1 minuto e 6 secondi

Violenza. Ripeterò questa parola svariate volte.
Le botte sono violenza, le umiliazioni sono violenza, le grida sono violenza, le prese in giro fatte per ferire sono violenza. Ogni gesto spinto dalla volontà di sottomettere e deridere in modo vergognoso e meschino, deve essere considerato indiscutibilmente violenza. 

Non amo la violenza, mai amata, neanche quella fatta per scherzo. Non riconosco la possibilità di includere il gioco nella violenza o la violenza nel gioco.
Quando ho appreso cosa accadeva nel Centro di riabilitazione per disabili di Grottaferrata, “Eugenio Litta”, struttura nota nella zona dei Castelli romani, ho iniziato a ragionare su come si poteva restituire agli aguzzini (6 donne e 4 uomini)  la stessa paura, umiliazione e lo stesso dolore che con impressionante naturalezza ed indifferenza hanno procurato a dei bambini a cui non è possibile attribuire colpe, neanche quelle di essersi trovati nel posto sbagliato e in innumerevoli momenti sbagliati. Ma come spesso capita a chi oltre ad odiare la violenza l’ha, purtroppo, anche subita, finisco con l’immaginare un unico modo che, volendo essere coerente con quello scritto prima, è anche in questo caso indiscutibilmente violenza.

Ho visto i video. Ho visto quelli in cui i bambini venivano spinti e rinchiusi nelle stanze e poi un altro ancora, un video di 1 minuto e 6 secondi. Non avrei voluto vederlo, in fin dei conti non sarebbe stato necessario, nulla avrebbe potuto spiegare o giustificare, ed inoltre l’immaginazione mi bastava. L’ho fatto comunque e la seconda volta è stata peggio della prima. 1 minuto e 6 secondi che hanno finito col dilatarsi inesorabilmente. 1 minuto e 6 secondi di botte, schiaffi, calci, strattoni, colpi di scope, mani alzate in segno di minaccia e mani alzate in segno di difesa. Mani grosse e pesanti che volevano impaurire contro mani sempre troppo piccole e fragili che tentavano di proteggersi. 1 minuto e 6 secondi di immeritata paura per quei bambini dai pigiama e tute colorate che forse gli ricordavano un po’ casa. 1 minuto e 6 secondi incomprensibili per noi, anni incomprensibili per loro. 1 minuto e 6 secondi di rabbia che in qualche modo devo pur sfogare, non tanto per me che a gestire la rabbia e l’inaccettabile sono ormai diventata brava, non mi faccio neanche condizionare come una volta, ma per loro, per quei piccoli uomini e quelle piccole donne a cui la vita ha tolto senza chiedere perdono facendoli nascere già creditori.

Scrivo di loro, non perchè sia anche io disabile, non serve avere una malattia, portare dei tutori, un bastone e stare seduti su una sedia a rotelle per mostrare più sensibilità e sentirsi maggiormente obbligati, vi sembrerà strano ma la disabilità non rende interiormente migliori, a volte rende anche peggiori. Chiunque si sarebbe sentito indifeso rinchiuso dentro quelle mura, dieci contro uno, anche un normodotato lo sarebbe stato. Scrivo di loro, così da poter scrivere per loro. Scrivo di loro per uno strano desiderio di protezione, per poter rimediare a qualcosa a cui in realtà non posso rimediare. Scrivo perchè tutti dovremmo restituirgli il rispetto che gli è stato negato, perchè dovere della società dovrebbe essere quello di divenire il nostro riparo, il nostro scudo, la nostra coperta di Linus, la soluzione ad una vita che a volte ci deruba. Scrivo per difendere uno dei nostri innumerevoli diritti, quello di imparare. Imparare com’è che si può essere non soltanto la metà di quello che potremmo essere davvero ma tutto quello che realmente siamo. Meritiamo, tutti meritano questo. Loro meritavano, meritano ancora e meriteranno sempre  di vedere la fine di ogni paura e la restituzione di ogni briciolo di dignità. Avevano, hanno e avranno sempre il diritto di scoprire e riscoprire cosa si prova a sentirsi liberi di essere e ridere.   

 

Pubblicato nella Elly&Valy | Lascia un commento
Valeria Pace

A proposito di Valeria Pace

Sono una giovane malata rara, la mia vita è un costante disequilibrio tra me e l'altra.A volte scelgo di cadere per provare l'ebbrezza del rialzarsi e raccontare cosa ho visto.Faccio scorta di pensieri, sembra non bastino mai. Spinta dal bisogno di trovare un modo per vincere la paura di una malattia degenerativa e rara, di cui ancora poco si sa e di cui pochi sanno, ho deciso di creare un associazione, "Gli Equilibristi -HIBM- onlus". Una rete di pazienti affetti da miopatia ereditaria a corpi inclusi, al fine di garantire loro un aggiornamento diretto sulla patologia. Un mezzo di comunicazione in grado di permettere un incontro, seppur virtuale, atto a un vicendevole sostegno psicologico e a un confronto attivo.

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