che gridavano l’orgoglio di essere “diversa” da quella megera che ci giudicava senza conoscerci.
Si, mi sentivo ferita, ma più che per me, per quella creatura innocente appena protesa alla vita alla quale si impediva la spontaneità di vivere l’approccio con i suoi simili in maniera leggera e felice.
E’ come impedire d’avvicinarsi al sole, perché scotta e un bambino non saprà mai che il sole è una stella e annulleremo tragicamente il piacere della scoperta e della conoscenza di ciò che ci appare inavvicinabile.
Mi sento fortunata comunque di aver conosciuto il male autentico e il bene puro in egual misura.
Quella mattina stessa, una giovane famiglia si offriva di aiutarci ad entrare in acqua, ma i loro figlioletti spaventati dal mare mosso, ci bagnavano col secchiello, perché non ci tuffassimo tra i cavalloni.
Modi di agire opposti e straordinari, che rincuorano e fanno sperare che l’amore resiste a tutto e cura ogni livido.

Vivere non è stereotipo, è sperimentarsi. Ma quante persone non lo faranno e non saranno mai se stesse, indossando una maschera soffocante di cui non sanno fare a meno, un concentrato di fissazioni e regole imposte, gente ben lontana dal vivere semplicemente amando.
Ne abbiamo subite di angherie e derisione, ne subiremo ancora in questo mondo di anime fragili che ha perso la meraviglia e seminato nei loro figli la paura del diverso, così barricato si vanta di una normalità che non vuol dire nulla di più che avere un cuore avvizzito.
Normalità è solo una parola, così pure diversità, è una parola che non definisce l’essenza di una persona … anzi, la umilia.
Tutti siamo diversi, si, ma solo nel carattere e nei colori delle tante culture che ci rendono tutti unici nell’intelligenza, se capaci di stare insieme con simpatia e cordialità scacciando i preconcetti.
La paura è dei vigliacchi ed io li sfido a testa alta, tuttavia ho imparato a voler bene al mio prossimo così com’è amabile o pusillanime.
Amiamoci gente, amiamoci ancora, ritroviamo lo stupore e la bellezza di un bimbo appena nato.

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Giusi

A proposito di Giusi

Sono una donna single di trentanove anni, ma in me vive ancora lo spirito gioviale di una bambina curiosa. Non mi ritengo infantile ne poco realista, perchè il dolore lo conosco da sempre, ma oggi lo vivo in modo consapevole come fosse un amico. Può rivelarsi estenuante affrontare una dipendenza fisica dalle altre persone, perchè c'è sempre qualcuno a limitare la voglia di agire e di essere. Forte di quell'esperienza scioccante che mi ha spezzato l'anima un milione di volte, a quella bimba ho insegnato ad asciugarsi le lacrime e diventar donna. Osservo, scovo e domando, sono una piccola ficcanaso dalle buone intenzioni. Mi definisco una raccontastorie, vivo di emozioni a fior di pelle. Un concentrato di pregi, difetti e qualche volta estremi. La bellezza che cerco è dentro me, poichè ciò che resta intorno è un goffo tentativo di vivere, come una funambola a un passo dal cadere nel vuoto. Io voglio aiutare con la mia presenza di spirito, con un ascolto costante e con parole misurate, mai invadenti, perchè anche il cuore più duro si scioglie davanti a un amore discreto.

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