Quello scrigno della memoria uditiva

Com’è che ti dicono? Tu non arriverai mai, difficile che tu riesca a fare qualcosa, sei una pazza.

Voglio dire a tutte queste persone che la “pazza” si trova in Inghilterra e ci resterà per tre mesi. È una sfida difficilissima, non mancherà lo sconforto ma perché arrendersi? Perché fermarsi di fronte al primo scoglio?

Ho iniziato la scuola e ci sono attimi in cui vorrei solo sprofondare, soprattutto quando tutti fanno il “listening” e io ascolto leggendo il testo. Qui mi sento diversa. Qui la diversità mi pesa. Mi pesa quando porto a casa il cd della lezione e provo a riascoltare con il testo davanti una, due, tre, quattro volte e continuo comunque a non capire il suono delle parole.
Si, perché di questo si tratta. Noi sordi, molto spesso, ci basiamo sulla nostra memoria uditiva. Una memoria che io paragono ad uno scrigno che contiene tutti i nostri ricordi uditivi. Molto di frequente infatti quando non capiamo un suono o un rumore ci affidiamo proprio a lei, alla nostra memoria, che ci fa riconoscere il suono. Spesso a me capita con il mio stesso nome, quando sono in altre stanze e non sento mia madre, ma conoscendo il suono del mio nome percepisco che mi sta chiamando.

Ho lavorato anni sulla mia memoria uditiva ed è un percorso che non finirà mai.
La memoria uditiva la vedo un po’ come il bastone su cui poggiarsi quando sei stanca o quando non riesci a fare il passo in più. Lei è oggi parte integrante della mia vita. Senza di lei sarei persa. La scoperta di questo scrigno mi ha permesso di catturare i suoni, per poi rielaborarli, fissarli nella mia mente e sfruttare l’informazione al momento giusto. Ci sono voluti anni per allenarla e ancora oggi vi sono suoni a me sconosciuti. E’ una continua sorpresa!

Posso dire quindi che dalla disabilità ho tratto insegnamento. Ho scoperto di avere la possibilità di memorizzare i suoni senza sentirli ogni volta, e ho scoperto che arrendersi non serve a nulla. Quando tutto sembra perduto, ecco che arrivi a dire “think outside the box”. Non è stato facile, non lo è ancora oggi, quante lacrime mi sono scese però sono qui…e cos’ho di diverso? NULLA. Attraverso la mia memoria uditiva sono forse più normale degli udenti che non sanno di averla e non la sfruttano.

In apparenza può sembrare semplice ma per chi conosce poco l’argomento e tutt’altro che facile. Parole, numeri, suoni, immagini che ruotano intorno ad un ragionamento fuori dagli schemi ordinari del pensiero e che ci mettono in crisi per la loro difficoltà apparente. La capacità di elaborare pensieri articolati per la memorizzazione è un abilità che si sviluppa nel tempo e con la pratica. Si, ho paura. Ho paura di non imparare o di tornare con una pessima pronuncia solo perché la mia memoria uditiva ha difficoltà ad immagazzinare. Non perché sia satura ma perché ho fatto in modo che quando non sono sicura di quel suono, lei non lo assorba. Così oggi, finchè non sono sicura davvero della pronuncia in inglese di ogni singola parola, io non riesco ad immagazzinare. Si, pretendo parecchio dalla mia memoria uditiva e proprio perché so che è lei che deve aiutarmi quando non posso contare a fondo sulle protesi, DEVE DARE IL MASSIMO.

Lo sconforto, la paura, l’insicurezza ci sono sempre. Ma dopo poco, tutto passa…NEVER GIVE UP.
I bilanci solo alla fine.

Memoria uditiva vs Inglese. Chi vincerà…? Ai posteri, l’ardua sentenza.

 

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Gloria Zullo

A proposito di Gloria Zullo

Difficile definirmi, non amo parlare di me. Studentessa a tempo perso, fuggo dalla realtà per ritrovare i sogni, anche solo per pochi minuti. Da quando ho scoperto i suoni, non riesco più a vivere senza. Mi sento una ragazza come tante, nulla di più, nulla di meno. Vivo in un mondo incantato fatto di sole cose belle. Faccio di tutto per evitare che entri il male. I suoni, sono la cosa che amo di più.

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