Ergersi sulle fragilità per diventare se stessi

Stamattina ho letto la recensione alla pellicola  L’Arte della Felicità di Federica Pace e non ho potuto fare a meno di farmi trascinare in un viaggio onirico sulla scia di tanti pensieri e riflessioni che si sono accavallati, non so se come le onde del mare o come quei turbinii di sabbia e detriti che caratterizzano cicloni e trombe d’aria e che a volte hanno un effetto distruttivo (ma metaforicamente benefico se distruggono le gabbie mentali e fisiche dove noi stessi ci siamo ficcati).

Quand’è che cominciamo ad accartocciarci dentro? Quand’è che quella pioggia incessante che caratterizza il film e quei colori tetri, privi di speranza di cambiamento, ci piovono dentro e ci allagano e disperdono le consapevolezze di quello che siamo? Quand’è che invece di volare alto rimaniamo a terra, come quelle aquile che si credono polli incapaci di volare di cui parla Anthony De Mello? Quand’è che rinunciamo all’ennesimo sogno, a trasformarlo in un obiettivo concreto, e comincia la lunga, sfinente sequela dei non  posso e non ce la faccio, non è per me? Quand’è  che la paura vince sul coraggio, sulla fiducia in noi stessi e nella convinzione che abbiamo tutte le carte in regola per ricevere risposte positive da parte dell’energia dell’universo che ci fa da specchio? Quand’è che i nostri limiti, limiti che ognuno ha a suo modo e nessuno nega, diventano convinzioni autolimitanti autoimposte?

Quand’è che la visione esterna che tende ad appiattirci in una categoria, in un’immagine, in un mito, positivo o negativo che sia come lo definirebbe Barthes nei suoi “Miti di oggi”, la facciamo nostra, la interiorizziamo, la inglobiamo nelle nostre convinzioni su noi stessi e fin dentro la nostra anima? Così nel profondo che finiamo per pensare di essere davvero così, solo come ci vedono, o credono di vederci, gli altri. Poco fiduciosi nelle nostre capacità e nelle nostre potenzialità. Sempre più arrabbiati ed insieme rassegnati a coprire queste potenzialità con coltri di idee negative, paure e frasi del tipo Pazienza va così? Quand’è che questo turbinio di rassegnazione e autodistruttività avanza un po’ di più, mangiando le ore e gli attimi di eternità possibile della nostra vita… i momenti di sana serenità?

Queste domande sono un po’ come sassi lanciati in uno stagno che creano cerchi concentrici che si allargano progressivamente. Non vogliono e non mirano a dare una risposta una volta per tutte, ma solo a sollevare, in coloro in cui piove dentro e che sono sommersi, loro malgrado da maree di amarezza, qualche riflessione comune. Per superare insieme le barriere erette dalla paura che ci blocca e dalla rabbia che ci sottrae la possibilità di essere felici.

la diversità interiorizzataPerchè come dice Alfredo nell’Arte della Felicità, parole che  Federica ci ricorda con un lampo vivido che colpisce il cuore: “La felicità è una scelta al pari dell’infelicità. Ed una boccata a pieni polmoni di felicità costa, forse, quanto una di infelicità e rassegnazione”. Come saperlo? Occorre provare. Ed a questo punto la distanza tra il dire e il fare sta nel coraggio, nonostante qualche spanna di scoramento, di buttarsi nelle cose, nelle esperienze, nelle proprie paure. Per vedere, magari, che queste paure magicamente si dissolvono, e l’immagine di noi stessi, con potenzialità al seguito, è migliore, più forte e pronta a spiccare il volo, di quello che noi stessi pensavamo.
A ben pensarci il costo della felicità equivale al suo peso che è di 25 grammi: il peso della nostra anima. Quindi vale la pena provare ad essere felici tutto sommato. Forse il tentativo di cambiare prospettiva, correndo il rischio di essere felici è meno compromettente della certezza di una vita di infelicità, in cui si resta in superficie e non si cerca mai di andare davvero a fondo, di entrare in reale intimità, nè con se stessi nè tanto meno con gli altri.

E qui un altro nodo viene al pettine: è quello della differenza abissale tra costo (e di questo abbiamo parlato), prezzo e valore.

Sì perchè per alcuni (noi stessi) il prezzo del cambiamento di angolazione verso noi stessi può essere alto ed equivale alla messa in discussione di certezze che, per quanto infelicitanti, hanno il vantaggio di essere familiari. Il prezzo è quello di sfidare noi stessi e mettersi in gioco, contro tutti, innanzi tutto contro i noi stessi che sono stati finora nemici della nostra evoluzione emotiva ed esistenziale.
Per altri il prezzo è basso: equivale alla visione che di noi hanno tutti coloro che preferiscono ingabbiarci in un’idea preconfezionata, in una dimensione monocromatica, in bianco e nero ed unica. Tutti coloro che non ci chiamano per nome ma con un’etichetta (comoda o scomoda, dipende dalla prospettiva). 
E poi c’è lui, il valore, quello che può fare la vera differenza. Quello dev’essere alto. Il valore che riconosciamo a noi stessi, al nostro percorso, alle nostre cadute ed alla capacità di rialzarci. Al nostro voler andare avanti nonostante la fatica, i graffi alle ginocchia ed all’anima. Quel valore alto che ci attribuiscono quelli che contano davvero. Coloro che ci guardano e ci vedono per ciò che siamo e per come possiamo diventare se ci crediamo fino in fondo. Ci riconoscono e riconoscono un pezzetto di sè in noi. Coloro che sanno guardarci dritto negli occhi e non hanno paura di scrutarci e di scrutarsi dentro.

E’ questione di bilancia. E’ questione di consapevolezza che la pesantezza, come ben sottolineava Calvino, non sempre corrisponde a capacità di vedere, di cogliere le reali sfaccettature di ciò che ci sta di fronte, e la leggerezza non è superficialità, ma è capacità di scendere in profondità remote, all’interno delle nostre paure e zone oscure, per poi librarci “lanciando il cuore oltre l’ostacolo”.

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Tania Sabatino

A proposito di Tania Sabatino

In bilico per necessità, “ficcanaso” per scelta, con la voglia di scoprire e raccontare storie di ordinario coraggio e voglia di vivere. Ho collaborato con testate come Il Denaro, Il Roma, Cinque W, Arte Nascosta. Le realtà che racconto, o su cui le mie riflessioni si allargano come cerchi nell'acqua, sono tutte contraddistinte dalla forza, dalla tenacia, dall’amore per la vita… a dispetto di tutto... Nel 2011 ho co-ideato e co-gestito un sito di costume e società Fattiitaliani. Sono dottoranda presso l’Università Parthenope e mi occupo, in quell'ambito, di diritto e disabilità. Mi piacciono i viaggi dell’anima e sono sempre alla ricerca di un nuovo punto di partenza a di approdo, che mi permetta di fermarmi a riflettere per poi ripartire.

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