Terzo Settore: fili e nodi

Il concetto di terzo settore deriva dalla considerazione dell’esistenza nel sistema economico e sociale di un primo settore (lo Stato), e di un secondo (il mercato).
In tal senso si identifica il terzo settore con quell’insieme di attività produttive che non rientrano né nella sfera dell’impresa tradizionale, poiché non ricercano un profitto, né in quella delle ordinarie amministrazioni pubbliche, in quanto si tratta di attività di proprietà privata.
Per poter appartenere al terzo settore però una data organizzazione deve essere: formalmente costituita, cioè dotata di uno statuto, o di un qualche atto costitutivo; privata, dotata di autonomia decisionale sullo svolgimento delle proprie attività; non deve distribuire sotto nessuna forma ai suoi proprietari, membri o dipendenti, i profitti derivanti dalla propria attività; eventuali surplus di gestione devono essere reinvestiti nell’attività stessa, con presenza di lavoro volontario.

I finanziamenti sono quindi costituiti da donazioni, liberamente offerte da chi per sensibilità, o per sentirsi migliore, decide che è il momento di fare qualcosa.
Se si entra nel mondo no-profit si diventa consapevoli dell’immenso lavoro e impegno di chi vuole sviluppare un progetto atto a migliorare la vita di qualcun altro.
Ma sempre più spesso, chi agisce tramite una ONLUS , si ritrova a dover faticare per la conquista dell’elemento che le permetterà di portare avanti la propria missione sociale, cioè la fiducia, questo perchè per dimostrarla l’unica possibilità è contribuire economicamente, o tramite un impegno non retribuito.
Bisogna ammetterlo, viviamo in mondo dove spesso si guarda all’altro con diffidenza, così l’indifferenza ha la meglio.
La speranza del no-profit risiede quindi nel 5×1000.
Purtroppo i tentativi delle associazioni più piccole di attirare l’attenzione, e le loro speranze di raccogliere fondi, scompaiono di fronte alle organizzazioni più grandi.

Diverso è quando si parla di non-profit. In questo caso ne fanno parte quelle organizzazioni che, pur non avendo scopo di lucro, svolgono sul mercato un’ attività rivolta al sociale ricavando da questa un profitto che investono interamente nel progetto non lucrativo.
Queste, all’interno del terzo settore hanno un ruolo importante potendo creare occupazione. Sul Fatto Quotidiano si leggono dei numeri nulla affatto irrilevanti, 301.191 organizzazioni e quasi un milione di addetti. Considerando, poi, che nelle solo le imprese sociali di fatto, cioè le organizzazioni del terzo settore in cui l’attività imprenditoriale è prevalente, gli occupati sono oltre 700.000 e gli utenti serviti circa 6 milioni.

11694233_10206570024230266_429331343_n

In considerazione del ruolo svolto dai soggetti facenti parte del terzo settore, proprio in questi giorni si discute al senato la riforma messa a punto dal Governo.
Gli obiettivi prevedono delle linee guida che porremo in analisi.

La prima linea guida vuole ricostruire le fondamenta civili del terzo settore per porre le basi di un nuovo welfare e procedere ad una modernizzazione delle erogazione e organizzazione dei servizi. Un esempio è la disciplina sperimentale del “voucher universale per i servizi alla persona e alla famiglia”, cioè la modifica e la razionalizzazione del sistema di detrazioni di cui possono usufruire i nuclei familiari impegnati nel welfare. Nel contempo incentiva l’utilizzo del voucher in ambito aziendale, offrendo notevoli vantaggi per i lavoratori e le imprese. Infine offre alle Amministrazioni Pubbliche, impegnate sul fronte socio-assistenziale, uno strumento per razionalizzare gli interventi sociali, eliminare gli sprechi e l’utilizzo inappropriato dei servizi. Si tratta di una proposta di legge che potrebbe favorire la revisione delle oltre 700 diverse forme di incentivo fiscale (detrazioni/deduzioni) previste dalla spending review.

La seconda valorizza i principi di sussidiarietà orizzontale e verticale. In generale, questo, riguarda i rapporti tra i diversi livelli territoriali di potere e lo svolgimento delle funzioni pubbliche.
Per capirne l’importanza bisogna leggere il quarto comma dell’art. 118 della Costituzione, il quale introducendo il principio di sussidiarietà orizzontale, spiega come “Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà”.
Si vuole quindi rinsaldare e rendere più forte il rapporto tra Stato e cittadini, pubblico e privato. 
Un punto di vista importante è quello dell’Acri, l’Associazione di Fondazioni e Casse di Risparmio, la quale vorrebbe rendere più forte il ruolo delle Fondazioni di origine bancaria. Nel documento dell’Acri si legge che sarebbe utile sviluppare forme innovative nel campo dell’assistenza sociale che, “facendo leva sul principio di sussidiarietà, promuovano la formazione di un welfare di comunità, ovvero un welfare basato su una pluralità di soggetti, ma anche di soluzioni, in cui sostenibilità, equità, accesso e responsabilità si articolino in formati nuovi e trovino un baricentro essenziale nel territorio e nella comunità, comunque definita”.

