Rinascere dal nulla

Accidenti!! Non trovo le parole, ma sento un pugno nello stomaco e un freddo agghiacciante nel cuore. Un’empatia fraterna, quella di due amici come noi, che mi sconvolge .
Sento mio l’abbandono che Mario mi racconta con l’orgoglio e la consapevolezza di quarantenne sopravvissuto ad una vita avversa, che lui definisce il suo calvario.
Le lacrime si trattengono a stento, quel ragazzino mi pare di vederlo accudire i fratellini in quella notte intrisa di malinconia e desolazione, quando la madre li rinchiuse in casa, lasciandoli senza un perché.
Non servirono i pianti, ne’ le suppliche silenziose del cuore, lei non tornò.
All’alba si affacciò una luce in quella casa povera e buia, era il sorriso del loro papà avvisato forse dai vicini che da quella porta avvertivano il pianto.
L’uomo si era già separato dalla moglie, una donna incostante e superficiale che ormai non amava più, ma dopo l’accaduto, per le sue creature rimase l’unico punto di riferimento.
Col trascorrere dei mesi, occuparsi di figli e lavoro diventava un compito gravoso. I dubbi erano un tarlo che divorava la mente di quell’uomo.
“Come crescere tre bambini da solo?” Una domanda senza risposta, ma con due soluzioni possibili, arrangiarsi al meglio o risposarsi.

“Il matrimonio, fu quella decisione definitiva a cambiare per sempre la mia vita. Si, perché la donna al suo fianco era subdola e conformista. Accettò da subito di fare da madre ai più piccoli, e all’apparenza era affettuosa, così li conquistò o almeno li rese ubbidienti, ma per me non c’era posto, nè una finta gentilezza, fu ostilità reciproca dal primo sguardo.”

“Io ero taciturno e solitario, ero il figlio strano di suo marito e quando mi chiamava così, sentivo una rabbia esplodermi dentro, tanto grande da farmi a pezzi anche se respiravo ancora. Orgoglioso e impassibile li fissavo, e papà non mi difendeva mai.
Un giorno lei disse una parola che non conoscevo e per di più mi guardava con disprezzo.

“ Tuo figlio è un Handicappato !! Trova una soluzione, o sarò io ad andarmene.”

Handicappato, non sapevo cosa volesse dire, ma capì che voleva sbarazzarsi di me.
Papà non rispose, per fortuna non mi aveva cacciato di casa e sperai con tutto me stesso che non lo facesse, nonostante la cattiveria della mia matrigna. Avevo solo dieci anni e conoscevo già la strega malvagia delle favole, sempre lì ad aggredirmi per nulla. Era bella, ma dagl’occhi di ghiaccio, era il mio incubo. 
E così un brutto giorno un dottore mi visitò. In verità, molti medici mi avevano esaminato durante l’anno, ma questo lo fece meglio, perché rilasciò a mio padre un foglio di carta e nel leggerlo papà diventò scuro in viso.
“Disordine mentale, emotivo e comportamentale. Insomma, un bambino depresso e disabile, o Handicappato. Quei paroloni solo per dire che io non sapevo stare con gli altri senza litigare, e che per questo mi avrebbero escluso dalla società “normale.” 
Soffrivo, e in qualsiasi modo mi definissero mi sentivo una nullità.”

“La vita giocava con le mie emozioni sballottandomi come una pallina da tennis, la mamma tornò a prendermi, all’improvviso, ero un misto di felicità e tristezza. Ritrovavo un genitore per perderne un altro.
Mia madre, almeno, sembrava volermi bene, mentre mio padre mi affidava a lei sorridendo, come sollevato da un peso enorme. Forse era stato proprio lui a rintracciare la mamma, perché portasse con sé quell’impiastro di figlio handicappato (queste le parole più gentili della matrigna).
Solo i miei fratelli piangevano nel vedermi andar via. Avrei obbiettato, ma non mi fu concessa la parola, e subì l’addio brutale dall’unico affetto sinceramente ricambiato.”

Mario e la sua vita nuova fatta di cose belle, lì nella casa in affitto insieme alla mamma o così sperava, ma gli stenti continuavano.
Cinque anni dopo. quella donna volubile decise di non voler più occuparsi di quel figlio depresso, non accettava che rimanesse per sempre “diverso.” Fuggì ancora dalle sue responsabilità e da se stessa, un abbandono definitivo.

“A sedici anni restai completamente solo e disorientato. La mia condizione clinica mi impediva di lavorare, ormai ero un vagabondo senza tetto, e la mia disperazione imprecava contro un Dio crudele.”

La fede, la stessa che Mario stava disprezzando, fu la sua ancora di salvezza. Si trovava in una chiesa quando svenne per lo sfinimento psicofisico. Lì scoprì finalmente il volto umano degli uomini. Ci vollero anni di recupero, anni difficili, in salita, ma verso la rinascita.
Un risveglio puro, fatto di una dignità a cui non avrebbe più rinunciato. Oggi Mario è un giovane uomo, sereno e libero delle proprie decisioni. La comunità di recupero che lo ha accolto è, oggi, la sua casa, e l’unica famiglia che lo ami davvero.
Ci sono storie che mai avremmo pensato di ascoltare. Storie crudeli che lasciano senza fiato e spezzano le anime sensibili, lasciandole squarciate e stropicciate, per sempre, anche se il tempo sembra aver risanato il dolore. 
Ma il dolore è un maestro per chi si lascia addomesticare dalle sue strade impervie.
L’uomo rinasce nel vento del perdono, così anche Mario risorge delle proprie ceneri senza rancore, colmo di quell’amore che supera il male e schiaccia il pregiudizio.
Amore che vive della sua essenza, e che ci insegna ad emozionarci e non a giudicare. Amore che ci farà scoprire che anche la vita più disastrata si trasforma in una favola. Il bello di esser vivi ci sorprende quando tutto sembra perduto nella notte infinita.

 

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Giusi

A proposito di Giusi

Sono una donna single di trentanove anni, ma in me vive ancora lo spirito gioviale di una bambina curiosa. Non mi ritengo infantile ne poco realista, perchè il dolore lo conosco da sempre, ma oggi lo vivo in modo consapevole come fosse un amico. Può rivelarsi estenuante affrontare una dipendenza fisica dalle altre persone, perchè c'è sempre qualcuno a limitare la voglia di agire e di essere. Forte di quell'esperienza scioccante che mi ha spezzato l'anima un milione di volte, a quella bimba ho insegnato ad asciugarsi le lacrime e diventar donna. Osservo, scovo e domando, sono una piccola ficcanaso dalle buone intenzioni. Mi definisco una raccontastorie, vivo di emozioni a fior di pelle. Un concentrato di pregi, difetti e qualche volta estremi. La bellezza che cerco è dentro me, poichè ciò che resta intorno è un goffo tentativo di vivere, come una funambola a un passo dal cadere nel vuoto. Io voglio aiutare con la mia presenza di spirito, con un ascolto costante e con parole misurate, mai invadenti, perchè anche il cuore più duro si scioglie davanti a un amore discreto.

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