Quelle disabilità dell’anima che fanno male

Mi chiamo Salmon, come il pesce. Susie di nome.

Comincia così il racconto (protagonista del libro Amabili resti di Alice Sebold) della piccola quattordicenne dai capelli castano topo e di come sia stata uccisa il 6 dicembre del 1973, mentre era sul ciglio dell’adolescenza, mentre stava per far “sbocciare” i suoi tanti quasi… spezzati come i rami del granturco, i cui campi lei stava attraversando in una notte d’inverno per tornare più velocemente a casa mentre l’oscurità la avvolgeva rapidamente.

Susie ribadirà più volte il suo nome e cognome, come una triste nenia: un modo per affermare la sua identità in un mondo di adulti “distratto”, che, troppo spesso, considera gli adolescenti solo strambi ragazzini, lasciando che le loro parole, i loro pensieri e le loro stesse aspirazioni cadano nel vuoto, inascoltate. La sua identità verrà affermata con forza e tenacia contro quell’uomo, il signor Harvey, così banale e dimesso all’apparenza, che le ha strappato la vita e le sue progettualità in boccio, senza dare ascolto ai suoi no, tacitandola per sempre. Il suo progetto di diventare una fotografa naturalista e quello di andare all’università e farsi chiamare Suzenne. Ed ancora l’dea di cavalcare una moto, stretta alla vita rassicurante del guidatore e protetta dalla sua schiena. Susie vuole affermare la sua identità contro il nulla che improvvisamente l’avvolge e che sembra spazzare via tutto: sogni, speranze… la possibilità di proiettarsi nel mondo… Vuole dire no all’oblio, ad una quotidianità che sa dover andare avanti senza di lei. Vuole dire no a quel momento che ha rovinato tante cose…

La disabilità di Susie sta nel suo essere stata “schiacciata” da un uomo, che l’ha resa inerme ed ha distrutto i suoi progetti. Un uomo che ha disabilitato il suo corpo, facendole provare violenza, terrore ed orrore in luogo della tenerezza, della dolcezza e della levità che avrebbe dovuto abitarlo e contemporaneamente ha disabilitato la sua anima e le emozioni da adolescente in fiore che vi stavano affiorando. 
A sua volta, il signor Harvey sembrerebbe avere una profonda inabilità, intesa come un’incapacità dell’anima, profonda e senza speranza, di riscatto : quella di provare emozioni come amore, compassione, compartecipazione umana e pietà. Tutto in lui è placido di fronte all’orrore che lui semina: da quando progetta i delitti più efferati a quando vìola la pelle candida di Susie, e prima di lei di tante ragazze e bambine, con un rasoio affilato, facendone poi inghiottire il corpo da terra. acqua, paludi, canali di scolo…

Di Susie restano, appunto gli “amabili resti”. Inizialmente potrebbe sembrare che tali resti siano i suoi “pezzi” umani, orribilmente mutilati e gettati in una vecchia cassaforte prima, chiusi in un sacco, ed in una discarica fangosa poi. Quel che resta, fisicamente, del suo passaggio sulla terra. A testimoniarlo sembrerebbe essere anche il titolo originale che parla di bones: ossa.
Ma i resti, le ossa, cresciute intorno a lei, attraverso e nonostante la sua assenza, sono le relazioni. Quelle all’interno ed all’esterno della sua famiglia: a volte fragili, a volte forti, spesso cresciute al prezzo di un’intensa sofferenza.

Perchè, a testimoniare quello che siamo stati e quello che abbiamo lasciato, come ricordo e come eredità di parole ed azioni, dietro di noi, ma anche a rendere pregno di significato il nostro essere nel mondo, sono appunto loro: le relazioni. Struttura portante e sostegno del nostro essere. A quelle, alle persone che ne sono protagoniste, attori comprimari o mere comparse, Susie augura una vita lunga e felice, affinchè fioriscano e diano gemme preziose.

Pubblicato nella La Scelta di Essere Io | Lascia un commento
Tania Sabatino

A proposito di Tania Sabatino

In bilico per necessità, “ficcanaso” per scelta, con la voglia di scoprire e raccontare storie di ordinario coraggio e voglia di vivere. Ho collaborato con testate come Il Denaro, Il Roma, Cinque W, Arte Nascosta. Le realtà che racconto, o su cui le mie riflessioni si allargano come cerchi nell'acqua, sono tutte contraddistinte dalla forza, dalla tenacia, dall’amore per la vita… a dispetto di tutto... Nel 2011 ho co-ideato e co-gestito un sito di costume e società Fattiitaliani. Sono dottoranda presso l’Università Parthenope e mi occupo, in quell'ambito, di diritto e disabilità. Mi piacciono i viaggi dell’anima e sono sempre alla ricerca di un nuovo punto di partenza a di approdo, che mi permetta di fermarmi a riflettere per poi ripartire.

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