La terza si propone di definire in modo preciso i caratteri dell’impresa sociale. Rende, quindi, obbligatoria l’assunzione dello status di impresa sociale per tutte le organizzazione che abbiano le caratteristiche individuate dalla normativa; allarga i settori in cui le imprese sociali possono svolgere la loro attività principale; introduce per tutte le imprese sociali costituite in forma di società la possibilità di remunerare il capitale, in misura limitata e non speculativa; riconosce le cooperative sociali come imprese sociali di diritto senza inutili modifiche negli statuti o nella denominazione; riconosce la natura di Onlus di diritto, ed il relativo regime fiscale, a tutte le organizzazioni che assumono la qualifica di impresa sociale, qualsiasi sia la forma giuridica adottata; semplifica le modalità di formazione e presentazione del bilancio sociale, pur mantenendone l’obbligatorietà.

La quarta si occupa, poi, di introdurre un servizio civile universale. In proposito, la sentenza della Corte Costituzionale, cade a pennello. Questa definisce la legge che vieterebbe agli extracomunitari di prendere parte alle attività di servizio civile, incostituzionale.
Ulteriormente si procede ad una revisione ed innovazione della legge  che definisce il ruolo del volontariato, la 266/1991.
La revisione riguarda la centralizzazione dei registri sul volontariato; definizione di criteri più trasparenti nell’affidamento di servizi in Convenzione alle organizzazioni di volontariato; riorganizzazione del sistema dei Centri di Servizi al Volontariato; riesame del compiti e delle modalità di funzionamento;
Tra le innovazioni troviamo la considerazione delle organizzazioni di volontariato come attori della formazione alla cittadinanza degli studenti delle scuole; maggiore riconoscimento alle reti di organizzazioni di volontariato di secondo livello; l’introduzione per le organizzazioni di volontariato di nuove modalità di rendicontazione economica e sociale, secondo il principio di Accountability.
Tutto questo col tentativo di incentivare la collaborazione tra le organizzazioni di volontariato e istituzioni pubbliche.

Infine, la quinta linea guida, ha lo scopo di riordinare, stabilizzare e ampliare le forme di sostegno economico pubbliche e private al terzo settore assicurando la trasparenza.

L’aspetto positivo della legge-delega è quello di fornire finalmente un ordine e quindi una lettura più chiara delle oltre 77 norme che riguardano il Terzo Settore, facendo anche una distinzione tra chi appartiene a questo e chi no, come partiti politici e sindacati.
Ma i dubbi ovviamente non mancano. Infatti la legge ricerca soluzioni che possano permettere alle imprese sociali di ricercare utili, come se fosse “socialmente” necessario che queste diventino interessanti per gli investitori e che i guadagni siano usati per valorizzare un settore differente dal terzo, quando invece dovrebbero restare esattamente dentro la “scatola” che li produce.
Inoltre se oggi finanziare una non-profit permette di recuperare l’importo erogato avendo il limite del 21%, con la nuova legge il finanziamento permetterà di avere ricavi e perdite pari a quelli di una profit. Non è previsto poi un organismo di controllo, anche se “voci di corridoio” fanno intendere che ad avere il compito di esaminare le donazioni del 5×1000 e la trasparenza delle associazioni saranno i Centri di Servizio per il Volontariato, facendo si che i controllati siano i controllori di se stessi.
L’istituzione poi di un registro Unico nazionale, con Roma come giudice di enti e associazioni no-profit, rischia di permettere al Governo di non dover più ascoltare le singole Associazioni ma di avere un unico soggetto di riferimento, gettando nel nulla le infinite lotte di chi cerca di farsi spazio all’interno di una realtà complessa, con problemi che per le loro infinite sfaccettature necessitano di una dovuta differenziazione.
A noi come al solito non resta che stare fermi a guardare e solo quando tutto sarà fatto preparaci ad agire. 

Pubblicato nella Elly&Valy | Lascia un commento
Valeria Pace

A proposito di Valeria Pace

Sono una giovane malata rara, la mia vita è un costante disequilibrio tra me e l'altra.A volte scelgo di cadere per provare l'ebbrezza del rialzarsi e raccontare cosa ho visto.Faccio scorta di pensieri, sembra non bastino mai. Spinta dal bisogno di trovare un modo per vincere la paura di una malattia degenerativa e rara, di cui ancora poco si sa e di cui pochi sanno, ho deciso di creare un associazione, "Gli Equilibristi -HIBM- onlus". Una rete di pazienti affetti da miopatia ereditaria a corpi inclusi, al fine di garantire loro un aggiornamento diretto sulla patologia. Un mezzo di comunicazione in grado di permettere un incontro, seppur virtuale, atto a un vicendevole sostegno psicologico e a un confronto attivo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *