Slow Medicine. Una Medicina che Riflette.

Slow Medicine non è una Medicina Lenta, ma una Medicina Riflessiva, una Medicina che conosce molto bene l’importanza della comunicazione, dello scambio, del confronto e della riflessione. Slow Medicine è una rete composta da tutti gli attori del mondo della salute: Medici, Infermieri, Associazioni di pazienti, Pazienti/Cittadini, Fisioterapisti, Ostetriche, Osteopati, Giornalisti. Esseri Umani insomma che, stanchi di un sistema piramidale in cui il paziente è la base e il Medico il vertice, ma, soprattutto, consapevoli che gli effetti devastanti del Sistema Sanitario siano causati in buonissima misura da questa piramidalità (piramidalismo per usare un termine neurologico che indica un mal funzionamento del sistema nervoso centrale, il nostro computer di bordo), hanno deciso di unirsi in modo orizzontale scambiando l’uno con l’altro le proprie diverse competenze tecniche e umane, al fine di stimolare la nascita di un pensiero nuovo, una visione nuova in cui sia proprio il confronto a generare miglioramento.

Un po’ di storia.
Il primo accenno ad una medicina Slow viene fatto nel 2002 dal Dr. Alberto Dolara che auspica lo sviluppo di un approccio che consenta di “valutare con attenzione procedure e tecnologie di avanguardia, prevenire dimissioni premature dall’ospedale ed infine offrire un adeguato sostegno emotivo ai pazienti terminali e alle loro famiglie“.
L’idea di Slow Medicine ricompare poi nel 2008 in alcuni testi stranieri come “Your Mother, my Mother” di Dennis McCullogh, concetto inoltre ripreso in un articolo di Roberto Satolli, sul Corriere della Sera. Nello stesso periodo anche altre realtà sanitarie cominciano a riflettere su questi concetti e così nel dicembre del 2010 a Torino l’incontro fra alcuni membri del SIQuAS (Società Italiana per la Qualità dell’Assistenza Sanitaria), alcuni dei fondatori dell’Istituto CHANGE e altri professionisti segna la nascita ufficiale di Slow Medicine.
 
“Il gruppo dei fondatori ha individuato nelle parole sobria, rispettosa e
giusta la sintesi della loro idea di Slow Medicine. Su queste parole chiave si muovono i progetti, le iniziative, le proposte su cui Slow Medicine intende coinvolgere professionisti sanitari, manager sanitari, cittadini, associazioni, rappresentanti della stampa.”

Slow Medicine è pertanto una Medicina Sobria, Rispettosa e Giusta.

E’ SOBRIA poichè non è dedita all’eccesso, all’ubriacatura. Sviluppa questo concetto con il progetto Fare di più non vuol dire fare meglio. Con il sempre maggiore sviluppo della tecnologia, e nel nostro caso della tecnologia applicata alla medicina, si sono create possibilità avanzatissime di diagnostica, per esempio Risonanze, Tac, Pet, ecc. il cui uso è sacrosanto, ma lo è quando è fatto appunto con sobrietà. Ciò non signisfica minimamente voler risparmiare sulla pelle del paziente, ma esattamente il contrario, significa voler usare uno strumento quando ciò è davvero necessario. Chi scrive è un paziente, un paziente che ha “subito” una quantità di esami incredibile e che conosce bene lo stress, l’ansia, che precede e segue ciascuno di questi esami. Molto spesso poi un esame evidenzia un problema che non ha a che fare con le ragioni per cui lo si era fatto, e obbliga a successivi accertamenti, per lo più inutili. Quello che deve guidare il medico è il ragionamento clinico e non la paura della denuncia (medicina difensiva) e quello che deve guidare il paziente è il coraggio di confrontarsi col medico, d’informarsi, di porre dimande, di essere attore e non comparsa nel suo percorso di cura.

E’ GIUSTA in quanto il suo scopo è quello di rendere accessibile la Sanità a Tutti, mantenendo l’universalità caratteristica del nostro SSN, ma è Giusta anche perchè, e questo è un punto chiave, sviluppa il confronto tra i professionisti, rimettendo il paziente al centro, e cercando di fare in modo che si costruisca una visione sitemica in cui si “ritorni” all’interezza dell’essere umano che è composto da vari organi, ciascuno in comunicazione con gli altri, ed è pertanto necessario che ciscuno specialista comunichi con l’altro.

E’ RISPETTOSA perchè accoglie l’individualità di ciascuno. Ciascuno ha diritto di essere ciò che è, senza che l’altro si arroghi il diritto di giudicarlo o giudicarne l’orientamento. E’ rispettosa perchè rimette al centro la comunicazione in cui il medico non deve convincere il paziente, ma deve offrirgli le informazioni necessarie affichè il paziente poi possa fare la scelta che ritiene più opportuna! 

