Riscoprirsi Umani

“Devo pure dare la precedenza ad un handicappata”
“Ah, se vuole la precendenza se lo prenda da sola il tagliandino”
“Poverina, è davvero un peccato. Sei così bella.”
Tre frasi. Tre luoghi diversi: un supermercato, il centro prenotazioni di un ospedale, un bar.

“Di stronzi ne è pieno il mondo, tu oggi hai vinto!”
“Un bagno di gentilezza ti servirebbe proprio!”
“E già, è proprio un peccato…che esisti!” Tre frasi. Pensate e non dette! 

Sì le ho pensate, esattamente per come le ho scritte, ma ho preferito tacere. Penserete forse che ho sbagliato, che il non ribellarsi sia stata una debolezza, una mancanza di coraggio. Legittimo. Ma provate a pensare di doverlo fare, sì, di dover reagire, di dovervi difendere, di dover obbligare altri a porgervi delle scuse ogni singola volta che mettete piede fuori casa. Nessun caso isolato, ma consuetudine, routine, la firma alla totale assenza di rispetto verso chi diverso. Sono frasi vuote, mancanti di umanità, empatia, impregnate di una cattiveria sedimentata nel pregiudizio. Il rischio di cadere nella retorica non è poi così remoto per me che oggi scelgo di trattare per l’ennesima volta l’argomento, ma nonostante le lotte, le battaglie portate avanti per abbattere preconcetti e barriere sembra davvero che il male dell’ignoranza sia un mostro imbattibile. Una vita in lotta, una vita spesa a dimostrare di essere capaci, una vita alla conquista di un posto nel mondo, una vita a difendersi. Ma vi siete mai chiesti quanto possa risultare mortificante, quanta frustrazione e rabbia riescano a generare queste poche parole, buttate lì a caso, con una superiorità da far impallidire, che lascia interdetti? E se proprio non riuscite a porvi, anche solo per un attimo, quello che non riesco a chiamare in nessun altro modo se non scrupolo di coscienza, avete mai provato a legarvi una mano, magari proprio la destra, e poi scrivere o a camminare su una gamba sola? Avete mai riempito le vostre tasche di pesi pesantissimi e provato poi a compiere le più comuni attività, come fare la spesa ad esempio? Avete mai provato a dover rinunciare ai vostri sogni, ai vostri progetti o ad un viaggio perchè costretti in un ospedale? O ancora, avete mai guardato il mondo seduti su una sedia rotelle o a misurare i vostri passi al fianco di una stampella e farlo ogni giorno della vostra vita? Fatelo, fate anche solo una delle cose che ho appena scritto, ma aggiungetevi le preoccupazioni per una condizione che non avete scelto, problemi familiari o economici, o magari la fine di un amore o il tradimento di chi credevi amico. Insomma aggiugete banalmente una delle tante possibili preoccupazioni o dei possibili dispiaceri che caratterizzano la vita di ciascuno di noi. Fatelo!!! Sono sicura che impazzireste, che vi sentireste finiti, che non sapreste più come respirare, semplicemente come vivere. E non è colpa vostra. È naturale! Il vecchio detto che ci si debba trovare in una situazione, che la si debba vivere per comprenderla non è una banalità. E’ difficilissimo per noi spiegare e per voi capire, è umano e non vi è nulla di cattivo. Io ci sto davvero provando a starci dentro, lotto ogni giorno per trovare un mio equilibrio e non penso affatto che la vita abbia voluto punirmi e allo stesso modo non credo di sfruttare la mia disabilità, ed esser quindi privilegiata, se usufruisco di un parcheggio o se salto la fila. Non sono per me privilegi, sono diritti. È un diritto datomi dalla mia condizione e non starò a dirvi che non lo meritavo, o che ne avrei fatto a meno perchè non è al compatimento che miro. Non voglio che la mia diversità generi altrettanta diversità, che sia per il modo in cui gli altri mi vedono o in cui sceglieranno di rapportarsi con me. Ma non riesco più ad accettare l’accanimento, la noncuranza, la cattiveria di molti. Perchè tutto questo sdegno?  Perchè questo fastidio crescente? Perchè tutti questi pregiudizi? Ammetto che oggi una risposta a questi interrogativi non mi importa trovarla, ammetto di non pormele più queste domande. E non voglio nemmeno più scusare, giustificare o sforzarmi di capire. Cosa devo perdonare? Cosa dovrei capire? Non siamo tutti buoni, non esiste la favola del buon samaritano pronto a porgerti la mano appena girato l’angolo. Non esiste solo il bene. La cattiveria, l’egoismo, il marcio possono risiedere nell’animo di ciascuno. E il marcio c’è anche tra i disabili, la malattia non rende come per magia più buoni, nè immunizza dalla cattiveria. Ed è questo il punto! È nell’esser umano il potenziale problema, è nel suo determinarsi, nel credere di più ad un’ideale di perfezione che all’essere umani, empatici. Non credo nelle differenze, non credo che basti una menomazione a renderci migliori nè che basti un portafoglio pieno di soldi per renderci ricchi. Siamo noi e solo noi a decidere che strada percorrere ed è solo nostra la responsabilità quando libertamente scegliamo di offendere, di mancare di rispetto, di commettere un gesto a discapito di chi ci sta vicino. È dal rispetto delle piccole cose che si deve ripartire, dall’educazione dei piccoli, dall’insegnamento alla condivisione, all’ascolto. Bisogna riscoprire il lato buono della diversità perchè la diversità esiste, è un fatto ma perchè ostinarsi a vederla esclusivamente come un limite? Il suo lato buono risiede nell’imparare a vederla come un’opportunità, nell’abbattere la paura che le aleggia intorno, nel voler comprendere che diverso non è sbagliato, non è mancante. È al singolo che va la scelta, l’unica possibile, di vedere ciò che appare come diverso come un limite che può solo allontanare o invece come quel valore aggiunto che può portarci a riscoprire un lato che magari non si era certi di avere e che ci avvicinerà prima ancora che all’altro a noi stessi, a quella, a volte, dimenticata umanità. 

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Eleonora Caputo

A proposito di Eleonora Caputo

Dirvi chi sono è difficile, perchè la scienza mi definisce Rara tra i Rari, il mondo, invece, diversa. Io amo definirmi semplicemente Elly! Una ventottenne che nonostante tutto crede nei sogni e nel futuro. Un futuro fatto di un tempo relativamente relativo, dove vivo il Qui e L’Adesso! Vivo e sfido ogni giorno realtà che non ho scelto ma che oggi sono parte di me. Non mi sono mai concessa il permesso di sentirmi malata, mi vedo come una piccola Matrioska, Elly e tutte le mie piccole altre me. Una realtà complessa fatta di diagnosi che coesistono e si scontrano. La continua ricerca di risposte ai tanti, troppi interrogativi. Una Vita in attesa, una Vita in viaggio, una Vita di lotte, ma una Vita che voglio Vivere, ad ogni costo. Il mio più grande desiderio? Trovare un senso ad una realtà che un senso sembra non averlo, e trasformare in parole le emozioni e i sentimenti di una vita, sì rara, ma che non vuole esser altro che vissuta davvero.

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