Ricominciare

“Tu ami troppo, è questo il tuo errore!” Ci risiamo, è successo di nuovo, e puntualmente ecco che la frase che mi sento ripetere da tutta una vita torna a risuonare forte e chiara. 
Amo “troppo”! Ma da quando l’amore ha una misura? Sì, insomma, come può un sentimento tanto grande, complesso, a volte indecifrabile avere un peso specifico? Che stronzata è mai questa? Non andrò per il sottile, non cercherò parole buone, no. Sono arrabbiata, forse il termine giusto, il dire comune, è che sono davvero incazzata nera. E lo dico, lo devo dire, scelgo per la prima volta di gridarlo. D’altronde ho scelto di mettere la mia vita nero su bianco, perchè ora dovrei nascondere ciò che in questo momento mi ha portato a prendere le distanze da tutto ciò che mi circonda e che ha fatto parte della mia vita fino ad oggi? Perchè è questo quello che ho fatto, e che faccio da giorni. L’ho fatto in silenzio, l’ho fatto senza riuscire a versare nemmeno una lacrima, l’ho fatto perchè avevo compreso di essere arrivata a toccare il fondo. Stavo letteralmente raschiando il fondo di un barile ormai vuoto, misero, povero. E quando questo accade non servono parole, nè lacrime.

Tutto ha un inizio e tutto ha una fine, l’utopia del per sempre è qualcosa che ho abbandonato da molti anni, e non a causa di un amore finito male, o dell’ennesima storia consumatasi tristemente in un nulla di fatto, ma perchè la malattia, proprio lei, creando un indelebile spartiacque tra il Prima e il Dopo, ha fatto sì imparassi a guardare a ciò che finisce, a ciò che inevitabilmente non sarà più con occhi diversi. “Prima” la parola fine mi incuteva paura, mi spaventava a tal punto da non riuscire mai a prendere le distanze da ciò che arrivava a distruggermi. “Dopo”, quando i segni di ciò che davvero giunge alla sua fine si sono imposti alla mia vita ho capito di non aver altra scelta se non quella di fare di ogni fine un nuovo inizio. Quando la vita ti obbliga a rinunciare a ciò che più ami, quando vedi svanire i tuoi sogni, quando accetti i limiti che cambieranno davvero per sempre la tua vita, impari, e sei costretta a farlo, a dare ad ogni Fine il giusto peso. Ogni Fine ne ha uno, alcuni rischieranno di schiacciarti, altri invece diverranno l’inizio di un tempo nuovo, faticosamente riconquistato ma che rappresenterà un’autentica Rinascinata. Ed è così che ho visto il vero volto del divenire, quella speranza, quel credo che mi hanno permesso di rialzarmi dopo ogni amara caduta. Oggi la parola Fine non mi spaventa più, non mi porta a sentirmi inadatta, colpevole di non esser stata all’altezza, ma provoca in me due sentimenti distinti tra loro: un’esplosione di rabbia quando a finire è un sentimento che si è macchiato della mancanza di sincerità, e che ha visto anteporsi ad esso egoismi e uno sporco arrivismo ed infinito dolore se dietro quella fine si cela invece l’ennesimo limite imposto. E se di un limite si tratta, se è la malattia a presentare il suo conto non ignoro più il dolore che ciò comporta, lo vivo, lo accetto, scegliendo di prendermi cura di me stessa. Ma oggi non è questa la fine con cui sto facendo i conti, non la sola almeno. La mia vita in questo preciso momento somiglia più ad un vortice, con la forza distruttrice di un uragano. Non vi è nulla di semplice, tutto è complesso, carico di risvolti impegnativi, che richiedono da parte mia fermezza, lucidità e capacità di discernimento. Ora più che mai la posta in gioco è alta, ora più che mai la malattia sembra chiedermi più di quanto umanamente immaginavo di saper fronteggiare. Ed invece eccomi giorno per giorno fronteggiare ogni rischio, accettando di percorrere ogni strada che potrebbe rendere il mio vivere meno doloroso. Il mio corpo però non sembra accettare tutto questo, sempre più le forze sembrano venir meno, e sempre più tutto appare complesso e ingestibile. Ma a dispetto di quanto si potrebbe pensare a ferirmi non è la vista dei lividi presenti sulle mie braccia, nè la realtà che nascondono, a ferirmi davvero, ma in un modo costruttivo, in un modo che mi ha permesso di scegliere me stessa, di riconquistare nuovi respiri indipendenti sono state le coraggiose parole di chi schiettamente mi ha sbattuto in faccia una verità che io stavo ignorando pur essendone consapevole.

“Io sento il tuo dolore. Io vedo il tuo dolore, lo vedo dietro quel sorriso che ti ostini a mostrare al mondo. Il tuo dolore mi ferisce, non posso aiutarti ma tu puoi e devi scegliere te stessa. Prenditi del tempo. Prenditi cura di te.”

Uno schiaffo per la mia anima, e la sensazione di altro dolore pronto ad aggiungersi al mio. Confusa ed esterrefatta mi sono presa davvero un attimo, e quella confusione ha lasciato il posto ad una chiarezza disarmante. Sono debritrice di una verità che mi ha permesso di scegliermi. Vi è un dolore che non potrò mai curare del tutto, fa parte di me. La malattia, il mio essere disabile, la stessa lotta per i miei diritti mi portano dolore, non lo nascondo. A chi non farebbe male? La mia vita però non è dolore, non è malattia. Io non sono i miei limiti. La malattia è parte della mia vita, ma non è Tutto! E in questo tutto vi sono dolori che io posso evitare, che devo scegliere di non riservare a me stessa. Ed ecco che entra in gioco la mia volontà, il coraggio di scegliere, di accogliere l’apparente potere distruttivo della parola fine per trasformarlo nella mia ennesima Rinascita. Ho amato troppo, è accaduto di nuovo e accadrà ancora e ancora. Io Amo. Amo l’Amore, Amo la Vita e udite udite Amo Spasmodicamente Me Stessa! Non smetterò di amare, non imparerò ad amare meno perchè chi amo non ne é all’altezza, nè permetterò ad essere alcuno di accusarmi di aver commesso un errore nel dare troppo. È troppo facile, è meschino, è schifoso. È la scusa di chi non ha il coraggio di Amare, di essere Uomo, di costruire. Io questa Fine posso sceglierla, posso scegliere di porre fine ad un amore che non conosce la gioia del dare e del ricevere, che non conosce cura, che non riserva attenzioni. Io posso scegliere di non voler un amore che non è amore. E non solo posso, ma voglio scegliere questa Fine, però permettetemi dire.. Amerò troppo, la mia stessa malattia sarà troppo e forse le mie giornate troppo poco avvicenti ma una cosa è certa esiste il troppo ma esiste anche il poco, e ancora più esiste la fine ma esiste l’inizio. Ed io inizio di nuovo da me, e inizierò ancora e ancora. Inizierò ogni volta che sarà necessario, aspettando il giorno in cui tornerò ad amare ancora più forte!

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Eleonora Caputo

A proposito di Eleonora Caputo

Dirvi chi sono è difficile, perchè la scienza mi definisce Rara tra i Rari, il mondo, invece, diversa. Io amo definirmi semplicemente Elly! Una ventottenne che nonostante tutto crede nei sogni e nel futuro. Un futuro fatto di un tempo relativamente relativo, dove vivo il Qui e L’Adesso! Vivo e sfido ogni giorno realtà che non ho scelto ma che oggi sono parte di me. Non mi sono mai concessa il permesso di sentirmi malata, mi vedo come una piccola Matrioska, Elly e tutte le mie piccole altre me. Una realtà complessa fatta di diagnosi che coesistono e si scontrano. La continua ricerca di risposte ai tanti, troppi interrogativi. Una Vita in attesa, una Vita in viaggio, una Vita di lotte, ma una Vita che voglio Vivere, ad ogni costo. Il mio più grande desiderio? Trovare un senso ad una realtà che un senso sembra non averlo, e trasformare in parole le emozioni e i sentimenti di una vita, sì rara, ma che non vuole esser altro che vissuta davvero.

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