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Poco prima di descrivere la sobrietà di SM (Slow Medicine) ho fatto accenno al progetto FARE DI PIU’ NON VUOL DIRE FARE MEGLIO, portato avanti con passione, precisione e grande competenza dalla Dr.ssa Sandra Vernero (anestesiologa e cofondatrice di SM). Il progetto si prefigge l’obbiettivo di redigere, per il momento, una lista di 5 pratiche inappropriate per ogni specialità medica. Chiaramente a determinare quali siano queste pratiche (esami) sono gli specialisti in quella branca. L’autolimitazione per cosiddire che lo specialista fa individuando esami e /o trattamenti inflazionati serve a responsabilizzarlo,  edanche a spingerlo nel comunicare col paziente. E’ sempre molto più facile prescrivere una Risonanza magnetica per un banale mal di schiena piuttosto che “perdere” alcuni minuti provando a spiegare perchè quell’esame, che molto probabilmente il paziente agognerà perchè il sistema consumistico in cui viviamo l’avrà convinto che è INDISPENSABILE, non è poi così necessario o che non lo è nell’immediato e che attente valutazioni da parte delle Associazioni Scientifiche hanno dimostrato che in “quel” caso “quell’esame può tranquillamente essere evitato o fatto dopo un tempo di osservazione. Ciò implica, in un momento sociale come quello che viviamo, un grande risparmio economico che tra l’altro consentirebbe di rindirizzare quelle risorse laddove ce ne sia più bisogno, ma non secondariamente permetterebbe al paziente di evitare trattamenti inutili e molte volte anche dannosi (esami invasivi, raggi X, stress…)
Questo progetto viene lanciato da SM nel 2012 e ad oggi ha accolto l’adesione di moltissime società scientifiche. Visitando il sito potrete vedere nel dettaglio chi ha aderito al progetto, quali sono le pratiche d’inappropiatezza individuate per ogni specialità e quali i progetti di SM in corso e in sviluppo.

SM lancia anche un’altra campagna di grande interesse, #buongiornoiosono, mutuata, per cosiddire, da quella inglese #hallomynameis. La Dr.ssa Kate Granger, dopo essersi ammalata di cancro, durante un ricovero per le terapie del caso, si accorse di quanto il rapporto medico-paziente fosse disumanizzato. Il paziente non conosce il nome del medico che lo cura, non sa che specilizzazione questo abbia, se sia uno specializzando o un dirigente. Il vuoto più assoluto che riporta il paziente allo status di numero o forse di diagnosi. Egli non è più il signor X che si confronta col Dr. Y, ma diviene la sua malattia studiata da un qualunque “operaio” della catena di montaggio ospedaliera. SM, concordando sulla centralità del rapporto di fiducia tra il medico e il paziente, ha deciso di lanciare la campagna #buongiornoiosono alla quale hanno già aderito molti medici e anche alcune Asl, come quella di Padova per esempio e alla quale aderiamo anche noi di Ali di Porpora che come pazienti complessi/rari conosciamo molto bene l’assenza di questa relazione dialogica e ancor più, più ancor dei medici, ne conosciamo l’importanza. Lo scopo della campagna è quello di farsi una foto con in mano il cartello scaricabile dal sito sul queale scrivere il proprio nome e ruolo (Essere Umano, per esempio) e inviarla a SM. E’ un modo di presentarsi e di mettere la faccia in un’importante campagna di sensibilizzazione che non è molto più di un apparentemente banale selfie, ma che vuole significare che si riconosce l’importanza del rapporto tra medico e paziente in cui l’uno non deve schiacciare l’altro, ma collaborare nella costruzione di un percorso di cura il più possibile atto al miglioramento della qualità di vita, laddove non sia possibile la guarigione, della Persona che si rivolge al medico con fiducia e riconoscenza, ma anche con la consapevolezza che nessuno è onniscente e che il confronto ed il dialogo servono all’individuazione della via migliore non certo per prevaricare le competenze altrui.

Slow Medicine è un’associazione di Persone, ma ancor più è un Movimento Culturale in cui non esiste un Capo e dei Sudditi, ma dove ciascuno porta quel che sa e quel che pensa e dove ci si rispetta riconoscendo all’altro la propria individualità. Scrivere un articolo su SM per quanto io ne sia socio e sia un partecipante attivo del gruppo FB non è stato facile perchè essendo un moto continuo d’idee necessiterebbe di ben più ampia descrizione. Io mi sono limitato a darvene una visione generale, uno spuntino, ma vi invito davvero caldamente a fare un salto nel sito e magari ad iscrivervi al gruppo FB e partecipare alle discussioni senza il benchè minimo timore. Non è, anche se a un primo sguardo potrebbe sembrare, un gruppo di medici duri e puri, bensì un gruppo di Persone. Noi Cittadini desidereremmo molto la sua espansione aper dar manforte nel raccontare il nostro punto di vista.

“Libertà è Partecipazione”, diceva Gaber

 

 

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Claudio Diaz

A proposito di Claudio Diaz

Sono una persona che grazie alla malattia è tornata in contatto con una realtà dalla quale fuggiva da troppo tempo e che grazie alla stessa ha compreso, nel senso più totale, il dono del presente, del qui e ora. La Vita è un lungo e bellissimo viaggio del quale però troppo spesso non si comprende lo splendore, e solo tramutando un evento drammatico, una crisi, in un’opportunità, potrà essere ri-scoperto. L’opportunità per me è stata quella di riscoprire l’importanza della relazione mente-corpo-spirito e delle mie reali potenzialità, comprendendo che solo attraverso un’attenta osservazione di un evento si può capire la sua mutevolezza e le sue molteplici sfaccettature. Oggi cerco di restituire in qualche modo il tanto ricevuto, dall’esperienza di uomo di 38 anni quale sono. Scrivo, fotografo, ascolto e parlo. Non rifiuto più di dire quel che penso, nè tanto meno di ascoltare quel che pensano gli altri. Sono Referente per il Veneto di AIVIPS - Associazione Italiana Vivere la Paraparesi Spastica Ereditaria, sono socio di Slow Medicine, e amo chi riesce a guardar prima dentro di sè, perchè solo tramite questo viaggio introspettivo si troverà la chiave di lettura per amare la vita nonostante le storture in cui la realtà ci coinvolge. www.neurodiversamente.org

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