Una finestra sul mondo

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In un mattino tempestoso si rimane accoccolati piacevolmente sotto le coperte, e ugualmente avviene per un’influenza spicciola.
Tre o quattro giorni di relax e si ritorna a lavoro, in palestra o in piscina, insomma alle frenetiche attività giornaliere, che ci consentono incontri collettivi con amici, conoscenti o perfetti estranei al bancone del bar. 
Addirittura, ci si imbatte in scontri fugaci con l’idiota di turno che ci spintona per trovare un sedile vuoto in un autobus già affollato.
Immaginiamo che la tempesta duri 365 giorni all’anno, diventerebbe uno slalom continuo a saltare pozzanghere tra le mamme coi capelli arruffati dalla pioggia e drizzati in testa, inevitabilmente stressate dai bambini scalpitanti che rifiutano la scuola. Cosa dire poi delle donne manager dalla mise imponente con il tacco a spillo impigliato nel tombino, mentre gli automobilisti imbottigliati nel traffico fanno ululare i clacson, imprecando al semaforo guasto.
Un manicomio tragicomico a cielo aperto, situazione indisponente, quanto improponibile a lungo termine.
Si dice: “Dopo la tempesta l’arcobaleno”. Non è sempre così, poiché la burrasca è senza tregua nell’animo, e nel corpo, di persone affette da handicap e malattie rare, costrette spesso a letto o su una sedia a rotelle. Persone coraggiose, sarà capitato loro mille volte d’inzupparsi non potendo correre, ma avranno sorriso allenati come sono a superare gli ostacoli.
Piccoli, grandi eroi di ogni giorno sebbene stremati. 
Tuttavia è improbabile, o anche impossibile, che essi compiano le numerose azioni che ho menzionato,soprattutto in molte città italiane, che le barriere architettoniche rendono inaccessibili.
E’ un paradosso, considerata l’era della tecnologia, dove i robot camminano, parlano e tra un po’ “ faranno anche il caffè”  che la gente su carrozzina invece non può attraversare la strada senza investire con le ruote in una buca, o finire di fronte a gradini indesiderati e insormontabili. Quindi qual è il loro contatto con la società? I social network, una valida alternativa di scambi di ogni genere, che grazie ad un linguaggio immediato arriva a tutti e ingloba nella rete la cultura mondiale, altrimenti ci vorrebbe una vita e una salute perfetta, viaggiando in lungo e in largo per scoprire luoghi e rarità di un pianeta in continuo movimento.

Voglio comunque approfondire un aspetto che trovo importante. 
Oggi ci si distrae facilmente, circondandosi di bip rumorosi, di chat e di svariati post pubblici , magari pure banali, ma che mettono allegria.
“ Cosa ne è stato di un buon vecchio libro?” La lettura per me, è un ottima compagnia, conserva un fascino intramontabile, ed esorta la mia inventiva, sarà che mi immedesimo in tutte le storie, ma evidentemente, un libro non è sempre condivisibile.
L
eggere nel silenzio di una stanza fa riflettere, su fantasie e mancanze, perciò, chi è immobilizzato, diventa ancor più triste di fronte ai propri rimpianti.“Ecco fatto!!” ci sono Facebook, Twitter e Company, l’alternativa veloce ad alleggerire i pensieri.
Dalle mie parole, potreste dedurre che i social network in realtà siano la forma più naturale di isolamento e anche la più subdola, in quanto è così ben amalgamata tra le nostre abitudini da non essere riconosciuta come pericolo.“Punti di vista !!”
Tutto dipende dall’uso o abuso che ne facciamo. Prendiamo ad esempio tre comportamenti discutibili
Un ragazzino chatta, per l’intero pomeriggio, con i coetanei i risultati delle partite, e dimentica il suo primo appuntamento … disastroso, ma forse se la caverà con un Sms o un mazzo di rose inviato da WhatsApp.
Un uomo d’affari in video conferenza da ore, pianta la moglie a casa nel venticinquesimo anniversario delle nozze.
Una giovane mamma concentrata a chattare con l’ amica del cuore lontana, dimentica il figlio all’asilo.
Episodi estremi, sintomi di una drammatica dipendenza da social network, cioè quella condizione che interferisce con la vita reale, e deteriora a volte per sempre i rapporti in carne ed ossa.
Risvolti negativi da vero e proprio abuso.
“L’ altra faccia dei social.”

