Tra scritti, malattia e vita!

E poi la ritrovi lì a solleticarti il cuore, a chieder voce. Percepisci il suo desiderio di mostrarsi, per poi farsi pensiero, diventando chiara espressione di quel viaggio a cui tu stessa hai dato vita. Nasce da un tempo negato, da un senso contrario. Un viaggio che tracciando sempre nuovi confini, illumina il mio orizzonte. È questo il mio scrivere, il senso di giornate vissute apparentemente per molti senza un perchè. Il mio piccolo miracolo, la mia ancora di salvezza. La mia cura. Un fare offerto, che della Verità fa’ il suo baluardo. Il ritratto perfetto, una tela che animandosi da voce ad un’anima, la mia, che della sua rinascita non fa’ mistero. Denudare il proprio io davanti al mondo è una sfida di immani proporzioni, ma è inevitabile perchè un impeto irrefrenabile si genera e si rinnova, spinto da un’impressione, o scosso da un moto di ribellione, o semplicemente perchè cullato da un desiderio che cerca la sua realizzazione. Pensieri a denuncia di aspettative disattese. Pensieri che raccontano di un vivere che diviene spesso incertezza e si macchia di dolori e paure. Mi ritrovo a cercarli questi pensieri, a volte così sfuggevoli, in continuo repentino mutamento.

Fermi un’idea, la fissi in un punto nascosto del cuore, le permetti di plasmarsi con un sentimento, non le imponi nessuna logica.
È un attimo ancora così imperfetto. Come fosse un frutto acerbo, appeso a un ramo, che si nutre giorno dopo giorno di linfa e calore. Proteggi quell’idea, quel pensiero. Tieni nascoste quelle parole, prive dell’impellente bisogno di essere espresse. Verrà da Se’.
Sarà un lento fluire, un affidarsi sincero. Flussi di coscienza, sconvolgenti verità, il desiderio di aprirsi al mondo, con il timore sempre vivo di scoprirsi un po’ troppo, e non perchè spaventati dalla possibilità di esser giudicati ma per la presa di coscienza che dal quel dire si genererà.
Accade sempre senza che me ne accorga davvero. Un attimo prima il vuoto, i pensieri e l’incapacità di dargli un senso. E poi, eccole, parole, frasi, interi periodi si compongono, si intrecciano, prendono vita. Pensieri maestosi, inarrestabili, carichi di dolore, ma mai bugiardi, saccenti. E il mio stesso volere si piega. La mia anima si arrende, ed io resto in attesa.
Dovrò distaccarmi dal tutto quel tanto che basta per coglierne le sfumature, per comprenderne il senso ultimo, per accettarle come l’atto finale di un processo di cui spesso rimango all’oscuro, pur essendone protagonista. Ho risposto all’incapacità del mondo di ascoltarmi, ho sopperito con le mie stesse parole a quel bisogno di comprensione. Scrivendo, ho visto la mia anima disegnata su un’immensa tela bianca tingersi di colore. Colori vivaci, a volte spenti. Colori freddi, colori caldi. Sfumature, schizzi, puntini piccolissimi. Il niente che diventa tutto. L’impossibile, realtà. L’apparente resa, accettazione consapevole. La malattia, un’alleata.
Sì! La malattia. Lei, compagna di ogni pensiero, ma mai padrona. Scrivere, esprimere l’inconfessabile, rendere indelebile un pensiero, dare voce a un dolore e gridare il mio credo, mi hanno permesso di imparare a Vivere con lei al mio fianco. Non la temo più, non me ne vergogno. Ho smesso di maledirla per ciò che mi ha tolto, per quello che ogni giorno mi nega. Non permetto più ad altri di parlarne a sproposito. Non la relego in angoli buii della mia coscienza dove finirebbe per esplodere e logorarmi dentro.

Lei è parte di me. Complice di risvegli stanchi, di notti insonni. Compagna di parole che all’improvviso si perdono. Detentrice di un potere che in un attimo può sconvolgere il normale ritmo di una giornata qualunque. Non so’ mai quando, non so’ come, e persino un perchè è ancora qualcosa di incerto. Almeno per una parte del tutto. Ciò che oggi io considero un tutto ormai consolidato è invece fatto di realtà differenti tra loro, sindromi affini e sindromi non correlate. Concetti difficili da esprimere, una storia lunga una vita. Sconosciuta per la scienza, scomoda per il mondo, ma Mia. La mia realtà, il mio Esistere! Ciò per cui lotto, ciò da cui fuggo quando diventa tentativo, ciò che accetto quando l’ennesima verità mi viene imposta. Come spiegarlo al mondo? Semplicemente Vivendo.  “Di cosa ti occupi?” “Io? Vivo!” La prima volta che la mia bocca pronunciò quest’esclamazione sentì nascermi in petto una sensazione di assoluta libertà. La dottoressa mi guardò perplessa e io ricordo che Sorrisi, mi alzai, le strinsi la mano, la ringraziai e uscì da quello studio sentendomi Leggera. Non so dire ciò che la lasciò stupefatta, se la mia spontaneità o l’apparente ovvietà del mio dire, e ad esser sincera più e più volte ripensandoci mi sono chiesta chi davvero ne coglierà mai il senso. Vivere, un diritto che mi prendo e un dovere che voglio assolvere! L’ostinato tentativo di non permettere ad una scia lenta e distruttiva di obbligarmi all’immobilità. Il mio tempo scorre, ed io nonostante tutto voglio continuare a correre più forte di lui. Ecco perchè trasformo ogni limite in un’opportunità. Permetto al mio corpo di fermarsi quel tanto che basta per riposarsi un pò, ma rinnego l’idea di fermarmi. Non posso. E così finisco per ignorare il dolore, perchè finirei per riscoprire richieste che la mia Volontà non può accettare. I miei muscoli vorrebbero tempo. Le mie ossa griderebbero un aiuto che da troppo tempo viene ignorato. I miei occhi vorrebbero luci tenui, e ombre. Il mio viso farebbe a meno del vento, di un bacio improvviso. Tutto il mio corpo, se io lo ascoltassi, se io cedessi, se anche io come un’altra me, mi dimostrassi elastica, se mi lasciassi andare finirebbe intrappolato. Innescherei una bomba che una volta esplosa mi porterebbe alla fine. Così un giorno comprensi che per uscire dal buio, per avere quel riscatto e per donarlo a chi come me Vive e Lotta dovevo mostrarmi al mondo, e l’unico modo era fare ciò che da sempre mi aveva concesso di potermi esprimere lasciando però intatto quel senso di intima protezione che in un pensiero che si trasforma in Verbo è possibile trovare. Ed io quel pensiero lo dono al mondo, apro il mio cuore e la mia mente, e trasformandolo in parole gli dono una forma ma sempre con amore, cura e protezione. Così io, giorno dopo giorno, scrivo un Nuovo Inizio, assecondando la mia Volontà. Così io Vivo! 

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Eleonora Caputo

A proposito di Eleonora Caputo

Dirvi chi sono è difficile, perchè la scienza mi definisce Rara tra i Rari, il mondo, invece, diversa. Io amo definirmi semplicemente Elly! Una ventottenne che nonostante tutto crede nei sogni e nel futuro. Un futuro fatto di un tempo relativamente relativo, dove vivo il Qui e L’Adesso! Vivo e sfido ogni giorno realtà che non ho scelto ma che oggi sono parte di me. Non mi sono mai concessa il permesso di sentirmi malata, mi vedo come una piccola Matrioska, Elly e tutte le mie piccole altre me. Una realtà complessa fatta di diagnosi che coesistono e si scontrano. La continua ricerca di risposte ai tanti, troppi interrogativi. Una Vita in attesa, una Vita in viaggio, una Vita di lotte, ma una Vita che voglio Vivere, ad ogni costo. Il mio più grande desiderio? Trovare un senso ad una realtà che un senso sembra non averlo, e trasformare in parole le emozioni e i sentimenti di una vita, sì rara, ma che non vuole esser altro che vissuta davvero.

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