In silenzio, mi rialzo.

Non riesco a trovarle queste dannate parole! Le ho sempre avute, per ogni occasione, in ogni circostanza, in risposta ad ogni silenzio. Ero brava perfino a riempire i vuoti lasciati dagli altri, e ora? Le ho perse, e mi mancano.
Non trovo più il modo di dargli un tempo, un ritmo ed il prima e il dopo sono diventati un adesso che non ha più alcun senso. La mia mente è un groviglio di pensieri, e la mia anima un guazzabuglio di sentimenti. L’immagine perfetta? Una macedonia di frutta, colorata e gustosa solo a vederla, trasformata in un frullato. Solo che io avrei preferito esser morsa e gustata lentamente, magari accompagnata da un velo di zucchero o da del miele caramellato.
Mi sento tradita, incapace di trovare una spiegazione all’assurda logica che risiede nelle altrettanto assurde realtà che permeano il mio vivere. Ho imparato presto che tutto ha un inizio ed una fine, ed io quella fine l’attendo ogni volta per poter ricominciare. Ed è così che affronto le mie cadute, non ho mai cercato di evitarle, ho imparato semplicemente a cadere. Ho scoperto ben presto che non sempre posso attutirne la botta e che difficilmente questa non avrà conseguenze ma mi sono sempre rialzata. Piedi ben a terra e l’anima pronta ad andare!
Non ho mai perso la mia voglia di splendere. Nemmeno oggi, mi accorgo però di quanto ora il mio equilibrio sia instabile e che, per quanto mi sforzi, sembra esserci sempre qualcuno alle mie spalle pronto a spingermi.
Io resisto, insisto, non mi lascio cadere, non sono pronta a cedere ma quanto cazzo ancora deve durare questo gioco al massacro?
Ho accettato il verdetto, ho combattuto e combatto ogni giorno con il peso della consapevolezza di ciò che è e di ciò che sarà, ma non riesco più a sopportare il corollario di inettitudine, pochezza, arrivismo che corrompe l’anima di chi finge di starmi accanto, non posso che guardare con disprezzo a chi senza il minimo rispetto e con cattiveria mi ha usata e buttata via come fossi un pupazzo vecchio, e ancora non posso che rinnegare il mio credo verso uno Stato che non ha fatto altro che voltarmi le spalle, calpestando quelli che tanto sono soventi ricordarci essere i nostri diritti ma che di nostro non hanno nulla.
I contorni del “niente” hanno contraddistinto le mie giornate, ad un niente di fatto si sono ridotti i miei piani, e pochi sono coloro che posso dire di avere al mio fianco.
Il mio io però non si sente sconfitto, Elly non si è persa, non è finita.
Ho perso le parole ma ho ritrovato quel senso che mi sembrava svanito, e non credo di dover cercare una giustificazione per il mio non voler dire. Credo però di poter dare una spiegazione.
Non voglio scrivere della mia rabbia, vorrei un giorno poter scrivere che nonostante la delusione, nonostante abbia dovuto lottare una battaglia ingiusta io sia riuscita ad ottenere il riconoscimento dei miei diritti. Non voglio scrivere del peso del tradimento, ma vorrei poter raccontare che al silenzio codardo di un giovane uomo che rifiuta un caffè perchè spaventato dall’ombra di una stampella vi sarà un altro giovane che a quel caffè farà seguire una cena, una notte d’amore e un buongiorno pieno di attenzioni. Non voglio scrivere di quei piani andati in fumo, li ho persi ormai, ma, in un futuro spero non così lontano, raccontare di piccoli sogni diventati realtà, che magari profumeranno dell’odore buono di un libro fresco di stampa, o chissà di un progetto rivolto a giovani ragazzi a cui vorrei trasmettere davvero la voglia di guardare a noi con occhi nuovi. Non voglio scrivere del dolore e della paura che si provano quando leggi referti che vorresti appartenessero a qualcun altro ma che invece sai appartenerti, vorrei invece riuscire a trasmettere l’idea, per nulla utopica, che nessun limite sarà mai impossibile da trasformare in opportunità finchè vi sarà la volontà e il desiderio di non arrendersi.
