Scelte sbagliate vs. Scelte giuste

Ultimamente, mi vengono poste sempre le stesse domande anche se formulate in maniera differente.

  • La disabilità quanto ha inciso nelle tue scelte di vita?
  • Come hai affrontato tutto?

Vedo il mio IO sdoppiarsi e rispondere:
-Si, la disabilità ha influito nelle tue scelte.
-No, le avresti scelte a prescindere dal non udire.

Ci ripenso sempre. SEMPRE. Queste domande mi hanno portato a riflettere e sono tornata indietro nella mia linea del tempo a ripercorrere tutte le scelte, giuste e sbagliate che siano state, per analizzarle.

Non è stato affatto facile. Molte scelte sono state fatte senza pensarci un attimo, senza mettere a fuoco i pro e i contro, molto spesso la disabilità veniva alienata nelle decisioni del mio inconscio oscurandone il disagio del non sentire. Molte scelte sono state irrazionali, mi sono buttata con l’irruenza e la voglia di sfidare me stessa sottovalutando la capacità di farmi male e di scontrarmi con quella che per tanti anni è stata una nemica da combattere.

Io non credo di aver “affrontato”, semplicemente col senno di poi mi sono resa conto di essermi vissuta a pieno tutto il conto che mi è stato presentato; continuerò a farlo con l’irruenza, la passione e l’amore per tutto ciò che di bello/brutto accadrà in questo fantastico percorso.

Ci sono state scelte “sbagliate” che mi hanno messo di fronte al limite, volte in cui volevo a tutti costi superarlo, abbattere l’ostacolo andando a sbattere con qualcosa più forte di me, qualcosa che non era possibile superare ma solo arginare. E ammettere di non poter superare l’ostacolo perché barriere più forti della mia volontà lo impedivano, mi ha fatto crollare il mondo addosso.

Ma, dopo le lacrime dei primi due minuti, una soluzione c’è.

Ho scelto di mettere le protesi solo da adolescente, prima di allora non riuscivo a prendere una decisione poiché la paura aveva preso il possesso del mio libero arbitrio. La paura rimase ma la necessità di sentire andava oltre, oltre la mia barriera psichica. Questo è stato l’input che mi serviva per capire che nella vita non esistono scelte sbagliate. Spesso, vivendo ciò che ci spaventa ci rendiamo conto di quello di cui non possiamo fare a meno.

MA CHE MONDO SAREBBE SENZA I SUONI? IO HO PAURA DEL SILENZIO.

Ciò che mi ha fatto sempre un po’ soffrire è questo Stato di diritti che non ti riconosce una problematica o te la riconosce interpretandola a modo suo perché comunque sei abile nel linguaggio. E quindi, nel mio caso, nel mio essere sorda, parlare è stato un problema. Mio caro Stato, lo sai quanti pianti e quante umiliazioni mentre parlavo da sola davanti uno specchio per fare esercizi con cucchiaini e abituare la lingua a stare nella posizione corretta in modo che accompagnasse il suono di quella parola nella pronuncia corretta?

L’esperienza, la conoscenza hanno fatto si che mettessi a confronto il mio percorso, la mia sordità con quella di altri amici con storie differenti, scelte di vita diverse portandomi alla conclusione che la sordità è un mondo molto complesso da analizzare per chi lo vive dall’esterno e non per questo ci si deve limitare e classificare solo alcune delle tante categorie.
I disagi ci sono, chi li vive in maniera più accentuata, chi in maniera lieve. Ma il problema non è il disagio in sé ma la condizione imposta dallo Stato di diritto che esclude molte sottocategorie. La sordità è un mondo costruito sulle protesi acustiche, sull’impianto cocleare, sul bilinguismo, il plurilinguismo, la logopedia e le scuole ma il perno di tutto ciò è la VOGLIA DI NON SMETTERE MAI DI LOTTARE PER I PROPRI DIRITTI.

Sarò ripetitiva ma ciò è una cosa che mi fa soffrire maledettamente: essere considerata una sottocategoria e non essere messa nelle condizioni di arginare il limite. Il limite l’ho arginato da sola fin adesso, lo Stato di diritto non c’è stato. Perché parlare è sufficiente per l’esclusione. Lo Stato di Diritto che dice tanto di battersi per i disabili, è a conoscenza del fatto che quando io ho l’otite non posso indossare le protesi e resto nel silenzio più totale un paio di giorni?

Tra tutte le mie scelte, di una sono sempre stata sicura: non arrendermi, spiegare i miei limiti, cercare di farli capire e trovare una soluzione, anche senza il mio Stato di Diritto.

Pubblicato nella Il Rumore dei Suoni | Lascia un commento
Gloria Zullo

A proposito di Gloria Zullo

Difficile definirmi, non amo parlare di me. Studentessa a tempo perso, fuggo dalla realtà per ritrovare i sogni, anche solo per pochi minuti. Da quando ho scoperto i suoni, non riesco più a vivere senza. Mi sento una ragazza come tante, nulla di più, nulla di meno. Vivo in un mondo incantato fatto di sole cose belle. Faccio di tutto per evitare che entri il male. I suoni, sono la cosa che amo di più.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *