Un Tempo Nuovo

Come ogni cosa di cui senti la mancanza non ti rendi mai del tutto conto di quanto davvero ti sia mancata finchè non ti ci ritrovi faccia a faccia. E la nostalgia posso dire di conoscerla bene. Mi pizzica il cuore, si insinua tra le pieghe dell’anima e anima i miei pensieri fino a farli diventare un groviglio. E da quel groviglio è difficile districarsi, perchè è lì che ritrovo tutti i miei “vorrei, ma non posso” a cui ho imparato in fretta a non dare ascolto. Ed io non posso dare ascolto a ciò che so mi potrebbe distruggere se infondo questo qualcosa posso evitarlo. L’evitarlo però non impedisce a questi pensieri di rivendicare il loro diritto ad esistere. Avverto così la mancanza di capacità alle quali ho dovuto rinunciare, la spensieratezza di una corsa, di una pedalata tra i boschi, o il piacere di indossare un vestito corto e tacchi alti. E potrei continuare all’infinito. Mi impongo così di ignorare la vocina dei ricordi ma poi la vita in uno slancio di generosità mi regala attimi grazie ai quali una volta superato lo stupore e l’incredulità posso davvero godere della gioia di ciò che credevo di aver dimenticato. Quante volte chiudendo gli occhi ho desiderato di ritrovarmi su una spiaggia, ricordando di come la spiaggia che fin da bambina ha custodito l’impronta dei miei passi aveva sempre cullato ogni mia più piccola paura. Ed ora eccomi lì, affacciata ad un balcone, ed a pochi metri da me Lui, immenso e perfetto, il mare. L’aria pungente, l’odore salmastro, e quel rumore inconfondibile e insostituibile delle onde che si infrangono piano sulla battigia. Una lacrima a tradire l’emozione, un sorriso pieno di vita e quella voglia irrefrenabile e vera di gridare al mondo: “Sono viva!” Il mare ha da sempre curato ogni mia ferita, ha cullato il mio cuore, rassicurandolo e proteggendolo, è riuscito a smussare angoli del mio animo che credevo inscalfibili. Ed è solo di fronte a Lui che riesco a percepire forte dentro di me quel senso di appartenza che spesso la malattia mi impedisce di sentire. Rivedo me stessa in quell’inifinito, rivedo il mio divenire, i miei lati oscuri, la malattia ma anche i miei sorrisi e quel senso di libertà che da sempre mi accompagna. Io nel mare ritrovo il senso del mio esistere. Nonno amava ricordarmi che il mare non conosce taverna, che non garantisce un rifugio, che a lui si deve rispetto e che bisogna averne timore, sempre, senza però dimenticare quanto sa essere generoso. La malattia non mi garantisce un porto sicuro a cui attraccare, mi incute timore, spesso mi destabilizza. La malattia è lontana dall’apparire generosa, dal donare conforto ma è proprio alla malattia che io devo quell’insegnamento ad esser altro da ciò a cui il mondo si ostina a paragonarmi. A lei devo il senso vero dell’altruismo, della comprensione e sempre e solo grazie a lei ho imparato ad accettare prima di tutto ciò che non posso cambiare ed ho capito di avere la forza necessaria per affrontarlo senza tirarmi mai indietro, senza temerlo più di quanto non sia necessario. Oggi riesco a dare valore al mio essere diversa, sento di poter esaltare la mia bellezza anche quando lo specchio tenta di convincermi del contrario. E se è pur vero che la malattia è insidiosa tanto quanto il fondale marino è ugualmente vero che è al mio essere diversa che devo la capacità di saper apprezzare il valore che alla vita si deve, perchè il superamento di ogni difficoltà rappresenta un dono, una seconda possibilità, a volte perfino l’occasione di poter rinascere. E Lei, la Vita, è lì che mi aspetta. È lì pronta ad allargarmi le braccia e stringermi nel suo grande, immenso, impagabile e insostituibile abbraccio. È lì desiderosa di donarmi sogni, nuove possibilità e nuovi respiri. Non le importa quanto tempo ci ho messo a capirlo, o quando ho deciso di darle fiducia. Lei è davvero lì che mi aspetta! Non mi chiederà mai più di quello che riuscirò a darle infondo, e anche quando sarò convinta che è proprio lei a voler di più sentirò che la forza per quel di più sarà lei stessa a donarmela. Lo farà instillando in me un coraggio di cui sono certa mi meraviglierò, mi renderà più forte agli urti, senza privarmi della certezza di essere parte del mondo anche quando la realtà tenterà di convincermi ad ogni costo che è impossibile guardare al futuro. Fin da bambina ho guardato quella linea che si stagliava all’orizzonte dividendo il cielo e il mare come la mia meta. Un viaggio infinito, dal quale spesso ho pensato di essermi allontanata tanto da aver perso la rotta ed invece dopo un anno lontana dal mondo, dopo un anno speso a rincorrere una parte di me che avevo schiacciato in un angolo eccolo di nuovo lì l’orizzonte. Ho conquistato il diritto a vivere un tempo nuovo. È ora di scrivere nuovi capitoli, di cercare ed inseguire nuove mete, con lo sguardo rivolto verso il sole, senza mai perdere quel sorriso a cui nel tempo ho deciso di affidare tutto il mio essere. Sorrido e lascio al mio Io il diritto di splendere perchè è ad Elly che devo questa nuova alba e a questo mio nuovo Sole non voglio più rinunciare. 

Pubblicato nella Elly&Valy | 2 risposte
Eleonora Caputo

A proposito di Eleonora Caputo

Dirvi chi sono è difficile, perchè la scienza mi definisce Rara tra i Rari, il mondo, invece, diversa. Io amo definirmi semplicemente Elly! Una ventottenne che nonostante tutto crede nei sogni e nel futuro. Un futuro fatto di un tempo relativamente relativo, dove vivo il Qui e L’Adesso! Vivo e sfido ogni giorno realtà che non ho scelto ma che oggi sono parte di me. Non mi sono mai concessa il permesso di sentirmi malata, mi vedo come una piccola Matrioska, Elly e tutte le mie piccole altre me. Una realtà complessa fatta di diagnosi che coesistono e si scontrano. La continua ricerca di risposte ai tanti, troppi interrogativi. Una Vita in attesa, una Vita in viaggio, una Vita di lotte, ma una Vita che voglio Vivere, ad ogni costo. Il mio più grande desiderio? Trovare un senso ad una realtà che un senso sembra non averlo, e trasformare in parole le emozioni e i sentimenti di una vita, sì rara, ma che non vuole esser altro che vissuta davvero.

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