Alzheimer, il ladro silenzioso

“Un viaggio all’indietro, costellato di piccolissimi passi. Indietreggi, perdi parti di te, perdi le parole, la consuetudine dei piccoli gesti, perdi i ricordi, perdi la tua vita. Scivola via, giorno dopo giorno, con sempre meno consapevolezza, come fosse naturale, come fosse qualcosa di giusto. Torni bambino, ti stupisci e ti rattristi allo stesso modo, gioisci per il nulla e ti arrabbi per ancor meno. La notte può diventare un gioco, un mondo tutto da scoprire, o il peggiore degli incubi, fatto di ombre e allucinazioni. Il giorno un accumulo di ore senza tempo, un tempo che non riesci più a quantificare, che ti stranisce, ti annoia, a volte ti incuriosisce. Sei agitato, costantemente affaccendato in gesti ripetitivi, per chi ti guarda privi di senso, ma che nella tua mente chissà forse raccontano una storia, raccontano di sentimenti e sensazioni che non riesci più esprimere con le parole. È una realtà subdola, una verità che si impone in modo crudele e tangibile, che stravolge e coinvolge la vita di chi ti ama. È l’alzheimer.

Visto da fuori è un grande rebus, è una prova costante fatta di tentativi e incomprensioni che difficilmente chi ti è accanto lascia trapelare, e camuffa con gesti gentili, sorrisi, toni pacati e rassicuranti. È qualcosa che puoi dire di conoscere solo vivendola, che non puoi raccontare con le parole. Non recrimini, ma non accetti giustificazioni ed è forse per questo che costruisci un mondo a protezione di chi da quel vortice è stato risucchiato. Nel suo essere così crudele tira fuori tutto l’amore che hai dentro. Ed è l’amore la chiave che ti permette di affrontare giorno dopo tutte le piccole grandi sfide che si presentano. È l’amore che ti impedisce di arrenderti, che ti sprona a lottare per mantenere vivo anche il più piccolo ricordo nella mente di chi oggi ti guarda con sguardo smarrito senza riconoscerti, o con gioia profonda e sconfinata come se ti rincontrasse dopo tanto tempo. E ti ritrovi così a donare quegli stessi abbracci e quella stessa cura che ti era stata donata quando eri in fasce, quando da piccola non capivi il mondo e ti accingevi a scoprirlo. Adesso sei tu a stringere quella mano, a sorreggere quel braccio e ad accompagnare quei passi. Sei tu a complimentarti per quella parola che con fatica viene ugualmente pronunciata, e sempre tu che riempi quella faccia di baci quando quella parola di venir fuori proprio non ne vuol sapere. Oggi è a te che spetta quell’accudimento pieno di amore e pudore, sei tu a compiere quei gesti. E spalmi creme, ti improvvisi igienista, infermiera, curi quei dettagli di cui mai avresti pensato di doverti preoccupare. E tutto diventa un gioco, ma un gioco attento, preciso e cadenzato perchè nel farlo devi sorridere, ridere, cancellare la vergogna e l’imbarazzo che sopratutto nei primi periodi si impongono.

“Non è successo niente, adesso facciamo il bagno.” “L’acqua sarà troppo calda?” “La pelle è troppo rossa? È ben asciutta?” “E le orecchie, il naso sono puliti? ” “E i denti..Dove è la dentiera?” Ma c’è una risata pronta ad attenderti in risposta. E allora tu ridi e inizi a cercarla, e apri i cassetti. Ed in quei cassetti arrivi a trovarci di tutto. Piccoli tesori, oggetti per cui magari avevi trascorso ore a cercarli, ma li lasci lì. Non li tocchi, sono importanti. Così come quel tesoro di racconti, di anneddoti, di avvenimenti che diventa la tua ancora, è quel ponte da attraversare, spesso innumerevoli volte, per far risentire chi ami al sicuro, un’altra volta a casa. È un dolore immenso quello che attraversa l’anima di chi assiste a questo inesorabile viaggio, è uno strazio che ti pervade, che lotti e cerchi di respingere, che nascondi con i sorrisi, con la voce rotta da un pianto a cui sai che non puoi lasciarti andare, ma è un dolore che accetti, che trasformi e plasmi in un tempo nuovo, che nutri d’amore. È un presente, sempre più spesso passato, che fai tuo con estrema cura, sforzandoti di non tralasciare nessun dettaglio che possa mantenere vivo quel contatto. Un contatto a cui tu non rinunceresti mai, perchè farlo significherebbe perdere una parte di te.

È un viaggio logorante, che non ammette pause, che a volte ti fa sentire inadeguato, avvilito, impotente. È una responsabilità di cui ti fai carico perchè sai che altrove verrebbe a mancare quel senso di protezione e cura che tiene in vita chi hai amato e continui ad amare pur arrivando ad essere un estraneo. Ed allontani questo pensiero, allontani tutto ciò che lontanamente si avvicina alla parola fine, ti rifiuti di pensare che arriverà, che tutto diventerà sempre più difficile. Ami con ancora più intensità, senza sconti, senza remore. Ed è l’amore più autentico e vero che si possa sperimentare. È quel tipo d’amore di cui hai sempre sentito parlare, quello del sangue, dei legami indissolubili, della vera essenza della parola Famiglia. È quell’amore che come un cerchio si rinnova tra passato, presente e futuro. Ti apre gli occhi a tal punto che comprendi davvero di quanto sia preziosa l’indipendenza, di quanto sia essenziale vivere ogni attimo del tempo che ci è concesso. Ed ancora ti accorgi della vergognosa indifferenza di chi pensavi avrebbe affrontato questo viaggio al tuo fianco, dell’assenza totale di uno Stato che con pochi spiccioli quantifica il duro lavoro, impagabile e inquantificabile, che tu offri e presti. Fai tua la certezza di non poter cambiare il corso degli eventi, ma altrettanto non cedi il passo e rifiuti di arrenderti perchè non c’è niente che possa valere di più di quei due occhi che ti guardano, per attimo brevissimo, e che ti fanno capire che ancora ad un unirvi è rimasto l’amore.”

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