Si impara da piccoli a giocare a nascondino

Allontanando da me il pensiero di ciò che sarebbe dovuto essere diverso, lasciando andare il dolore di ciò che non sono riuscita a cambiare, mi rialzo. Compio il primo passo sentendo ancora il peso di dolori che difficilmente dimenticherò, che hanno tracciato segni indelebili dentro di me. Mi sentivo forte, pronta, ero certa delle mie possibilità, questa volta ero sicura di poter dire: “Ho vinto!” Non la guerra si intende, ma la battaglia. Una battaglia dura, studiata dapprima a tavolino, con una cura spasmodica per ogni particolare, come fosse un calcolo perfetto, ma l’ultima cosa che immaginavo di dover prevedere era la variabiale della cattiveria, dell’egoismo, di quel tipo di superiorità, mista a onnipotenza che porta distruzione, che innesca una valanga di errori, alimentati dall’incapacità poi di riconoscere le conseguenze a cui questi portano. Ricordo il mio viso bagnato dalle lacrime, seduta per l’ennesima volta sulla panchina di un ospedale, le mie mani tremanti e l’anima scossa dai singhiozzi. Ho chiesto al cielo perchè, ho chiesto a Dio cos’altro voleva da me e alla Vita cos’altro mi avrebbe tolto. Mi sono maledetta per quel calcolo sbagliato, per quella convinzione che avevo alimentato e che mi aveva portato a credere che per una volta, una fottutissima volta, tutto sarebbe andato bene. Guardavo le mie gambe e maledivo il mio ginocchio, maledivo chi con non curanza aveva contribuito al suo peggioramento. Era una rabbia cieca, era la resa che appartiene a chi si sente sconfitto, perso. E persa, senza più sicurezze e con la mente piena di interrogativi irrisolti mi preparavo per tornare a casa, con l’unica volontà di voler scappare lontano.   

Guardo indietro a quest’ultimo mese e a quelli che l’hanno preceduto e riesco a vederne la pesantezza, le ingiustizie, i no con i quali mi sono dovuta scontrare. 
Mi vedo nuotare controcorrente, acqua in faccia, fiato corto, muscoli deboli e stanchi. Sento ancora quella forza contraria tentare di schiacciarmi, spingermi verso il fondo. Sono rimasta a galla, l’ho raggiunta la riva. Dentro la voglia di correre, di lasciare tracce sulla sabbia dei miei passi, voglia di esistere nonostante esistere si dimostri essere una sfida. E quando tutto mi è sembrato scivolarmi tra le mani, come un pugno di sabbia, quando mi sono resa conto di non poter contrastare gli eventi, quando ho capito che nemmeno urlare tutta la rabbia che avevo in corpo avrebbe cambiato il corso degli eventi mi sono fermata. Non dovevo più chiedere altro a me stessa, era arrivato il momento di dire basta. Una realtà vergognosamente ingiusta, un’esperienza che avrebbe annientato i più deboli, ma non me. E non per chissà quale sorta di invincibilità, non perchè io sia indistruttibile ma bensì in nome di una promessa, nata da un augurio fattomi proprio su una di quelle panchine da chi come me stava combattendo l’incedere della malattia. “Vivi, prendi la tua vita in mano, costruisci ricordi, riempila di progetti, insegui nuovi obbiettivi e ricomincia a sognare.” Sono certa che sul mio viso si sia disegnata una di quelle mie strane espressioni di quando lotto contro la commozione che sento esplodermi dentro per parole che non sono certa di meritare ma per le quali sono infinitamente grata e che mi portano spesso a restare in silenzio e sorridere, con la speranza che i miei occhi riescano ad esprimere ciò che a parole non riesco a dire. Lo farò, lo devo fare perchè lo voglio. Voglio davvero vivere. 
 
Ho voglia di essere imperfetta, di non curarmi troppo del particolare se questo rischia di diventare ossessione, limite. Ho voglia di lasciarmi andare, di sentirmi leggera, libera. Ho voglia di sentire dentro quel brivido frizzante, spensierato, che sa di risate, di strade sbagliate, di destinazioni improvvisate. Ho voglia di mischiare la mia pelle con il vento e il sole, di sentire la sabbia solleticarmi i piedi e la pioggia bagnarmi i capelli. Ho voglia di vivere istanti che mi porteranno a ricordare ancora una volta quella sensazione di acqua ghiacciata buttata dietro le spalle, come gli scherzi in riva al mare che finivano sempre con una risata e la faccia piena di sabbia. Ho voglia di calore, di un bacio inaspettato, di un’alba che nel silenzio è capace di raccontarti una storia perfetta, come nelle favole. Desidero davvero riempire ogni attimo di ricordi, belli, pieni di sorrisi, sfacciati. Voglio prendere la vita così com’è, con le sue contraddizioni, con quelle emozioni che custodiscono il buono, che ne custodiscono tanto. Perchè il tanto e di più sarà forza, sarà spinta, sarà quel time out che tornerò a prendermi quando il tanto si trasformerà in troppo. Ed io so che il troppo sarà sempre dietro l’angolo, ma infondo si sà che si impara da piccoli a giocare a nascondino… 

Pubblicato nella Elly&Valy | 5 risposte
Eleonora Caputo

A proposito di Eleonora Caputo

Dirvi chi sono è difficile, perchè la scienza mi definisce Rara tra i Rari, il mondo, invece, diversa. Io amo definirmi semplicemente Elly! Una ventottenne che nonostante tutto crede nei sogni e nel futuro. Un futuro fatto di un tempo relativamente relativo, dove vivo il Qui e L’Adesso! Vivo e sfido ogni giorno realtà che non ho scelto ma che oggi sono parte di me. Non mi sono mai concessa il permesso di sentirmi malata, mi vedo come una piccola Matrioska, Elly e tutte le mie piccole altre me. Una realtà complessa fatta di diagnosi che coesistono e si scontrano. La continua ricerca di risposte ai tanti, troppi interrogativi. Una Vita in attesa, una Vita in viaggio, una Vita di lotte, ma una Vita che voglio Vivere, ad ogni costo. Il mio più grande desiderio? Trovare un senso ad una realtà che un senso sembra non averlo, e trasformare in parole le emozioni e i sentimenti di una vita, sì rara, ma che non vuole esser altro che vissuta davvero.

5 thoughts on “Si impara da piccoli a giocare a nascondino

  1. LisaLisa

    Quello che hai scritto mi ha molto toccata ed hai usato le parole con coraggio per essere reale. Grazie, ti voglio bene,
    Lisa

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  2. D.D.

    Ti capisco dal profondo del cuore… Il mio percorso è simile al tuo… Sono contenta che al mondo esistano persone forti come te, come me. Un abbraccio, D.D.

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    • Eleonora CaputoEleonora Caputo Autore dell'articolo

      Grazie a te per il tuo commento, e la tua vicinanza. Te ne sono grata. Un abbraccio

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