Dietro il sipario

Recitare è un gioco da bambini, è l’illusione di vivere cento, mille vite e più. Vite che siano più interessanti, brillanti, vite forse più felici del nostro vissuto ordinario, del quale spesso subiamo gli effetti frustranti divenendo persone apatiche.

Poi arriva una sera d’autunno, bizzarra direi, senza foglie cadute, nè aria pungente, niente sciarpe fin sui nasi arrossati dal freddo.

Si vedevano in strada mezze maniche e foulard dai colori fluorescenti e qualcuno aveva addirittura il ventaglio in mano, sembrava estate, la rugiada si appiccicava sulla pelle e lo scirocco spettinava i passanti, compresa me, in quell’ottobre messinese che apriva le porte del teatro Vittorio Emanuele.

Ammiravo Il cola pesce, l’affresco di Guttuso, ad impreziosire il soffitto del teatro …  Quando si aprì il sipario.

Magia !! Un barcone in mezzo al mare sfidava le onde tempestose, sotto il carico maggiorato dei molti, troppi uomini, per un gommone fatiscente.

Anime migranti remavano, la paura di morire celata nei cuori e nei loro occhi la speranza di una vita sulla terra ferma e senza guerre, l’opportunità del futuro sospeso ad un’onda benevola … e puff !! Eccoli affondare come soldatini di carta.

Urla, gesti concitati e disperazione riemergevano assieme a chi nuotava affannosamente verso la riva aggrappandosi all’istinto di sopravvivenza … e finalmente il miracolo, gli angeli del mare venuti a salvarli.

Erano sirene?  No, erano solo uomini che soccorrevano altri uomini, volontari della protezione civile, soccorritori in divisa, giunti a scrivere il lieto fine di una tragedia umana altrimenti inevitabile.

Emozione e lacrime, sui volti di noi spettatori, gli applausi scroscianti accompagnavano l’inchino finale di quei bravissimi attori esordienti.

Altro che commedia, è stato un vero dramma e chi si aspettava divertimento era rimasto deluso e allora, qual era la magia?

I lettori penseranno che la magia sia nella finzione, nel fatto che nessuno fosse davvero affondato e almeno per quella sera non c’erano migranti da salvare, o semplicemente, visto il lieto fine, potevamo asciugarci le lacrime e tornare a casa felici e contenti. Abracadabra la magia e tutta qui!

No, il vero incantesimo, era stampato sui volti e nei gesti di attori particolari, non solo perché amici, ma perché uomini e donne con disabilità gravi come la sindrome di Down e il ritardo mentale.

Nessuno più di loro meritava di esibire le proprie qualità artistiche e umane, nell’ambito di una manifestazione solidale, volta a promuovere l’integrazione sociale dei  “diversamente abili nel territorio messinese e di tutte le forme discriminanti etichettate come “diversità”.

Amici tenaci ed estroversi che aggirano i propri limiti, anzi li svelano con arte e sensibilità, pregi che pochi “normodotati” sanno eguagliare.

Dietro il sipario chiuso ci si nasconde per timidezza o paura, ma poi indossando una maschera, quel sipario si apre ed un personaggio dirà per noi le verità nascoste o ingannerà il nostro sentire con un sorriso ipocrita, pura illusione di ilarità.

Strano a dirsi, ma l’anima del teatro è la realtà.

 Quale realtà è più genuina del vivere con la propria disabilità senza farne un dramma?

Così d’istinto, recitare essenza d’essere e svelare unicamente se stessi a viso scoperto.

Pubblicato nella Raccontandosi | Lascia un commento
Giusi

A proposito di Giusi

Sono una donna single di trentanove anni, ma in me vive ancora lo spirito gioviale di una bambina curiosa. Non mi ritengo infantile ne poco realista, perchè il dolore lo conosco da sempre, ma oggi lo vivo in modo consapevole come fosse un amico. Può rivelarsi estenuante affrontare una dipendenza fisica dalle altre persone, perchè c'è sempre qualcuno a limitare la voglia di agire e di essere. Forte di quell'esperienza scioccante che mi ha spezzato l'anima un milione di volte, a quella bimba ho insegnato ad asciugarsi le lacrime e diventar donna. Osservo, scovo e domando, sono una piccola ficcanaso dalle buone intenzioni. Mi definisco una raccontastorie, vivo di emozioni a fior di pelle. Un concentrato di pregi, difetti e qualche volta estremi. La bellezza che cerco è dentro me, poichè ciò che resta intorno è un goffo tentativo di vivere, come una funambola a un passo dal cadere nel vuoto. Io voglio aiutare con la mia presenza di spirito, con un ascolto costante e con parole misurate, mai invadenti, perchè anche il cuore più duro si scioglie davanti a un amore discreto.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *