Corpus Carsico, riflessioni sparse.

Corpus Carsico di Luigi Auriemma: riflessione in arte sul ciclo di vita e morte e sul senso del limite.

L’artista Luigi Auriemma, attraverso la mostra Corpus Carsico, aggiunge un ulteriore interessante ed articolato tassello, figlio di un percorso di arte concettuale, alla sua riflessione sul ciclo di nascita e morte dell’essere umano, sull’identità e sul corpo, declinato in vari modi ed indagato da numerose angolazioni.
La mostra, conclusasi mercoledì 30 gennaio 2019, ospitata negli ambienti della Certosa di San Giacomo, è a cura di Patrizia Di Maggio, che ne è il direttore, e prende le mosse dalla definizione geologica dell’isola di Capri, di cui inizialmente si indaga il corpo attraverso l’installazione Luogo Visivo, rappresentata da un granello di sabbia, raccolto in una delle spiagge circostanti, particella infinitesimale, posta sul confine tra il mondo del visibile e quello dell’invisibile, ultima frontiera che può essere colta dall’occhio umano.
Proprio questo granello, espressione minima del corpo geologico dell’isola, posto tra due dimensioni, diviene strumento di riflessione sul senso del limite e del confine.
Un confine che per un’isola è quanto mai mobile e fittizio, convenzionale, dato che le maree lo spostano continuamente, attraverso un’opera di dilavamento della sabbia, rendendolo indefinito e mai definitivo, assolutamente permeabile.
Così anche il confine, che sia corporeo, fisico o di uno Stato, trova uno spazio di riflessione in questa mostra, che, a ben vedere, appare come un continuo sforzo ad andare oltre il concetto stesso di limite, immaginando nuove strade da percorrere, nuove geometrie da immaginare e costruire, nuove identità da sviluppare e rispetto alle quali attuare un processo di reciproco rispecchiamento e riconoscimento relazionale.
Nel proseguio del percorso espositivo, per questa mostra concepita e sviluppata “a strati”, il corpo dell’isola si incontra il corpo dell’artista, espresso attraverso tre autoritratti atipici rispetto al concetto classico dell’autoritratto stesso. Il primo, denominato Bereshit, indica la nascita – spiega l’artista -. Non a caso la parola Bereshit vuol dire ‘in principio’ ed è il primo vocabolo del libro della Genesi. Ho realizzato l’autoritratto spargendo polvere d’argilla, il materiale da cui le sacre scritture raccontano sia stato plasmato l’essere umano, su una lastra di vetro ed imprimendovi il mio volto, andando a formare una sorta di maschera”.
Poi abbiamo la fase finale del ciclo, in cui l’autoritratto è impresso grazie alla polvere di cenere ed indicato con il nome C-end-re.
La cenere, infatti, è quella a cui l’uomo ritorna, come forma, nella parte finale del suo percorso terreno, ma essa rappresenta anche il principio di una possibile rinascita, poiché con la cenere si può concimare e nutrire il terreno, rendendolo fecondo, brulicante di vita e strumento per nutrire la vita stessa.
“Anche in quest’esposizione – continua Auriemma – propongo un percorso attraverso le parole. La parola madre, cendre, che in francese significa cenere, è, infatti, gravida di un’altra parola, end, che significa fine in inglese. Anche nel nome della mostra Corpus Carsico, la parole principali contengono, come sottoparole, i vocaboli latini opus (opera) ed ars (arte), che alludono ad una fase generativa. Le parole madri e le sottoparole hanno significati simili o contrastanti”.
Il terzo autoritratto propone un blocco d’argilla su cui è composto proprio il vocabolo autoritratto, riprodotto con lettere specchianti.
E’ in questa circostanza che il corpo dell’artista, che si esprime attraverso l’autoritratto, incontra il corpo dello spettatore, che si fa interprete e testimone dell’opera. Egli non solo osserva l’opera, ma osserva contemporaneamente se stesso, vedendosi riflesso attraverso il gioco di superfici specchianti, e attua un’operazione di rispecchiamento e riconoscimento relazionale, tra somiglianze e differenze che riconducono artista e spettatore ad una comune radice umana.

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Tania Sabatino

A proposito di Tania Sabatino

In bilico per necessità, “ficcanaso” per scelta, con la voglia di scoprire e raccontare storie di ordinario coraggio e voglia di vivere. Ho collaborato con testate come Il Denaro, Il Roma, Cinque W, Arte Nascosta. Le realtà che racconto, o su cui le mie riflessioni si allargano come cerchi nell'acqua, sono tutte contraddistinte dalla forza, dalla tenacia, dall’amore per la vita… a dispetto di tutto... Nel 2011 ho co-ideato e co-gestito un sito di costume e società Fattiitaliani. Sono dottoranda presso l’Università Parthenope e mi occupo, in quell'ambito, di diritto e disabilità. Mi piacciono i viaggi dell’anima e sono sempre alla ricerca di un nuovo punto di partenza a di approdo, che mi permetta di fermarmi a riflettere per poi ripartire.

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