Comunità e Servizio: sogno o realtà?

“Come organizzare  il mio tempo libero considerando la disabilità o, come mi piace definirlo, il mio ‘incidente di percorso’?”

Organizzarsi?! Tutt’altro che facile, a meno che non resti vincolata ad un parente che sia disposto a scarrozzarmi per la città, almeno tre giorni a settimana, per frequentare una piscina, ad esempio, o coltivare un qualsiasi hobby collettivo o individuale che voglia svolgere.

Anche lo shopping è un diversivo piacevole, accende le idee, attiva le endolfine e quindi il buon umore e il dinamismo fisico. Camminare concilia i pensieri positivi, regala prospettive.   “La mia fuori serie blu” è un deambulatore da passeggio, che sfoggio con orgoglio, mi fa sentire bene e attira la curiosità di anziani e bambini. È un aggeggio molto carino, tuttavia mi permette di compiere solo percorsi brevi, e sempre con mia madre alle calcagna, timorosa di un eventuale ruzzolone. Ma..”Chi di voi oltre i quarant’anni vorrebbe sua madre dietro ogni passo come un’ombra?”

Piano alternativo: assumere una persona auto munita, ad ore ovviamente, peccato che stipendiarla sarebbe impensabile, dato che io non lavoro. La terza possibilità sarebbe avere la propria auto e qualcuno che la guidi per me all’occorrenza o come ultima opzione, potrei rivolgermi ad società di trasporti privata.

I servizi sociali sono una possibilità scartata volutamente, perchè in questi anni ne ho constatato amaramente la totale inefficienza.

Oggi però vi racconto la mia esperienza più bella, che risale agli anni dal 2003 al 2006. La migliore società approdata a Messina, si chiamava “Comunità e servizio”.

Un vero esempio d’interazione tra la persona con disabilità e professionisti dell’integrazione sociale, lavoravano nel rispetto della persona e soprattutto rispettavano le necessità individuali, offrendo un piano di servizio personalizzato per le esigenze delle varie disabilità, il tutto infiocchettato dalla massima reperibilità, nonchè da trasparenza nel dialogo ed una squisita gentilezza.

Un autista tutto per me, sembrava incredibile. Ero super felice di vederlo arrivare, guidava auto sempre nuove tirate a lucido che odoravano di pulito. Vetture comode, comprese di autoradio, un vero lusso, cosa chiedere di più? Assolutamente nulla.

Il mio autista, il Signor Domenico, detto Mimmo, figura snella, viso serioso dai baffi foltissimi e neri come i suoi capelli, coperti dalla fedele coppola grigia, stile “picciotto”, era puntuale come un orologio svizzero.

Sorrideva poco, ma in realtà era un finto burbero ed i suoi occhi azzurri mi colpirono. Il nostro rapporto si nutriva di simpatia reciproca. Durante il tragitto da casa all’ambulatorio e viceversa, mi raccontava aneddoti vari, anche sulla propria vita. Un servizio impeccabile, fatto con dedizione e intelligenza, tanto che le attività proposte, che si ampliavano anche al pomeriggio, mi indussero a frequentare un corso d’informatica. Se oggi uso il computer è grazie alla cooperativa Comunità e servizio, un fulgido esempio di integrazione capace di riabilitare la reputazione di un settore, quello socio sanitario, considerato in declino e di ridare dignità ad una città bistrattata come Messina.

Tre anni fantastici nei quali, il  mio vivere quotidiano cambiò. Ero libera di spostarmi ogni giorno e vedere nuovi amici, avevo quasi dimenticato di avere una disabilità, mentre assaporavo la bellezza di appartenere a me stessa di sentire la mia vita tra le mani.

Una realtà straordinaria per i “disabili” italiani abituati ad accontentarsi dei peggiori disservizi. Tutto era perfetto, un supporto logistico, umano e psicologico che meritava di continuare, ma un sogno finito amaramente nell’aprile del  2006 e da allora il disastro inenarrabile nell’ambito assistenziale è un crescendo, ma questa è un’altra storia.

Se volete, raccontatemi se e come riuscite a gestire gli spostamenti quotidiani. Come funziona il servizio sociale nelle vostre città?

La Cooperativa Comunità e Servizio ha offerto agli utenti disabili la vera sostanza di un’assistenza degna di questo nome ed io vi chiedo di divulgare questa proposta modello, atta a potenziare un’autonomia opportunamente guidata.

 

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Giusi

A proposito di Giusi

Sono una donna single di trentanove anni, ma in me vive ancora lo spirito gioviale di una bambina curiosa. Non mi ritengo infantile ne poco realista, perchè il dolore lo conosco da sempre, ma oggi lo vivo in modo consapevole come fosse un amico. Può rivelarsi estenuante affrontare una dipendenza fisica dalle altre persone, perchè c'è sempre qualcuno a limitare la voglia di agire e di essere. Forte di quell'esperienza scioccante che mi ha spezzato l'anima un milione di volte, a quella bimba ho insegnato ad asciugarsi le lacrime e diventar donna. Osservo, scovo e domando, sono una piccola ficcanaso dalle buone intenzioni. Mi definisco una raccontastorie, vivo di emozioni a fior di pelle. Un concentrato di pregi, difetti e qualche volta estremi. La bellezza che cerco è dentro me, poichè ciò che resta intorno è un goffo tentativo di vivere, come una funambola a un passo dal cadere nel vuoto. Io voglio aiutare con la mia presenza di spirito, con un ascolto costante e con parole misurate, mai invadenti, perchè anche il cuore più duro si scioglie davanti a un amore discreto.

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