Siamo tutti Uguali e Imperfetti..tra le lenzuola!

Ne vogliamo parlare? E parliamone dai! Dico davvero però, senza retorici giri di parole, ed anche un pò sfacciatamente! In un tempo in cui ormai ogni aspetto della vita, anche quelli più intimi, vengono mostrati senza il ben che minimo pudore, non sarà di certo il mio parlare di sesso a creare scandalo, o forse no?
Premetto, io sono disabile. Dai su, non iniziate ad arricciare il naso! Lo desideriamo anche noi, vorremmo poterne godere a nostro personale piacimento, ogni volta che lo desideriamo, eppure… Eppure se già solo si accosta la parola disabilità alla parola sesso, ma che dico, al solo concetto di desiderio, ecco che il pesante macigno dell’ignoranza abortisce ogni più piccolo pensiero. Muoiono tutti, istantaneamente! È una vera e propria catastrofe, credetemi.
Vi basti pensare ad un banale invito a bere un caffè – un caffè non è mai solo un banale caffè, ma questa è un’altra storia -, dicevo quindi.. Pensate ad un giovanotto di bell’aspetto, piacevole nei modi, che si sbilancia e offre un caffè ad una giovane ragazza, che però non incontra da tempo, o che, chissà, ha conosciuto grazie ad un like, o perchè amico di “amici”. Lui fantasticherà su come attrarla, sulla giusta prima mossa, mentre lei, invece, non penserà a cosa indossare, o al colore di smalto che sceglierà per l’occasione, non nell’immediato almeno.
Ciò a cui lei penserà, perchè obbligata, sarà: “E ora, come glielo spiego?”

