Quelle Ali per volare verso noi stessi

 Le ali di porpora sono il segno della consapevolezza e dell’evoluzione emotiva, della ciclicità della vita fatta di continui cambiamenti e trasformazioni. Sono l’elemento che contraddistingue la fenice, chiamata Bennu dagli antichi Egizi che per primi ne parlarono, uccello mitologico simile all’aquila reale, che sa risorgere dalle sue ceneri dopo la morte, ancora più forte e bella, con un piumaggio rosso e blu e ali d’oro e porpora.
La fenice è il simbolo di chi sa rialzarsi dopo i colpi più duri, malattie e finanche metaforicamente la morte della sua prima forma. La fenice è il simbolo di chi lotta e non si arrende, parando e schivando i colpi della vita o incassandoli e facendone tesoro per maturare e ritrovare la sua essenza, che in certi momenti di disperazione può essere smarrita.

 Ma la fenice, con le sue ali porporine, è evoluzione ma anche il suo contrario. E’ la trappola di chi resta bloccato in un ciclo che non evolve ma rimane e si ripete, parossisticamente, sempre uguale a se stesso, incapace di assumere nuove prospettive, di guardare oltre il passato, di trovare nuove stimoli, di accettare una condizione mutata.
Come per il farmacon greco, che è insieme male e possibile cura, anche le ali di porpora della fenice racchiudono una possibilità di crescita e cambiamento, ma anche il suo contrario.
Sta ad ognuno di noi scegliere come vivere una condizione per quanto dolorosa, se come una gabbia che soffoca la vita o come un trampolino di lancio, per quanto tuffarsi e spiccare il volo sia difficile e complicato, con ruote e bastoni al seguito, con la schiena a pezzi ed un equilibrio incerto.
 
Neanche per la fenice rigenerarsi è stato semplice. Ogni nascita e rinascita comincia con un “parto doloroso”, con un taglio con ciò che era, un momento d’ingresso nella nuova dimensione alquanto traumatico e l’incertezza di quello che sarà.
Così è anche per Icaro che sceglie di abbandonare la sua prigione, il labirinto, quello esteriore , a cui dà forma e sostanza il mito, e quello interiore delle paure e delle convinzioni autolimitanti, proprio quelle che ci ripetono che “non ce la faremo mai”
Vola alto Icaro, verso il sole, per esprimere le sue potenzialità ed il suo bisogno di libertà. Ma si avvicina troppo al sole e le ali si staccano dal suo corpo. Il collante che le tiene unite si scioglie.
Di nuovo, il mito ci mette di fronte alla duplice valenza ed ai pericoli insiti in una condizione, in una scelta. Ogni scelta, infatti, non è mai neutra. Implica il rischio, l’esporsi, il pericolo della caduta e dell’errore. Ma questo significa provare a farcela, a giocarsela fino in fondo. Perchè anche il dolore implica che siamo vivi.
Ed a confermarcelo è anche il guerriero della luce, quello di cui ci parla Coelho nel suo omonimo manuale:
“Ogni guerriero della luce ha avuto paura di affrontare un combattimento.
Ogni guerriero della luce ha tradito e mentito in passato.
Ogni guerriero della luce ha imboccato un cammino che non era il suo.
Ogni guerriero della luce ha sofferto per cose prive di importanza.
Ogni guerriero della luce ha pensato di non essere guerriero della luce.
Ogni guerriero della luce ha mancato ai suoi doveri spirituali.
Ogni guerriero della luce ha detto “sì” quando avrebbe dovuto dire “no”.
Ogni guerriero della luce ha ferito qualcuno che amava.
Perciò è un guerriero della luce: perché ha passato queste esperienze, e non ha perduto la speranza di essere migliore”.

Un miglioramento che può arrivare solo se passa attraverso le difficoltà e le sofferenze , i pericoli e le incertezze, attraversa l’ombra per scegliere la luce,  riconoscendola. E, sulle ali di porpora della sua autostima e degli altri che credono in lui e lo sostengono, gli altri in cui ognuno di noi si rispecchia formando e fortificando il suo sé, può andare avanti e ricominciare, risorgere, rinnovando la speranza nel futuro. Perchè sa che le ali di porpora e di amaranto delle farfalle, che rappresentano la forza della vita, sapranno scacciare il dolore. Il dolore che il cantante Roberto Vecchioni vede come una strega grigia che cerca di penetrare in casa, la nostra casa dell’anima che custodisce tutto quello che ci è più caro e che il dolore, appunto, vuole portarci via e farci dimenticare.

 “E’ vestita d’argento e di sonagliere
Ma se bussa alla porta non farla entrare
E’ venuta per farti dimenticare
Un uomo, un ricordo, un amore…
 Con le ali di porpora e d’amaranto
Voi farfalle volate tutte intorno
Lei che vive di notte, di dentro e di fuori
È grigia: non sopporta i colori
 Chi la ferma la strega sulla strada di casa
Di casa mia?
E chi la ferma la strega sulla porta di casa
Di casa mia?
E chi la brucia la strega, chi la caccia di casa
Chi la caccia via?
Fuori da casa mia
Fuori da casa mia
Fuori dai piedi
Fuori di casa
Casa, casa, casa, casa mia…”.
 
Perchè, anche nel dolore più grande e di fronte alla più grande, paurosa trasformazione esistenziale, non dobbiamo mai dimenticare che nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma ed in fondo siamo sempre e comunque noi.
Ce lo dice la fisica e già l’aveva capito l’antico filosofo greco Eraclito quanto  diceva “che tutto scorre”. Come un fiume…. . Infatti di porpora è il Ticino di cui ci parla il poeta Petrarca in una sua poesia. Il  colore porpora… il colore della vita…  del mutamento possibile e necessario, delle scelte.

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Tania Sabatino

A proposito di Tania Sabatino

In bilico per necessità, “ficcanaso” per scelta, con la voglia di scoprire e raccontare storie di ordinario coraggio e voglia di vivere. Ho collaborato con testate come Il Denaro, Il Roma, Cinque W, Arte Nascosta. Le realtà che racconto, o su cui le mie riflessioni si allargano come cerchi nell'acqua, sono tutte contraddistinte dalla forza, dalla tenacia, dall’amore per la vita… a dispetto di tutto... Nel 2011 ho co-ideato e co-gestito un sito di costume e società Fattiitaliani. Sono dottoranda presso l’Università Parthenope e mi occupo, in quell'ambito, di diritto e disabilità. Mi piacciono i viaggi dell’anima e sono sempre alla ricerca di un nuovo punto di partenza a di approdo, che mi permetta di fermarmi a riflettere per poi ripartire.

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