Silenzio, sinonimo di Buio?

Silenzio: assenza di suoni, di rumori, di voci.

Caso volle che un bel giorno la mia protesi sinistra decise, così di punto in bianco, di fare un viaggio alla casa di produzione. Il software interno sentiva la necessità di andare in ferie. La protesi destra, per non essere da meno della collega non sapeva cosa fare. La fortuna però è stata dalla sua parte: un’otite esterna colpisce l’orecchio destro. Conseguenze? Impossibilità di mettere la protesi. E io? Avvolta nel silenzio, nel buio dei suoni.

Sentirsi inutile senza quegli ausili, non poter far nulla. Sentirsi completamente svuotata, incapace di essere Gloria. Sentirsi imprigionata in una gabbia che non vuole che tu sia te stessa. Ho impiegato anni per raggiungere quel senso di libertà che mi ha permesso di essere quella che sono. Ma a volte basta un secondo per far venir giù il castello che hai costruito.

E’ questo il potere del silenzio. Annullarmi.

Il silenzio costringe ad ascoltarsi, ad ascoltare quella vocina dentro di te che ti obbliga a guardare in faccia i disagi, le paure, il panico. E io, il panico invece non voglio più soffrirlo. La paura di tornare a quattro anni fa, a quando una brutta infezione mi paralizzò l’udito, mi impedisce di razionalizzare. Non lo dimenticherò mai, restai nel silenzio per oltre sei mesi e piano piano smisi di avere vita sociale e contatti con il mondo esterno. 

 Il buio è l’unica cosa che ricordo. B-U-I-O è una parola che solo al pensiero mi provoca la pelle d’oca. L’ansia, il panico, la voglia di sedersi in un angolo e sentirsi invisibile. Come un fantasma. Perché così ti senti. Come se le protesi ti dessero il potere di essere visibile al mondo, e senza di loro quindi puoi solo essere nulla. Senza di loro credi non ti possa vedere nessuno.
Prima di allora, attribuivo al silenzio un’immagine quasi surreale, vedevo me stessa seduta sulla sabbia in riva al mare ad osservare il movimento dell’acqua. Quella era la mia idea del silenzio, un silenzio che mi trasmetteva serenità. Adesso, invece, il silenzio è l’incapacità di muoversi, sentirsi con le mani e i piedi legati, voler fare qualcosa ma non potere. Avevo voglia di gridare al mondo che io c’ero, lì seduta in quell’ angolo, ma il mondo non mi sentiva. Non sentiva il mio grido di dolore, di angoscia.

Quando non indossi le protesi per sei mesi, non senti te stessa parlare, non riconosci la tua voce, non riesci ad ascoltare più quello che dici, come se avessi perso in un attimo otto anni di logopedia. Non mi vergogno ad ammetterlo, o forse si, ma uno specialista ha giocato un ruolo fondamentale nel mio percorso di guarigione. Sono sempre stata una persona che ha preteso da se stessa anche più di quanto  potesse regalarsi e ammettere di essere debole l’ho sempre considerata una sconfitta. Io posso. Con le mie forze. E sono consapevole che questo atteggiamento è una conseguenza del mio proteggermi dal mondo, dagli attacchi esterni, dalle domande stupide della gente, dai falsi amici e da chi mi ha deluso.

Viviamo in una società che emargina il silenzio, che non lo analizza a fondo. Tutto è fatto di suoni e rumori, tutto viene riconosciuto come oggetto “parlante” . Il cervello viene sottoposto continuamente a uno stress di riconoscimento di suoni e parole, consumando più energia di quanto si pensi. E io la sera arrivo stanca. Questo tipo di stanchezza però mi rende felice, mi rende orgogliosa dei miei progressi. Perché per me ascoltare non è soltanto “prestare attenzione con l’orecchio”  ma è qualcosa di più, qualcosa che va oltre. E’ un vortice fatto di colori, di suoni, di dettagli della realtà che ti circonda, di abbracci che ti avvolgono. Non voglio essere stanca di non sentire, di concentrarmi per capire solo tre parole su dieci in una frase. Ma tutto questo si riflette in automatico sull’umore. E non è facile controllarlo. Sono senza protesi da dieci giorni, figuratevi in che vortice sono stata per sei mesi.