Analizziamone adesso gli aspetti positivi fondamentali, ribadisco che per dei malati con svariati disagi, queste  pagine interattive sono una finestra sul mondo, un approccio protetto da uno schermo, che celando le imperfezioni  fisiche, dà l’opportunità di esprimere talenti come; musica, pittura , scrittura, recitazione e altre mille arti esistenti,  poiché i soggetti timidi presi dal panico, fuggono dai riflettori e scelgono la situazione online rassicurante, piuttosto  che un riscontro diretto con il giudizio altrui.

A proposito di rarità !! Vi racconto un episodio emozionante. 
Risale al tempo in cui frequentavo la scuola media.
Era in corso la ristrutturazione 
delle aule superiori, così fummo trasferiti al piano terra, ma ci accorgemmo presto che seguire la lezione, risultava a dir poco complicato. Tutta colpa di un pianoforte.
Ogni mattina ci accompagnava una musica diversa ma sempre triste e pure altissima, neanche l’insegnante riusciva a concentrarsi.
Una pessima idea collocarci accanto alla sala musica, sentire note allegre almeno, sarebbe stato più piacevole che ascoltare quel supplizio. La prof ci disse che nessuno osava interrompere il pianista tormentato, perché egli era cieco.
“Come poteva un cieco suonare?” Il mattino dopo, io e quattro compagne ci intrufolammo in sala musica, seguendo le note come gatti silenziosi verso la preda, per conoscere l’uomo misterioso, d’improvviso uno strillo.
“Chi è là??” tuonò una voce cavernosa.. “ Non volevamo disturbarla, solo ascoltarla.”  la nostra risposta corale.
Eravamo stupiti che ci avesse scoperti anche senza vederci, e lui rispose come a leggerci il pensiero.
“Sono cieco, non sordo e non amo essere spiato.” Io avevo il cuore in gola mentre ci ammoniva, e le altre trattenevano il respiro.
Ci muovemmo svelte per andarcene. 
“Pensate di scappare?!” aggiunse lui.. “No !!!”  abbozzando una bugia pietosa..
“Sedetevi, non vi mangerò, ma potrei sospendervi.” ironizzò.. Fu un’enorme sorpresa scoprire che quel professore di musica, fosse anche il nostro preside, ma la pausa toilette era finita e gli spiegammo di dover tornare in classe.
La mia curiosità iniziale, si trasformò in voglia di conoscenza, ne parlai alla professoressa, e le chiesi di invitare il preside in classe. Qualche giorno dopo fui accontentata.Un’ emozione indimenticabile vederlo entrare appoggiato al suo bastone e venire verso il mio banco. Lui, che tutti chiamavano l’impenetrabile, mai avrebbe accettato le domande di una scolaretta.
“Buongiorno signor preside, mi chiamo Giusi.” dissi stringendogli la mano.. “Perché una ragazzina, vuole conoscere un preside burbero ?” replicò..“Per curiosità, lei suona benissimo, ma sono note così disperate!”
“ E disturbano la lezione, vero?” incalzò, infastidito.. “Si, ma io la capisco, ho handicap fisico e non sono sempre felice.”
La sua voce rabbiosa si addolcì.“ Davvero ?! Non lo avrei mai immaginavo dalla tua voce allegra.”
“ Cerco le cose più belle, nel mondo e dentro le persone. Il sole sorge e lei non lo vede, ma può sentire il suo calore sul viso, e può trasformare le note tormentate in una canto di gioia. Sa, io vorrei un giorno, avere un lavoro prestigioso come il suo, ed essere una donna importante e rispettata come lo è lei.”
Lui t
acque.. Pensai fosse contrariato, invece accennò un sorriso. “ Sento la tua gioia di vivere e la invidio.” disse semplicemente..
“ Mi piacerebbe regalarle un po’di gioia e sono felicissima di averla conosciuta.” risposi.. “ L’onore è tutto mio, Giusi”

Da quel giorno la musica cambiò, le note si udivano più rilassate, a volte allegre. Si era accesa una luce in quell’uomo inquietante, uno spiraglio in quel cuore più scuro della sua cecità.
Chissà, se il mio preside fosse cresciuto in mezzo ai social network , magari postando dei video concerti su facebook, e diventando un pianista famoso nel mondo, la sua chiusura interiore si sarebbe affievolita molti anni prima.
Allora, evviva Facebook, Skype, Twitter e i loro simili. Tempi moderni. Tecnologie che fanno scervellare e incuriosire, usiamole al meglio, poiché tutto è utile se non viene banalizzato, pubblicando solo diete sciocche e pericolose o le solite immagini di mode all’ultimo grido delle quali ci si stanca presto.
Il gesto più confortevole rimane sempre abbracciare un amico da vicino, e voi amici “ostacolati”, che non potete lasciare il vostro letto, organizzate un bel “pigiama party”, in video chiamata su Skype, con gli amici del cuore, rimpinzandovi di dolci e confidenze.
L’ironia è voluta, non me ne vogliate, ma spero sia contagiosa e strappi un sorriso.
Twitter, “cinguettio” infatti è un simpatico canarino blu, uno dei più giovane tra i social con un’opzione particolare, quella di ospitare in rete gran parte dei vip televisivi, e personaggi famosi, quelli che puoi incontrare solo se frequenti l’alta società, perciò inavvicinabili alla gente comune. Ma Twitter finalmente accorcia le distanze.
Io, da bambina desideravo conoscere il mio cantante preferito e ancora adesso mi piace pensare che succederà e credo che pure voi lettori abbiate almeno un attore preferito e stimato e ormai sarà facile da contattare. L’altro aspetto interessante, e non trascurabile, è che i vip che interagiscono non sono solo belli e famosi, ma hanno un portafoglio prosperoso , pertanto sono i primi benefattori nelle cause umane e sociali, come la ricerca medico scientifica sulle malattie genetiche rare. Ricerca alla quale i media danno risalto, ma che ha bisogno di nuovi contributi e nuova linfa.
Quel bagliore del presente che lega il futuro a un filo di speranza. La Speranza di poter un giorno vivere con le nostre rarità, caratteriali e intellettuali, e che non siano più la malattie rare a vivere con noi.

 

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Giusi

A proposito di Giusi

Sono una donna single di trentanove anni, ma in me vive ancora lo spirito gioviale di una bambina curiosa. Non mi ritengo infantile ne poco realista, perchè il dolore lo conosco da sempre, ma oggi lo vivo in modo consapevole come fosse un amico. Può rivelarsi estenuante affrontare una dipendenza fisica dalle altre persone, perchè c'è sempre qualcuno a limitare la voglia di agire e di essere. Forte di quell'esperienza scioccante che mi ha spezzato l'anima un milione di volte, a quella bimba ho insegnato ad asciugarsi le lacrime e diventar donna. Osservo, scovo e domando, sono una piccola ficcanaso dalle buone intenzioni. Mi definisco una raccontastorie, vivo di emozioni a fior di pelle. Un concentrato di pregi, difetti e qualche volta estremi. La bellezza che cerco è dentro me, poichè ciò che resta intorno è un goffo tentativo di vivere, come una funambola a un passo dal cadere nel vuoto. Io voglio aiutare con la mia presenza di spirito, con un ascolto costante e con parole misurate, mai invadenti, perchè anche il cuore più duro si scioglie davanti a un amore discreto.

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