Raccontarsi per Imparare

Cari Amici,
qualche anno orsono su consiglio della psicologa iniziai a mettere per iscritto i miei pensieri. Farlo era parte della terapia perché mentre scrivevo il mio diario obbligavo la mente a riassumere ed in certo qual modo ad elaborare il mio vissuto.
A distanza di anni non posso che ringraziare per quel consiglio perché spesso accade che idee confuse se messe su carta diventano nitide come non mai.
Ma raccontare e raccontarsi implica -a monte- una grande scelta: mi spiego meglio.
Quando parlo del mio vissuto prendo spunto da eventi accaduti e partendo da essi spesso ho modo di riflettere: posso trasformare la narrazione dei fatti in qualcosa di costruttivo per me e (si spera) per gli altri o limitarmi a narrare gli eventi con modalità cronicistica.
Ebbene, nonostante alcune possibili e giuste critiche, io scelgo la prima via, ovvero quello di partire dagli eventi e trarne il bello contenuto in essi. Questo non per voler negare gli eventi meno belli e tanto meno per esorcizzare gli stessi ma per rendere utile sia a me e sia a chi mi legge il fatto di avere speso del (prezioso) tempo per leggere un testo.
Spesso nella comunicazione moderna si usa la tecnica dello “scappare da…” e pertanto se devo persuadere una persona a dimagrire La intimorirò raccontando dei rischi di salute che corre anziché dirLe ad esempio “quanto bello sarebbe poter salire in montagna con minore fatica?”. In fin dei conti entrambe le frasi sottendono allo stesso risultato ed una si basa sul fattore paura mentre l’altro di fonda sul fattore speranza/sogno.
Ed io tra la paura ed il sogno, scelgo il secondo: mi piace infatti immaginare che ad ognuno di noi viene assegnato un fardello più o meno pesante ma se nel nostro cammino spendiamo energie per lamentarci del fardello stesso beh può accadere che non riusciremo più a cogliere quanto di bello incontriamo nel percorso.
Ammalarsi, ammalarsi di una malattia rara è certamente una “sfiga pazzesca” ma forse il cammino può divenire più leggero se si riesce a trovare il buono anche in evento così negativo.
In fin dei conti sognare richiede le medesime energie dell’aver paura e dal momento che sono un eterno bambino preferisco sognare con la consapevolezza che solo chi sogna ed agisce per realizzare i sogni stessi può sperare di migliorare il proprio futuro.
Questo il mio pensiero ma sarò Felice di confrontarmi con chi ha un pensiero differente dal mio e pertanto se vorrete scrivermi o commentare questo post sarà un piacere rispondere.
In ultimo grazie per avermi letto e grazie doppiamente se condividerete questo post.
Un abbraccio, Claudio.

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