Un nuovo mantello

È accaduto tutto velocemente, con furia e cattiveria. Tutto il bello è sfumato in un attimo. Non ci sarebbe stato nessun viaggio, nessuna valigia da riempire, nessun itinerario da seguire, da immaginare o stravolgere all’ultimo minuto. Fuori c’era il mondo ad attendermi, io lo sapevo, non ho mai dubitato nemmeno un secondo che la Vita mi avrebbe aspettato, ancora una volta, io però dovevo fermarmi e dovevo farlo contro ogni mia volontà. Ho dovuto farlo perchè la malattia me lo ha imposto, lei ha scelto per me, ha deciso che era giunto il momento di far crollare quel castello di carte che con fatica tenevo in piedi da mesi. Da un giorno all’altro tutto mi è sembrato ridursi al nulla e sono caduta. Sono letteralmente scivolata giù da quel precipizio a cui più volte mi ero avvicinata in passato, ma che mai mi aveva visto cadere giù fin nel profondo. Ed invece questa volta, forse per la prima volta davvero, mi sono data il permesso di cadere, dovevo concedermelo e nel rivendicare questo mio diritto ho sentito che sì, avrei dovuto lottare duramente, che il dolore sarebbe stato a tratti insopportabile ma che avrei vinto.

Ma cadere ha fatto male, ha fatto male riscoprire una fragilità che avevo voluto ad ogni costo respingere, che mi rifiutavo di sentire mia. Sentirsi fragili, darsi il permesso di lasciare che quel sentimento si manifesti espone l’anima ad una vulnerabilità con cui è difficile fare i conti, perchè ci si sente impreparati e sembra che non siano solo i passi a diventare incerti, ma che tutto, dentro e intorno a noi, diventi effimero, privo di ogni controllo. L’anima stessa sembra avvolta da una nuvola, bianca al suo interno ma pronta ad esplodere in ogni momento in un violento temporale. Arrivi a chiederti se troverai il coraggio di lasciarti bagnare da quella che ti sembrerà una pioggia inarrestabile, ma non appena il tuo viso si bagnerà e la pioggia si mischierà alle lacrime ti ricorderai di quella notte in cui felice hai corso sotto la pioggia e in quell’istante sentirai nascere dentro di te la forza e il coraggio di rialzarti, di credere che puoi ancora correre, seppure in modo diverso. Puoi rialzarti e lasciare che la tua mente si elevi lì dove sognare è ancora possibile, dove puoi sentirti leggera, dove il dolore non esiste perchè tu sei libera di essere semplicemente te stessa. Ti sentirai capace, abile, libera da quei limiti che hanno cambiato il tuo corpo, che lo hanno trasformato, provato, reso diverso. E come riuscirci? Come credere che sarai tu a vincere, che tornerai a sorridere, nonostante quei macigni sempre più pesanti sul cuore? Smettendo di credersi invincibili, dandosi un momento per sentire tutto il peso di ciò che inevitabilmente non puoi più cambiare, il dolore per ciò che hai irrimediabilmente perso.

Concedermi un momento, chiederlo, dire che ciò che stavo vivendo ero troppo anche per me e dirlo a voce alta, trovare il coraggio di farlo ha dato un senso a un divenire che come mai prima mi è apparso ingiusto, illogico e tanto spietato da far paura. Ed io la paura credevo davvero di averla dimenticata, e anche se non so ben dire se quel groviglio di emozioni che a più riprese mi ha stretto lo stomaco sia davvero paura, non voglio più impedirmi di sentirla. Voglio sia la scossa, voglio che mi ricordi quanto di prezioso potrei perdere, voglio che tempri il mio coraggio e mi spinga ad osare, voglio che non mi permetta di lasciarmi vincere dall’impossibilità che prepotentemente tenterà di convincermi che sarà inutile lottare. E anche se il tempo sembra prendersi gioco della mia volontà, anche se il mio ritrovato instabile equilibrio sembra chiuso in una bolla pronta a riesplodere da un momento all’altro non starò nascosta in un angolo buoio aspettando che accada. Ho voglia di Vita, di prenderla a morsi, di strapparne pezzi e cucirli tra loro come fosse una coperta, una bellissima coperta di patchwork, perchè sarò io pezzo dopo pezzo a ridar vita ad un mantello sotto il quale scaldarmi. Un nuovo mantello sotto il quale mi sentirò protetta e dove chissà potrei decidere di tanto in tanto di nascondermi se tutto sarà troppo, e se il troppo tornerà a farmi paura. 

Pubblicato nella Elly&Valy | 2 risposte
Eleonora Caputo

A proposito di Eleonora Caputo

Dirvi chi sono è difficile, perchè la scienza mi definisce Rara tra i Rari, il mondo, invece, diversa. Io amo definirmi semplicemente Elly! Una ventottenne che nonostante tutto crede nei sogni e nel futuro. Un futuro fatto di un tempo relativamente relativo, dove vivo il Qui e L’Adesso! Vivo e sfido ogni giorno realtà che non ho scelto ma che oggi sono parte di me. Non mi sono mai concessa il permesso di sentirmi malata, mi vedo come una piccola Matrioska, Elly e tutte le mie piccole altre me. Una realtà complessa fatta di diagnosi che coesistono e si scontrano. La continua ricerca di risposte ai tanti, troppi interrogativi. Una Vita in attesa, una Vita in viaggio, una Vita di lotte, ma una Vita che voglio Vivere, ad ogni costo. Il mio più grande desiderio? Trovare un senso ad una realtà che un senso sembra non averlo, e trasformare in parole le emozioni e i sentimenti di una vita, sì rara, ma che non vuole esser altro che vissuta davvero.

2 thoughts on “Un nuovo mantello

  1. Mariantonietta

    Ti leggo sempre con emozione. L’espressione la vita la mangio a morsi è sempre stato il mio motto. Adesso a 56 anni aspetto di andare in pensione e immagino di quali pezzi sarà fatta la mia nuova coperta. Buon cammino.
    Con affetto e simpatia.
    Nietta

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    • AliDiPorporaAliDiPorpora

      Grazie dal più profondo del cuore. Immagino un abbraccio pieno di gratitudine sotto le nostre coperte, l’una accanto all’altra. Posso solo che trarre forza dalle tue parole. Ancora grazie.

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