2,5 mg di Midazolam

Vorrei piangere e non riesco. Sono passati mesi dall’ultima volta, ormai. Vorrei piangere fino a singhiozzare, fino a non avere fiato. E invece il mio sguardo rimane impassibile, respiro in modo superficiale, e mi fa male dappertutto. Guardo senza troppo interesse il tavolo della cucina, è totalmente in disordine. Potrei alzarmi, raccogliere questi bicchieri, le briciole, lavare la tazzina sporca, sedermi alla scrivania e studiare. Potrei fare tutto questo, come probabilmente fanno molti altri miei colleghi. Solo che io non ci riesco.

In reparto, c’era un cerebropatico. Alla nascita, non ha respirato correttamente ed è andato in anossia, gli è mancato l’ossigeno per un tempo sufficiente a creare un danno irreversibile all’encefalo. Sono state inutili le manovre rianimatorie, era troppo tardi. Il cervello è rimasto danneggiato in modo irreparabile. Riccardo ha ora 13 anni e mezzo. Ha una crisi clonica da 20 minuti. Nessuno si affretta a intervenire, tanto lui non può parlare. Non può dire “Ho male, aiuto”. Lo guardo e stento a credere che quello che si agita nel letto possa definirsi “un essere umano.” Ha i piedi e le mani molto piccole, storte, si contorcono in spasmi scomposti. Le dita sono violacee, non arriva abbastanza ossigeno. Non respira a sufficienza, la crisi non glielo permette. Ha il petto deformato, non respirerebbe bene comunque. Ha la bocca aperta e solo quattro denti gialli e storti. Emette suoni gutturali, è scosso, tutto il suo corpo si inarca e gli trema la testa. Mi viene da vomitare. Nessuno fa nulla. Lo guardiamo. La madre, con un piccolo bambino di tre anni in braccio, cerca di tranquillizzarci. “Sono 13 anni che ha queste crisi, è sempre così.” Continuo a guardarlo. Finalmente, qualcuno decide di fare qualcosa. “2,5 mg di Midazolam”. L’infermiera inietta il farmaco. Riccardo smette di contorcersi. Sembra avere smesso di respirare per un attimo. La mia espressione è sconvolta. L’infermiera lo scuote e lo chiama, ma non sono sicura che lui sappia il proprio nome, anzi, ne sono certa. La dottoressa lo scuote, scorgo preoccupazione nel suo volto. Riccardo, dopo qualche secondo, riprende a respirare. Tutto si normalizza, per quanto possa essere definito normale tutto questo. Non mi vergogno di dire che una parte di me ha sperato che lui non riprendesse a respirare. Non mi vergogno di dire che, se fosse legale, lo farei smettere di vivere. Non c’è nessun Riccardo, non c’è nessun bambino, non c’è coscienza, non c’è niente di niente. È un fantoccio, destinato ad avere queste crisi fino alla morte. Non so neanche se sente male, lui non può dirlo. So bene che la vita dell’individuo è un bene dello Stato e non ci appartiene, la nostra vita non appartiene a nessuno di noi, non possiamo decidere quando morire senza commettere un reato. Ma ho l’assoluta presunzione di dire che questa è la cosa più lontana dalla vita che io abbia mai visto.

Pubblicato nella Raccontandosi | 6 risposte
Bianca Granozzi

A proposito di Bianca Granozzi

Sono quasi medico, all'ultimo anno di questo tunnel infinito che dura sei anni. Ho incontrato tante persone fino ad ora e chissà quante ne incontrerò. Molte di loro hanno lasciato un segno e quando mi è stato chiesto di scrivere, ho colto l'occasione per rendere vivi quegli incontri, tra me, dentro il camice bianco, e gli occhi di chi chiede aiuto. Ho imparato che la maggior parte delle malattie non hanno una terapia risolutiva. Questo può essere frustrante, ma non è questo il punto. Come direbbe Patch Adams: "Se si cura una malattia, si vince o si perde; ma se si cura una persona, vi garantisco che si vince, si vince sempre, qualunque sia l'esito di una terapia". Dopotutto, la cura sorge solo quando l'esistenza di qualcuno ha importanza per me. Comincio allora a dedicarmi a quella persona, mi dispongo a divenire partecipe del suo destino e delle sue sofferenze.

6 thoughts on “2,5 mg di Midazolam

  1. anna raffaella

    Brava Bianca …questo è esser un medico, spero solo che il tempo e le battaglie con la realtà della sanità italiana non tarpino mai le ali del tuo Essere un medico.

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  2. Bianca GranozziBianca Granozzi Autore dell'articolo

    Grazie Raffaella. Non so se questo è essere un medico, ma sono sensazioni e pensieri sinceri.

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  3. sergio

    Sei certa, assolutamente certa che dentro di lui non c’è nessuna coscienza? Bisognerebbe poter entrare nel suo cervello per saperlo in modo assolutamente certo? o no?

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    • Bianca GranozziBianca Granozzi Autore dell'articolo

      Noto dal tuo commento che non siamo colleghi. È un decerebrato, nel sul cervello non troveresti niente. E se mi stessi sbagliando, dato che la medicina non è una scienza esatta, allora gli augurerei di morire presto perché stare agonizzante in un letto ad aspettare la prossima crisi clonica con la bava alla bocca e lo sguardo nel vuoto, incapace di rispondere a qualsiasi stimolo, per me e non, mi sento arrogante nel dirlo, non è vita. Gli metteranno un tubo nella pancia per alimentarlo da là dato che non può deglutire, il cibo finisce in trachea e lui ha continue polmoniti.

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  4. sergio

    Fino al 1951, i sordi non sentendo nulla e non imparando quindi a parlare, solo per il fatto che pronunciassero suoni gutturali nei loro inutili tentativi di comunicare, li mandavano nei manicomi, dove li sottoponevano agli elettroshock.

    Poi con gli anni hanno scoperto che pure un sordo può imparare a comunicare, può imparare a parlare, e se bravo, seguito e fa tanta logopedia, può pure imparare a scrivere bene.

    Ci sono cosi tante cose che la scienza non sa.

    I dentisti che mi hanno devitalizzato i denti fino a 15 anni fa mi dicevano, “ora li devi ricoprire altrimenti li perderai”
    sono passati 15 anni e non ne ho perso uno.

    A chi devo credere ora?

    Quando mio padre aveva 60 anni quattro chirurghi volevano operarlo di prostata ingrossata, dicevano che aveva un tumore, lui disse di no, + per paura dell’intervento + che per altro, dopo 20 anni hanno scoperto, e dopo tantissime, forse milioni di operazioni inutili, che al prostata si gonfia anche benignamente.

    Mio padre è morto 40 anni dopo senza mai essere stato operato.

    Quando mio zio era bambino si ammalò di tifo, e i medici consigliavano il digiuno, sua mamma a un certo punto disse, se devi morire almeno muori senza soffrire la fame, gli dette da mangiare, normalmente, gli dette da bere, e dopo una settimana guarì.

    Il tifo negli anni 40 uccise milioni di bambini

    Possiamo essere assolutamente certi che ciò che studiamo sui libri sia la verità assoluta?

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    • Bianca GranozziBianca Granozzi Autore dell'articolo

      No, non possiamo esserne assolutamente certi perché la medicina non è una scienza esatta. Il metodo scientifico tra l’altro non procede affermando che le cose sono vere, ma dimostrando che le cose che si sono dette in precedenza sono false. Un’ipotesi è vera finché non viene smentita. La scienza procede in questo modo. Saluti!

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