Gridare aiuto è la soluzione ma non sempre è facile aprirsi. Sei consapevole che difficilmente l’udente medio possa capirti, non è facile spiegare come ti senti e come ci senti; automaticamente ti chiudi in te stessa. Molto spesso, gli udenti, involontariamente, tendono a “normalizzare” il sordo, dimenticando le esigenze della persona e cercando di coprire il “deficit” con delle soluzioni che non sempre migliorano la situazione. La gente ti parla e tu ti focalizzi sulle loro labbra come se la persona scomparisse. Esistono solo le labbra perchè non vuoi rischiare di perdere la lettura di una sola parola. Non puoi rilassarti, ma entri in uno stato di tensione, sforzi il cervello e gli imponi di restare concentrato, finisci per svilire anche te stessa. Non ammetti errori. E se intuisci l’errore, ti senti impotente, ti senti fallita perché non sei riuscita ad evitarlo. Perché fondamentalmente, senza protesi, non puoi evitarlo. Le protesi sono il simbolo del mio “deficit”, sono le uniche a cui posso aggrapparmi e a cui voglio fare affidamento. Ho conquistato l’indipendenza, la libertà. Ho cercato di essere autonoma, di avere una vita normale, di abbattere i pregiudizi, di creare un’abilità. Ho lottato per questo, ho lottato per essere “normale” e non voglio tornare nel silenzio. Non voglio essere invisibile, seduta in quell’angolo al buio. Voglio essere me stessa, quindi care protesi, vi odio con tutta me stessa quando mi abbandonate. Io, senza di voi, mi sento nessuna.
Si, mi “sento”. Perché in realtà, sono Gloria. E in casi come questi, lo dimentico.

Pubblicato nella Il Rumore dei Suoni | 2 risposte
Gloria Zullo

A proposito di Gloria Zullo

Difficile definirmi, non amo parlare di me. Studentessa a tempo perso, fuggo dalla realtà per ritrovare i sogni, anche solo per pochi minuti. Da quando ho scoperto i suoni, non riesco più a vivere senza. Mi sento una ragazza come tante, nulla di più, nulla di meno. Vivo in un mondo incantato fatto di sole cose belle. Faccio di tutto per evitare che entri il male. I suoni, sono la cosa che amo di più.

2 thoughts on “Silenzio, sinonimo di Buio?

  1. Nicoletta donigaglia

    Io ti capisco…..io ho sentito ogni lettera che tu hai sputato fuori ……io sono stata ….e sono così . Anche se ho un impianto al posto di una protesi: e tempo fa mi si è guastato microfono ….10gg da sorda vera ! Ma sai cosa mi ha salvata ? Il biglietto per un concerto dal vivo , il primo per me, di Ligabue ….regalo di compleanno di un’amica speciale … Dopo aver fatto la matta per due gg ,con crisi di nervi e chiusure …. ho deciso chi doveva vincere ; e stavolta ha vinto Nico …. Siiii stavolta non ho permesso che la sordità mi rubasse colori ancora …
    E così sono andata ad un concerto “da sorda” !!! Una delle emozioni più grandi … Le vibrazioni………la forza della sopravvivenza ! Io sono Nico e posso scegliere ….quindi sono Viva ! ….. Sono sorda , ma posso scegliere ….e scelgo me !

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    • Gloria ZulloGloria Zullo Autore dell'articolo

      Ciao Nicoletta, il mio motto è Arrendersi Mai! Sei una forza, anche tu hai deciso di non arrenderti! Noi, senza protesi, non sentiamo i suoni ma abbiamo il dono di percepire le vibrazioni dei suoni e rumori. Possiamo scegliere, never give up! Ti abbraccio!

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