Salute, questa sconosciuta!

ASI – Accademia di Scienze Infermieristiche – ha organizzato il giorno 8 Giugno presso l’Istituto Nazionale Tumori di Milano un seminario finalizzato alla discussione e al confronto circa le tematiche della Salute. In particolar modo il focus si è concentrato su che cosa sia oggi la Salute, da ciò il titolo del Convegno: “Il bisogno di Salute nella Società che cambia: riflessioni e prospettive”.

L’intento di ASI è quello di gettare le basi per sviluppare, a partire appunto dalle riflessioni scaturite dal Seminario, una ricerca scientifica che miri ad identificare nei vari contesti sociali quale sia la concezione e percezione che le persone hanno di Salute, per poi quindi modellare in modo strutturato intorno a questi risultati l’approccio da co-costruire garante di un nuovo modo di relazionarsi e “curare” i pazienti, le persone.

Il ruolo dell’infermiere oggi è davvero sottovalutato e relegato al compito di esecutore di atti pratici quali il prelievo, la terapia e poco più. Al Convegno qualcuno diceva, facendo una citazione, che l’infermiere finisce col tendere al ruolo di “medico bonsai”. Ma non c’è nulla di più sbagliato. L’infermiere è, o potrebbe essere, proprio il ponte tra il medico e il paziente incarnando quel ruolo di comunicatore, di ascoltatore che il medico oggi non sa o non può svolgere. 

Paola Arcadi, Presidente di ASI, da me conosciuta attraverso e grazie Slow Medicine, mi ha invitato a partecipare a questo incontro come testimone di un difficile percorso di costruzione di Salute e di relazione con gli operatori sanitari. Un percorso difficile e molto lungo che si snoda nel corso di decenni e coinvolge molteplici specialità mediche evidenziando incongruità e riduzionismi davvero disfunzionali.

Ho accettato l’invito con enorme piacere e con grande felicità in quanto avrei potuto conoscere delle persone che stimo molto e che in parte avevo conosciuto solo virtualmente, ma soprattutto perchè sono fortemente convinto che qualunque esperienza che porti evoluzione e riflessione debba essere condivisa, soprattutto con quanti sono attori e non comparse in quel cammino ove si sono riscontrate difficoltà e criticità.

Non mi addentrerò in una disamina giornalistica del convegno in quanto questo non è un ruolo che mi compete, ma mi limiterò a raccontare quelle che sono state le sensazioni e le emozioni che questo evento ha suscitato in me, anche perchè credo che spesso contino forse ancor più di qualunque altra riflessione, o almeno che contino tanto quanto!
Un convegno può essere bellissimo, ricchissimo d’interventi anche interessanti, ma non di rado finisce con l’essere solo una vetrina dove i vari relatori espongono in modo anche un tantino eclettico e istrionico le proprie conclusioni e utile ad accumulare crediti ECM per gli uditori, ma che finisce col non lasciar nulla, col non costruire davvero niente di nuovo. 

Siamo in un momento sociale e storico di cambiamento, soprattutto in alcuni ambiti, uno di questi è proprio la Sanità. Questo club che fino ad oggi è stato assolutamente esclusivo, dove per essere ammessi era assolutamente necessario essere Medici o Direttori o illustri qualcosa, ha finalmente compreso che senza la presenza del paziente le belle discussioni finivano con l’essere completamente scollate dalla realtà. Grandi primari che esponevano i risultati della loro esperienza di studio, ma che poi non erano in grado di comunicare col fruttivendolo che veniva ricoverato per tal  o tal’altro problema. Una sorta di schizofrenia paranoide, dissociazione sanitaria nella quale gli alleati divengono nemici… Il risultato di ciò è ampiamente visibili col metastatizzare della medicina difensiva e dell’incomunicabilità medico paziente, ma anche medico-operatore sanitario. Ma per fortuna il mondo non può essere diviso in modo manicheo, ma osservato solo in modo taoista e perciò in ogni dove risiede il seme del bene e al contempo quello del male, è solo necessario decidere quale dei due curare… Così anche nel mondo medico e sanitario in generale molti sono coloro che hanno compreso come sia fondamentale invertire la rotta, per molteplici ragioni, anche pragmatiche, di economia sanitaria se vogliamo e che hanno cominciato ad operare in funzione del riportare al centro di questo mondo la persona che ha bisogno di cura e non più cure che debbano essere “vendute” a persone!

ASI, con questo seminario, è fra i precursori di questa nuova tendenza, aiutato forse dal fatto che l’infermiere a differenza del medico vive meno il senso di superiorità e di onnipotenza che invece molti medici hanno ben radicato in loro, o forse semplicemente perchè il Comitato Scientifico di ASI è formato da Esseri Umani che fanno gli infermieri…! Fatto sta che hanno dato il via ad un modo, a mio modesto avviso, di costruire un convegno del tutto nuovo.