Già, come riuscire a spiegarlo, a trovare le parole?
Per me è così difficile trattenermi dal non mettermi ad urlare in faccia a chi non appena posa gli occhi sulla mia stampella tradisce uno sguardo di compassione quando mi incontra per strada o in un bar, figurarsi spiegare a chi non ti ha mai visto, o ti ricorda esattamente come non sei più, che sei disabile appunto!
I perbenisti penseranno: “E che importanza avrà mai? Siamo tutti uguali.”
Scusate? Suvvia, smettiamola di prenderci per il culo! Conta, conta eccome, e conta quanto il più sonoro due di picche che goffamente ti sará rifilato, e attenzione stiamo parlando “solo” di un caffè.
Ma vi assicuro che il meglio, la più alta dimostrazione di quanto il diverso spaventi la si ha tête à tête, occhi negli occhi! O forse dovrei dire occhi bassi e punto? Non che pensi che tutti gli occhi siano puntati su di me, ci si può sbagliare, si può fraintendere per carità, complice quel senso di momentanea “inadeguatezza”, ma è proprio quando hai quasi creduto che è solo una tua stupida idea che vieni sorpresa da un allegro e spavaldo:
“Crociato? o Menisco? Incidente sugli sci?”
“Scusa?”
“Che hai combinato?”
 “Oh, loro? – indicando con uno sguardo i tuoi tutori e la stampella – Ho la sindrome di ehlers danlos!”
Il gelo, il silenzio!
E, sempre sorridendo, anticipando qualsiasi altro tentativo chiarificatore esclamo:
“È una malattia rara!”-“Oh, mi spiace”,ed io: “E’ la vita!”
I più coraggiosi cercano poi di destreggiarsi con un “E non c’è una cura?” – “Oh sì, voler vivere.”
Ma il seguito che a mio modesto parere li batte tutti lo vince il “Che peccato, sei così bella!”
La prima volta che ho sentito queste parole mi sarei messa ad urlare sul serio, e lo stavo per fare davvero, ma ho glissato con un sorriso, anche se son certa che i miei occhi sono riusciti a farlo sentire un esserino insignificante.
È uno spreco vero? Esser così bella ma malata, perchè infondo è risaputo, no? La disabilità non è bellezza, le due cose non posson mica coesistere: disabile non è bello, i nostri appariscenti ausili stonano! E’ risaputo no, che noi, noi disabili, non proviamo quel brivido, quel desiderio. Perchè quel desiderio infondo cos’e? Nulla, é anch’esso diverso e inabile. É tabù, é qualcosa che dovremmo dimenticare, che dovremmo lasciare andare insieme a ciò che irrimediabilmente abbiamo perso, è un sentire di cui dovremmo vergognarci, perché come i nostri passi, lenti, stanchi a volte immobili, non è ormai più degno di esser mostrato.
In verità credo che ciò che stona davvero siano i toni usati, l’effetto di quegli occhi che un attimo prima sembrano colpiti dal tuo sorriso, o dalla scollatura che guarda caso complice quello stretto busto che porti appare ancora più generosa, ma che finiscono per abbassarsi sfuggendo dal tuo di sguardo, ormai fin troppo abituato a quelle patetiche riprove di ignoranza. Stona e stride il peso di un pregiudizio radicato sul nulla, e che del nulla si nutre.
Ebbene, non credo più che basti giustificare il tutto con la paura, o con la naturale incapacità di comprendere dinamiche così complesse, è il pregiudizio, è la mancanza di una vera conoscenza il mostro con il quale dover combattere. Un’ignoranza che porta i più a pensare che per noi disabili sia davvero impossibile poter godere di una vita ricca di soddisfazioni, di conquiste ed anche appagante dal punto di vista sessuale.
Così per restare fedele al mio voler parlar chiaro sento proprio di non poter star zitta.
Cari i miei bei giovanotti tra le lenzuola ci si ritrova nudi, nudi e svestiti di ogni cosa. Non vi sono passi stanchi, non c’è nulla che non possa e non debba esser scoperto con dolcezza, con premura, ci sono due corpi che desiderano mostrarsi l’uno all’altro. Ci sono desideri da alimentare e una passione di cui poter godere in infiniti modi. Nessuno è perfetto, nessuno è immune dalla paura di non esser all’altezza, o dal timore di non piacere. Tra le lenzuola si é uguali, uguali e imperfetti in quanto corpi, uguali e perfetti in quanto anime unite in un corpo solo.
Il vero spreco, la vera perdita non è una bellezza oscurata dal pregiudizio che una malattia possa irrimediabilmente sciuparla, ma l’aver permesso che a perdersi sia stata la meraviglia, la voglia di conoscersi, di sperimentare anche ciò che non conosciamo e che ad un primo sguardo può farci paura. 
Siamo esseri delicati ma assai impegnativi, negarlo sarebbe da ipocriti e da sciocchi, ma chi è davvero perfetto? Chi può dire di incarnare perfettamente qualsivoglia abilità?
Il sesso non è una formula perfetta. Ogni prima volta, che sia un bacio o uno scoprirsi più intimi e vicini, è una scoperta. È un esperimento che non segue una logica e di cui sopratutto non potrai dire di conoscere il risultato finchè non lo avrai vissuto. Potresti riscoprirti compatibile e affine o potresti invece renderti conto che non si è fatti l’uno per l’altro, ma da qualsiasi punto di vista la si voglia guardare, la realtà è una unica e sola:
tra le lenzuola, almeno lì, si dovrebbe essere semplicemente esseri umani, perchè tra le lenzuola siamo tutti uguali e imperfetti!

Pubblicato nella Elly&Valy | Lascia un commento
Eleonora Caputo

A proposito di Eleonora Caputo

Dirvi chi sono è difficile, perchè la scienza mi definisce Rara tra i Rari, il mondo, invece, diversa. Io amo definirmi semplicemente Elly! Una ventottenne che nonostante tutto crede nei sogni e nel futuro. Un futuro fatto di un tempo relativamente relativo, dove vivo il Qui e L’Adesso! Vivo e sfido ogni giorno realtà che non ho scelto ma che oggi sono parte di me. Non mi sono mai concessa il permesso di sentirmi malata, mi vedo come una piccola Matrioska, Elly e tutte le mie piccole altre me. Una realtà complessa fatta di diagnosi che coesistono e si scontrano. La continua ricerca di risposte ai tanti, troppi interrogativi. Una Vita in attesa, una Vita in viaggio, una Vita di lotte, ma una Vita che voglio Vivere, ad ogni costo. Il mio più grande desiderio? Trovare un senso ad una realtà che un senso sembra non averlo, e trasformare in parole le emozioni e i sentimenti di una vita, sì rara, ma che non vuole esser altro che vissuta davvero.

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