Vorrei far parte della Società

Ho nutrito per tutta la vita un profondo fastidio verso chi desiderava normalizzare ogni cosa, ogni atteggiamento, ogni situazione. Verso chi era sempre preoccupato da cosa avrebbero potuto pensare o dire gli altri, da quale chiacchiericcio sarebbe seguito ad un comportamento o ad un frase. Ma ciò non vuol dire che non avrei voluto essere partecipe di questa società e magari cercare di offrire un contributo compatibile alle mie capacità, che se messo nella giusta situazione non avrei potuto dare il mio contributo.

Quando circa 5 anni fa si è palesata la malattia e con essa anche la ricostruzione della mia vita, il primo campanello che è risuonato in me è stato quello di fare quanto prima richiesta d’invalidità per poter essere inserito nelle liste protette e così finalmente poter accedere ad un percorso d’inserimento lavorativo che, tenendo conto delle mie disabilità (diverse abilità), mi avrebbe permesso finalmente di liberarmi dalla condizione di dipendenza da famiglia e sistema sanitario. Ero certo che finalmente sarei potuto divenire un cittadino attivo. Finalmente ero consapevole della mia condizione, dei miei limiti e di quanto era e stava accadendo. Ero assolutamente convinto che anche i medici che mi seguivano e la mia famiglia non avrebbero che potuto gioire di questa ritrovata presenza, di questa lucidità e del profondo desiderio di reinserirmi per ciò che sono nel sostrato sociale. Ne ero certo, convinto di questa cosa, come un bimbo è certo dell’amore della madre.

Che ingenuo, che utopista, che neurodiverso, che folle! Non avevo fatto i conti con la burocrazia, col “nega e difendi” tipico di chi ha agito in mala fede o con superficialità e pur di non ammetterlo tornerebbe a sostenere che la terra è piatta. Non avevo fatto i conti con gli ICD9, con la commissione d’invalidità, con le competenze, con i distretti, con gli uffici ausili e con i SIL

Che stupido! Già, la realtà è un’altra. Ciò che conta sono sempre e solo i soldi. Non si fa ciò che è giusto, bensì ciò che in qualche modo arricchisce qualcuno, e questo qualcuno stanne certo non è mai l’ingenuo di turno!

Così, ottenuto il mio primo riconoscimento d’invalidità con percentuale del 55% per Sindrome Organica Cerebrale (perinatale), unitamente al riconoscimento della legge 68 mi sono recato al Centro dell’Impiego di Treviso dovo ha fatto regolare l’iscrizione alle liste protette, speranzoso che di lì a qualche mese, forse, vi sarebbe stata qualche offerta che mi avrebbe permesso gradualmente di rendermi indipendente. L’impiegato effettuò la registrazione, poi mi disse di attendere l’arrivo, entro un mese, di una raccomandata e di contattarli subito dopo per prendere un appuntamento con il responsabile del settore. Ero felice. Finalmente un atto concreto e passato quel mese, finalmente il contatto con qualcuno che mi avrebbe aiutato a capire come muovermi.

Che ingenuo…

Dopo un mese non ricevendo alcuna raccomandata ricontattai il Centro per l’Impiego scoprendo con mia enorme sorpresa che la mia pratica NON ESISTEVA, NON ERA STATA PROTOCOLLATA, NON VE N’ERA TRACCIA. Ma come??? Immediatamente la reazione, com’è tipico, fu quella di tentare in tutti i modi di spostare su di me la responsabilità di tutto, ma fortunatamente (l’esperienza insegna!) sono un tipo abbastanza ordinato, che conserva tutti i documenti, ed ho così ritrovato la ricevuta della mia registrazione. Ritornando poi a presentarmi all’ufficio del Centro l’attento impiegato mi ha spiegato che semplicemente aveva dato a me il foglio che doveva tenere lui per protocollare la richiesta e poi un gran sorriso…
Seguì celere l’incontro con la responsabile del Centro dell’impiego; incontro che credevo sarebbe stato molto utile: registrazione dei dati anagrafici, del curriculum e “arrivederci, si faccia sentire tra tre mesi”. Il mio entusiasmo traballò ma non si spezzò e attesi i tre mesi fiducioso di essere chiamato. In fondo ho una laurea triennale, una disabilità fisica e sono lucido, quindi sarei assolutamente capace di affrontare un semplice lavoro di front-office o simili.

Passarono tre mesi e così richiamai scoprendo che il mio profilo non era stato nemmeno proposto… 

“Ci risentiamo tra tre mesi o quando avrà l’aggravamento!”

Mai lasciarsi abbattere! 

Alzai il telefono e chiamai il Servizio Integrazione Lavorativa della mia ULSS dove mi rispose una gentile dottoressa alla quale chiesi se esistessero delle possibilità per la mia situazione. La dottoressa, devo dire con rammarico, mi disse di no, in quanto la commissione d’invalidità non aveva ritenuto di suggerire l’indicazione di accedere al SIL. Ringraziai e agganciai!

Ma che dovevo fare? Ero io stupido davvero o il Sistema era davvero assurdo? Ma una persona con meno desiderio di rinascita cosa farebbe? Quanta gente entra nel meccanismo dell’assistenzialismo perché non riesce a venire a capo di situazioni come questa finendo per divenire molto più disabile di quanto già la condizione non comporti?!