Ma rialzarsi dopo una brutta caduta non rappresenta l’ovvio, non ci si rialza in automatico, ben che meno se quei ripetuti capitomboli li ha subiti il tuo animo. Non si riprende a correre dopo una caduta: no, non funziona affatto così. Ed anche a costo di apparire presuntuosa, sfido chiunque a dire il contrario. È inevitabile fermarsi, è innegabile sentire il dolore e la rabbia crescerti dentro, e non così di rado pensare di demordere.
Peccato, o per fortuna, io non sono nata per piangermi addosso, nè per arrendermi. Piangere? Piango eccome, soprattutto se non dormo per giorni. Vado in tilt, e quel nodo alla gola si scioglie in un pianto liberatorio.
Non mi sono mai privata di un pianto o di esprimere i miei sentimenti. Mai, e credo che mai lo farò. Ristagnerebbero dentro di me, logorandomi, impedendomi di respirare e di tornare a sorridere. Una possibilità che francamente mi atterrisce e mi paralizza.
Oggi posso dire però che qualcosa è cambiato e ciò che è cambiato è il mio modo di dire, di parlare, di raccontarmi.
Le parole hanno un peso, possono arricchire un sentimento o un’emozione, ma possono ferire, illudere e persino spaventare. Possono essere accolte come il più dolce degli incoraggiamenti oppure essere fraintese e tornare indietro come il più potente dei boomerang. Le parole si possono anche perdere, come è capitato a me.
E se ad una prima analisi ciò mi è apparso come il più tremendo dei mali, oggi so esser stata la benedizione più grande. Averle perse quando il tutto era diventato niente mi ha imposto un silenzio che mi ha permesso di mettermi in ascolto con quella parte di me che troppe volte è stata costretta a dovercela fare da sola, e che invece per una volta voleva solo poter stare zitta.
Il silenzio ha una voce maestosa e potente, è una risposta che riesce a portarti in salvo, un mezzo attraverso cui trasformare quel niente in un nuovo tutto da ricostruire. È il preludio di una forza interiore più salda, più consapevole, priva di quei vizi che facilmente corrompono l’anima di chi troppo dice, di chi per paura colma il dolore o la propria pochezza con parole altrettanto vuote e misere di sentimento.
Il silenzio ti permette di crescere, di maturare quel sentire che riempirà la tua vita di toni delicati, fatti di parole non dette a sproposito, ma pensate con empatia e discernimento. Ti renderà onesto, e mai incline alla banalità, lasciando intatta la dignità che a certi dolori si deve.
Il silenzio è ciò che mi ha cambiata davvero, ed è nel silenzio che ho ritrovato la forza di rialzarmi di nuovo.
E allora sia, piedi ben a terra e l’anima pronta ad andare. In Silenzio, mi rialzo.

Pubblicato nella Elly&Valy | Lascia un commento
Eleonora Caputo

A proposito di Eleonora Caputo

Dirvi chi sono è difficile, perchè la scienza mi definisce Rara tra i Rari, il mondo, invece, diversa. Io amo definirmi semplicemente Elly! Una ventottenne che nonostante tutto crede nei sogni e nel futuro. Un futuro fatto di un tempo relativamente relativo, dove vivo il Qui e L’Adesso! Vivo e sfido ogni giorno realtà che non ho scelto ma che oggi sono parte di me. Non mi sono mai concessa il permesso di sentirmi malata, mi vedo come una piccola Matrioska, Elly e tutte le mie piccole altre me. Una realtà complessa fatta di diagnosi che coesistono e si scontrano. La continua ricerca di risposte ai tanti, troppi interrogativi. Una Vita in attesa, una Vita in viaggio, una Vita di lotte, ma una Vita che voglio Vivere, ad ogni costo. Il mio più grande desiderio? Trovare un senso ad una realtà che un senso sembra non averlo, e trasformare in parole le emozioni e i sentimenti di una vita, sì rara, ma che non vuole esser altro che vissuta davvero.

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