La giornata di lavoro è stata divisa in tre sessioni: la prima intitolata “I modelli della Salute nella Società odierna” ha affrontato aspetti antropologici e simbolici della Salute e della cura, in particolare l’intervento della Dr.ssa Barioglio è stato illuminante e davvero utile a comprendere come buio e luce non siano forze antagoniste, ma elementi che compartecipano alla creazione della cura. La seconda “Il bisogno di Salute tra domande e risposte” ha visto gli interventi del Dr. Paolo Motta che ha analizzato i legami tra Salute, Competenze e Professionisti e del Dr. Gavino Maciocco (Promotore e coordinatore dell’interessantissimo sito SaluteInternazionale) la cui relazione ha abbracciato l’intero ambito della prevenzione e dei conflitti d’interesse in Sanità, anch’essa illuminante! La terza sessione invece, “Dall’esperienza alla ricerca”, è stata quella che a mio avviso ha davvero reso questo Seminario innovativo ed affascinante, precursore di un modello da ripetere, in quanto ha portato all’interno di un contesto medico, sanitario, scientifico, il mondo della narrazione, dell’esperienza, dell’emozione, dei sentimenti con un primo splendido momento di teatro e medicina narrativa, grazie a Teatro Officina, in cui un bravissimo attore, Stefano Grignani, ha rappresentato un pezzo scritto da un medico in cui si narra il punto di vista di chi ha scelto di fare il dottore forse con un’idea anche di grandezza e di fama e si ritrova a fare la guardia medica in un paesino sardo dove nulla succede se non la normalità di quanto accade in ogni studio medico di provincia…, ma accadrà qualcosa che obbligherà il giovane medico disilluso ad entrare in contatto con delle emozioni che probabilmente faranno sì che lui non sia più la persona di prima… L’intervento successivo è stato il mio in cui appunto ho raccontato il dolore di chi cerca aiuto e trova muri di gomma e che vi invito a leggere e commentare e il terzo quello di Laura Binello, infermiera di famiglia con la passione e la dote della scrittura, del racconto; il cuore che coglie l’istante e lo rende visibile al mondo grazie ai suoi meravigliosi racconti che nell’occasione del Seminario sono stati interpretati da Daniela Airoldi e Lorena Salvini di Teatro Officina. La giornata quindi si è conclusa con la presentazione della ricerca che prenderà il via proprio a partire da questa giornata di fatti, parole ed emozioni.

La sensazione che ho vissuto dai primi contatti con Paola e gli altri rappresentanti di ASI fino al ritorno a casa dopo la partecipazione al Convegno è stata di essere in “famiglia”! Davvero! E questo è molto bello e credo utile a tutti. Non Giudizio, non alta e severa osservazione, non paranoica attenzione ad accuse o insinuazioni, ma cura! La cura di chi accoglie, ascolta, prende e dà! 

Non so a quanti di voi sia accaduto o accada, ma la percezioni d’incontrare anime affini è davvero magica e consente di costruire verso una meta sana comune. 

Sono certo che la Salute dei prossimi tempi sarà molto diversa dalla Salute che abbiamo conosciuto fin’ora, o almeno questo è quanto mi auguro e ciò per cui cerco di spendermi!

Non scontro, ma sistemico incontro!

 

 

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Claudio Diaz

A proposito di Claudio Diaz

Sono una persona che grazie alla malattia è tornata in contatto con una realtà dalla quale fuggiva da troppo tempo e che grazie alla stessa ha compreso, nel senso più totale, il dono del presente, del qui e ora. La Vita è un lungo e bellissimo viaggio del quale però troppo spesso non si comprende lo splendore, e solo tramutando un evento drammatico, una crisi, in un’opportunità, potrà essere ri-scoperto. L’opportunità per me è stata quella di riscoprire l’importanza della relazione mente-corpo-spirito e delle mie reali potenzialità, comprendendo che solo attraverso un’attenta osservazione di un evento si può capire la sua mutevolezza e le sue molteplici sfaccettature. Oggi cerco di restituire in qualche modo il tanto ricevuto, dall’esperienza di uomo di 35anni quale sono. Scrivo, fotografo, ascolto e parlo. Non rifiuto più di dire quel che penso, nè tanto meno di ascoltare quel che pensano gli altri. Sono socio di Slow Medicine, e amo chi riesce a guardar prima dentro di sè, perchè solo tramite questo viaggio introspettivo si troverà la chiave di lettura per amare la vita nonostante le storture in cui la realtà ci coinvolge. www.neurodiversamente.org

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