“Ok – pensai – allora ci sarà un’altra via!” 
Presi in mano le mie carte, in particolare la relazione conclusiva della commissione medica e andai a spulciarmi il codice ICD9 e D.M. 5/2/92 e il tipo di disabilità che nel mio caso è fisica, preso atto dunque che ICD9 e D.M. (Sindrome Organica Cerebrale) rientravano, pur se di origine organica, nel campo della psichiatria, anche se la disabilità è fisica, pensai di chiamare il CSM (Centro Salute Mentale) dove avevo già contatti con un’ottima dottoressa. Le spiegai la situazione e la mia richiesta, cioè se vi fosse la possibilità di una borsa lavoro o simili, ma ricevetti risposta che io avevo una disabilità fisica/motoria e dunque non potevo usufruire dell’aiuto del CSM in tal senso.

Dunque ricapitoliamo: per lunghissimo tempo vengo trattato per una diagnosi sbagliata, con annessa terapia incongrua, quando capisco il problema invece che facilitarmi nella ricostruzione si fa di tutto per mettermi i bastoni tra le ruote, arrivo al riconoscimento dell’invalidità e ancor più del danno perinatale, ma il non coincidere di diagnosi e disabilità e indicazioni al reinserimento fanno sì che nessuno sia “la persona giusta” per aiutarmi. 

A questo punto che fare? Lasciar andare? Fregarsene? NO, cazzo! Non può funzionare così! Sarò anche un Don Chisciotte (è il mio eroe!), ma io non mollo! Io non voglio essere né più né meno disabile di quanto sono, non voglio essere null’altro che me stesso, nel bene e nel male, con limiti e pregi, senza più vergognarmene e senza più cercare di soddisfare esigenze (malate) altrui!

Ok, nel mentre avevo fatto richiesta di aggravamento considerando che la mobilità era diminuita, tanto da obbligarmi all’uso della carrozzina almeno per i tragitti un po’ più lunghi, ma oltre a ciò avevo avuto delle diagnosi un po’ più precise per quanto concerne il problema motorio, che è altro rispetto alla Sindrome cerebrale, adesso non avrebbero potuto fare ancora storie! 

Della Commissione faceva parte una dottoressa che mi disse di lavorare al SIL e che data la mia “disabilità complessa che va complessizzandosi” avrebbero sicuramente riconosciuto l’aggravamento e data indicazione di accesso al SIL.

Che sia la volta buona che il Sistema abiliti invece che ulteriormente disabilitare?

Appena riceverò la relazione conclusiva dell’aggravamento vi farò sapere!

 

 

Pubblicato il NeuroDiversaMente | Taggato , , , , , , | 2 risposte
Claudio Diaz

A proposito di Claudio Diaz

Sono una persona che grazie alla malattia è tornata in contatto con una realtà dalla quale fuggiva da troppo tempo e che grazie alla stessa ha compreso, nel senso più totale, il dono del presente, del qui e ora. La Vita è un lungo e bellissimo viaggio del quale però troppo spesso non si comprende lo splendore, e solo tramutando un evento drammatico, una crisi, in un’opportunità, potrà essere ri-scoperto. L’opportunità per me è stata quella di riscoprire l’importanza della relazione mente-corpo-spirito e delle mie reali potenzialità, comprendendo che solo attraverso un’attenta osservazione di un evento si può capire la sua mutevolezza e le sue molteplici sfaccettature. Oggi cerco di restituire in qualche modo il tanto ricevuto, dall’esperienza di uomo di 35anni quale sono. Scrivo, fotografo, ascolto e parlo. Non rifiuto più di dire quel che penso, nè tanto meno di ascoltare quel che pensano gli altri. Sono socio di Slow Medicine, e amo chi riesce a guardar prima dentro di sè, perchè solo tramite questo viaggio introspettivo si troverà la chiave di lettura per amare la vita nonostante le storture in cui la realtà ci coinvolge. www.neurodiversamente.org

2 thoughts on “Vorrei far parte della Società

  1. sergio

    Guarda, quando andavo io ai centri per l’impiego non facevano nulla, parlo di un periodo pre legge 68, il lavoro te lo dovevi trovare tu, poi andavi da loro e loro ti registravano, non facevano altro che fare timbri, ogni anno dovevi andare li a fare mettere il timbro e se non lo facevi perdevi l’anzianità. Per loro tu non esisti, l’unica cosa che gli interessa è prendere lo stipendio a fine mese, punto. Il lavoro te lo devi cercare e trovare da solo, o con l’assistenza di qualche centro per l’impiego, che fa un percorso di introduzione, altrimenti nada. Questa è la triste verità, il resto sono chiacchiere e questa è la mia esperienza, il lavoro me lo trovavo da solo e poi se mi mettevano in regola, mai, perchè il disabile già allora, diciamo cosi, era una “rottura”, andavo da loro e ti registravano.
    Fammi sapere come è andato il proseguo della pratica se ti va. Non è un caso che tra i disabili la disoccupazione è al 75 per cento.
    Con questi servizi qua.
    Ciao

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    • Claudio DiazClaudio Diaz Autore dell'articolo

      Ciao Sergio, assolutamente d’accordo! è drammatico rendersi conto di come le cose funzionino veramente… e come sempre finchè non ti ci trovi in mezzo non puoi capire… Io continuo ad illudermi che possano cambiare le cose… 😉
      Ti aggiornerò sperando che giri un tantino meglio!

      Ciao

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