Sassi nello zaino di Marcello

Nel mese di luglio di qualche anno fa decidemmo di fare una gita. Vicino alla nostra casa di Orentano, in provincia di Pisa, c’è un piccolo rilievo, il Monte Serra. Più volte eravamo saliti con i pulmini per andare a castagne, con la moto per vedere i percorsi, con i cavalli per campeggiare fuori due giorni, ma mai eravamo andati fin lassù a piedi. Così partimmo.

Era l’alba, fresca e umida, è piacevole svegliarsi presto in estate. Eravamo una ventina tra bimbi e volontari, salimmo sui due pulmini e raggiungemmo le pendici del Serra. Dopo averci scaricati uno dei pulmini ripartì con due volontari per salire fino alla cima con le vettovaglie e noi, zaino in spalla, cominciammo la salita. I bambini erano euforici e subito iniziarono i canti. Tre ore di salita ci aspettavano. Man mano che il sole saliva e il tempo passava la stanchezza aumentava, ed il passo era sempre più lento. Dopo una prima sosta su un pianale per rifocillarsi con tè, barrette di cioccolato e frutta ripartimmo, e l’allegria riprese il sopravvento.

Dopo poche centinaia di metri vidi uno dei ragazzi più grandi, solitamente molto agile, restare indietro. Non gli dissi nulla perché è piuttosto permaloso ed un incitamento davanti a tutti lo avrebbe preso in quel momento più come una critica che come un sostegno, e mi limitai ad osservarlo da lontano. Passò un po’ di tempo ed era sempre più indietro, tanto che dissi agli altri ragazzi di aspettarmi e scesi per andargli incontro. Lo trovai seduto su una pietra, stanchissimo, tutto sudato. Con un cenno gli chiesi cosa gli fosse successo, ma lui scosse la testa alzando una mano, come a dire “nulla, non ti preoccupare”.

Non capivo, ma non volli insistere. Dopo circa dieci minuti lo sollecitai a ripartire, ma in tutta risposta alzò la mano facendola oscillare in segno di “aspetta”. Attesi ancora un po’ e alla fine riprendemmo la salita. Era lento, stanco, si sarebbe voluto fermare ancora. Gli porsi un bastone per tirarlo, ma era troppo provato anche solo per farsi trainare.

Fu allora che lo abbracciai “Marcello, cosa c’è che non va?” “Nulla” rispose a mezza bocca. Anche per non far aspettare gli altri feci per prendergli lo zaino, ma bruscamente me lo impedì. Rimasi allibito per un attimo, ma volendoci vedere chiaro lo costrinsi a lasciarmi prendere lo zaino. Non aveva le forze e non oppose una grande resistenza. Era pesantissimo. Guardai dentro e vi trovai una decina di grossi sassi. Pazzia. “E questi dove li hai presi? Che te ne fai?” “Mi piacevano, li ho visti e li ho presi

Nel nostro cammino di vita anche noi facciamo così: raccogliamo sassi belli e colorati, ma inutili, sassi che appesantiscono la nostra salita verso l’alto. Da un lato dovremmo cercare di non raccogliere sassi per la via, di non andare dietro alle cose materiali perché effimere e inutili. Dall’altro lato dovremmo avere il coraggio di farci aiutare se siamo appesantiti affinché il nostro cammino sia più agevole e meno faticoso.

Quali sono questi sassi per voi? Vi fate aiutare a portare lo zaino e ad alleggerirlo? Avete mai pensato che quei sassi diventano talmente preziosi per voi ma ostili e talvolta aggressivi con chi vi vuole bene e cerca di aiutarvi?

 

#AffidoaDistanza

 

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