Cedersi per spiegare

Una delle cose che mi riesce ancora difficile è stare lì a spiegare, lo sto facendo anche adesso, battendo le dita sulla testiera del computer mentre della musica un po’ commerciale passa dalle cuffie alle mie orecchie, ma resta un lavoro gramo, spiegare. Potessi smetterei volentieri.

Vi è mai successo di dover starnutire ma di avere il naso pieno di muco?  Conoscete il panico che procura l’assenza di fazzoletti quando il muco è troppo e lo starnuto non si sa ancora come trattenerlo?  Mi perdonerete se non riesco a trovare una metafora diversa, ma è così. Spiegare, è il muco che vorrei tanto non fuoriuscisse e il suono che provo sempre a nascondere, ormai diventato un leggerissimo squittio. Il vero problema è il tempo utilizzato cercando di  capire qual è il modo migliore per spiegare. Un vero e proprio processo che inizia strappandosi di dosso tutto quello che abbiamo attorcigliato dentro di noi. Bisogna togliere i nodi dai miliardi di fili che abbiamo legati dappertutto. Nodi piccolissimi come quelli delle collanine sottili conservate da anni dentro portagioielli antichi. Prendi i fili dosando la tua forza, come se stessi davvero afferrando quei ricordi d’oro o d’argento cercando di non ingarbugliarli maggiormente. Li fai scivolare sul palmo della mano, sciogli tutto quello che sei in grado di sciogliere  e li stendi l’uno accanto all’altro.

Li guardi riconoscendo ogni momento in modo chiaro e tagliente. Riconosci quello che hai vissuto e stai vivendo. Riconosci la volta in cui tutto è diventato troppo, la voglia che avevi che finisse, che qualcuno arrivasse a liberarti dalle catene attaccate alle gambe e alle braccia. Riconosci i momenti in cui hai dovuto accettare e imparare a chiedere, i desideri che credevi non potessero essere più i tuoi. Ricordi la prima volta in cui ti dissero che saresti stata anche tu una rara, i momenti inutili e sporchi a cercare di anestetizzare il tuo dolore e l’istante in cui hai capito che l’unico modo era chiudere gli occhi. Ritrovi ogni pezzo di te, ogni nuova debolezza e forza diventati segreti, ma sei stanca e devi imparare a farli diventare qualcosa di diverso.
Una volta che riesci a non distogliere più lo sguardo, a lasciare i tuoi occhi su di loro senza che le storie che portano con sé ti facciano tanti piccoli tagli lungo tutta l’anima, allora puoi provare ad affidarli a qualcun altro. Senza alcuna pretesa, semplicemente per metterti alla prova e cederti.

Magari potessimo salvare e usare illimitatamente le parole che faticosamente riusciamo a trovare, ma dobbiamo CAPIRE-CERCARE-SPIEGARE infinite volte per cedere il senso di ogni nostra scelta, di ogni no, di ogni stanchezza, rabbia, tristezza, di ogni nostro “voglio ma non posso”. Un’ ossessione la paura di non essere compresi, uno dei motivi che ci convinceranno che è meglio lasciar perdere.
 Il tempo passa e gli altri che si affidano ai tuoi sorrisi, ai tuoi occhi sempre accesi, alle tue parole mai abbastanza deboli, probabilmente, mai abbastanza vere ed intonate, ti fanno sentire utile e insopportabilmente pesante. Così tu, distributore di sicurezze a buon mercato, ammetti la sconfitta, e instabilmente in piedi di fronte allo specchio ripeti le parole ad alta voce, scoprendo che la paura che incatena i tuoi segreti sta incatenando anche te. Scopri di odiare il suono di quelle lettere che messe insieme provano a spiegare qualcosa che tu non vorresti dover spiegare, ma ti sei arresa, non hai altra scelta, devi spiegare. Nessuna imposizione o costrizione, permettere agli altri di capire lasciandoli liberi di non capire proprio nulla. Un atto di coraggio, cedersi per poter essere quello che sei in mezzo ad altri diversi da te.

 

Pubblicato nella Elly&Valy | Lascia un commento
Valeria Pace

A proposito di Valeria Pace

Sono una giovane malata rara, la mia vita è un costante disequilibrio tra me e l'altra.A volte scelgo di cadere per provare l'ebbrezza del rialzarsi e raccontare cosa ho visto.Faccio scorta di pensieri, sembra non bastino mai. Spinta dal bisogno di trovare un modo per vincere la paura di una malattia degenerativa e rara, di cui ancora poco si sa e di cui pochi sanno, ho deciso di creare un associazione, "Gli Equilibristi -HIBM- onlus". Una rete di pazienti affetti da miopatia ereditaria a corpi inclusi, al fine di garantire loro un aggiornamento diretto sulla patologia. Un mezzo di comunicazione in grado di permettere un incontro, seppur virtuale, atto a un vicendevole sostegno psicologico e a un confronto attivo.

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