Un corpo che sente troppo

Da quando ho cominciato a scrivere, questo appena trascorso, è il periodo più lungo di astinenza dalla scrittura. Dall’ultimo articolo ho riprovato varie volte senza risultato, così ho preferito smettere e non l’ho più fatto neanche per me, per riempire le pagine del mio diario segreto. Ho scritto per lavoro e studio, ma non ho più lasciato che i miei pensieri fluissero tramite la scrittura.

Capita di non sentirla neanche più tanto mia. Non è un rinnegare ma è come se non sempre riuscisse ad essermi sufficiente, per spiegare o semplicemente per dire. Come se le parole anche se scritte rimanessero a me inconsistenti. Non sembrano mai quelle giuste, mai abbastanza, a volte non sembrano rappresentare neanche i miei reali pensieri. Ho ripreso a leggere le parole di altri, come se il mio unico scopo fosse quello di imparare per poter fare, trasformarmi per tornare.

Sento il mio corpo pulsare, come quando si hanno dei piccoli spasmi, ed è una cosa meravigliosa ed insopportabile allo stesso tempo.

Con la malattia la voglia di fare è l’unica cosa che mi aiuta a non sprofondare nel buio più profondo, che non assomiglia affatto a quello che assaporavo quando mi rinchiudevo nell’armadio di casa mia da piccola: da quello mi sentivo protetta. Questo di cui vi parlo invece afferra e scaraventa contro il muro più duro che c’è.

Percepisco me stessa come imprigionata in un corpo che non mi sente ma che nonostante questo continua a sentire troppo. Sente il fuori e spara al dentro. Vuole tramortirlo, zittirlo e addormentarlo in un sonno profondo, il più grande. O spara forse perché continui a fremere e vibrare, perché si arrabbi e magari impazzisca, perché desideri di essere avvolto da mani che invece di limitarsi ad accarezzarlo inizino a colpirlo per svegliarlo.

Spara perché possa ambire al cambiamento, perchè non sia la parte immobile di me a presentarsi per prima, ma tutto il resto. Non ho mai trattenuto il fiato per dimenticare la paura, l’ho dimenticata facendo, così da risolvere e cancellare quello che potevo risolvere e cancellare di me.

Siamo tutti alla ricerca di un senso, qualcosa che continui a spingerci avanti anche quando noi non vediamo niente. Speriamo in un vento un po’ prepotente, che giri attorno a noi per dirci quello che ancora non sappiamo ma vorremmo sapere, per darci delle spiegazioni che sembrano sparite sottoterra insieme a parte dei nostri sogni. Non credo che la mia mente sia mai stata così attiva come adesso, non credo di avere mai avuto così tanta voglia di mantenerla attiva. Tutto è cambiato quando ho scoperto di essere in grado di imparare e di ambire, al meglio, sempre. Quando ho scavato e ho trovato le armi che stupidamente credevo non mi fossero state date. Quando ho accettato il mio desiderio di dire no o basta, e di stare in silenzio senza sensi di colpa.

Aver accettato l’idea che posso provare invidia verso chi può fare ciò che io non posso fare, senza per questo diventare una pessima persona e che ho diritto di desiderare tutto ciò che voglio,  tutto quello che una ragazza sana, con la voglia di divenire, desidera. L’aver accettato di poter provare rabbia e fastidio, di poter amare meno o smettere di amare senza la paura di essere punita per questo, perché l’essere disabile non significa amare chi ci sta accanto a prescindere. Smettere di avere paura di non assomigliare ad altri ma scegliere anzi di essere diversa se questo significa poter essere se stessi. 

E’ stata come una presa di coscienza, la cosa giusta, riprendere il controllo di ciò che la malattia non potrà mai controllare. 

Karl Jasper ha scritto: “Soltanto attraverso la scelta io realizzo autenticamente la mia esistenza, poichè sono io a decidere nell’attimo irripetibile che mi viene incontro. Non mi lascio decidere dagli altri o dalle situazioni, ma piuttosto conquisto il mio tempo in modo da realizzare l’essere che è mio proprio” 

Pubblicato nella Elly&Valy | Lascia un commento
Valeria Pace

A proposito di Valeria Pace

Sono una giovane malata rara, la mia vita è un costante disequilibrio tra me e l'altra.A volte scelgo di cadere per provare l'ebbrezza del rialzarsi e raccontare cosa ho visto.Faccio scorta di pensieri, sembra non bastino mai. Spinta dal bisogno di trovare un modo per vincere la paura di una malattia degenerativa e rara, di cui ancora poco si sa e di cui pochi sanno, ho deciso di creare un associazione, "Gli Equilibristi -HIBM- onlus". Una rete di pazienti affetti da miopatia ereditaria a corpi inclusi, al fine di garantire loro un aggiornamento diretto sulla patologia. Un mezzo di comunicazione in grado di permettere un incontro, seppur virtuale, atto a un vicendevole sostegno psicologico e a un confronto attivo.

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