Prima di sparare, PENSA!

“Ci sono stati uomini che sono morti giovani ma consapevoli che le loro idee sarebbero rimaste intatte, reali come piccoli miracoli. Idee di uguaglianza, idee di educazione contro ogni uomo che eserciti oppressione, contro ogni suo simile, contro chi è più debole, contro chi sotterra la coscienza nel cemento..” Così recita una canzone simbolo di una volontà, quella del pensiero, e di quel fare, il pensare, che noi esseri umani a volte sembriamo ignorare totalmente. Apparentemente privi della capacità di discernimento finiamo per dar fiato alla bocca come fossimo burattini senz’anima, non curanti che, ancor prima di un gesto, le parole stesse possono avere un potere distruttivo immenso se pronunciate con cattiveria e odio. Una bilancia, quella del bene e del male, che trova il suo Ago nel pensiero, e che soppesando ogni nostro sentire finisce con il pendere verso il frutto di ciò che il nostro io genera. Idee buone e idee cattive, idee che resteranno per sempre e idee di cui resterà l’odio perenne che le ha viste generarsi. E parole, parole d’amore e parole d’odio, parole amorevoli e parole che si trasformeranno nel nulla, perchè espressione di insulti gretti e meschini. Gioia e dolore, gli antipodi del Bene e del Male.
E allora perchè ho scelto proprio questa canzone che parla di grandi uomini, di chi ha pagato con la propria vita per un ideale di Giustizia, di chi davvero prima di “Sparare” ha pensato? Perchè è il male che questa volta, che troppe volte ancora, ha avuto la meglio, e perchè il protagonista dell’accaduto è proprio un uomo di legge, un uomo che indossa una divisa. Non voglio entrare nel merito dei fatti, ovvero lo spiacevole quanto mai vergognoso trattamento riservato all’inviato di Striscia la Notizia Luca Abete, voglio invece focalizzare tutta la mia attenzione su uno degli epiteti a lui urlati: “‘Sto Mongoloide” Epiteto di cui il vice questore oggi sembra scusarsi.
Oh, bene. Scuse fatte, il caso è chiuso!
Di cosa meravigliarsi quindi? Dell’offesa gratuita? Del fatto che a pronunciarla sia un vice questore aggiunto? O forse di quanto sia ormai consuetudine usare il nostro essere disabili, o addirittura uno specifico handicap per offendere chi non intende piegarsi al volere di chi quell’epiteto lo pronuncia? Cosa dovrebbe farci meraviglia ormai? Cosa?!
Ed altro che meraviglia, ciò che riesce invece a farmi letteralmente incazzare è il concetto di fondo: la totale incapacità di Rispettarci! Che sia il questore di turno, il portinaio, o chicchessia mi chiedo: perchè amate averci sempre in bocca? Perchè? Ma sopratutto, perchè credete che poi basti chiederci scusa per ricevere il nostro perdono? Perchè continuiamo ad essere il metro e la misura del vostro essere uomini miseri?
E’ una spirale illogica e ingiusta che sembra non avere mai fine! A cosa serve parlare di pari opportunità, di diritti, di accessibilità se manca ancora il rispetto verso la nostra condizione? Non serve a nulla, se non ad acuire l’enorme divario che ancora ci divide dai normodotati. Esimie teste gloriose, noi handicappati lo siamo davvero! Non c’è un senso figurato! Il nostro handicap, la nostra condizione è parte di noi e lo sarà fino al nostro ultimo giorno su questa terra! I nostri limiti ci costringono ogni giorno ad un faccia a faccia con il dolore che abbiamo imparato non solo a combattere ma anche a superare, perchè nonostante le realtà meschine e grette che spesso ci vengono riservate, nonostante le lotte, nonostante il peso di etichette che servono più a voi per riconoscerci che a noi per vivere, noi abbiamo deciso di volerci stare al mondo. Sappiamo perfino scherzarci sul nostro essere diversi, siamo capaci di ironizzare sulla nostra condizione, sappiamo vederne e apprezzarne il lato buono. Non è follia, quel lato buono lo vediamo davvero, ma per noi non esiste un paracadute di salvataggio, non esiste la strada più facile, esiste semplicemente la quotidianità di vivere sì in maniera diversa, ma lontani dal dover essere compatiti. Quindi francamente detto Tacete una volta per tutte. Abbassatevi pure al più basso livello di cui siete capaci, ma non azzardatevi a nominare ciò che nemmeno lontanamente sareste capaci di comprendere davvero. E’ mia personalissima convinzione che il più grande problema sia la vostra ignoranza, mista ad un’immotivata cattiveria che vi anima e vi scoppia in petto! Ed è per questo che ciò che provo per voi è un’infinita pena! Preferirei odiarvi, ma l’odio é pur sempre un sentimento e richiede forza e non intendo sprecarne per gli esseri miseri quali siete!
E’ facile prendersela con chi è più debole, è facile usare la forza quando si è convinti di essere nella posizione per poterlo fare, ma credo davvero però che non vi sia status che dia il diritto di calpestare l’altro, in nessuna occasione e per nessun motivo, mai. Eppure, eppure non è così! Il mondo sembra davvero essersi dimenticato del Bene, sembra aver dimenticato valori quali il rispetto, l’uguaglianza, l’educazione! Ogni occasione è buona per dimenticarsi dell’altro, per dimostrare di essere migliori, più forti! E’ triste, è maledettamente triste, e non c’entra il mio essere disabile ma il mio essere donna! Ho paura, ho il terrore di dimenticarmi del mio lato umano, di esser costretta a chiudere le porte al prossimo, perchè troppo spaventata di essere ferita. Non voglio aver paura del mondo, non voglio smettere di credere negli ideali di quei grandi uomini! Non voglio arrivare a rinnegare il mio stato, la mia patria perchè me ne vergogno, nè tanto meno intendo passare tutta la mia vita a difendermi da offese gratuite. Voglio poter scegliere il bene, voglio ancora fidarmi! Un’ideale utopico? Un credo che vedrò svanire? Non ho una risposta, non ho certezze, ma voglio continuare a credere che un giorno sarà il Bene a vincere, una volta e per tutte, anche per noi!

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Eleonora Caputo

A proposito di Eleonora Caputo

Dirvi chi sono è difficile, perchè la scienza mi definisce Rara tra i Rari, il mondo, invece, diversa. Io amo definirmi semplicemente Elly! Una ventottenne che nonostante tutto crede nei sogni e nel futuro. Un futuro fatto di un tempo relativamente relativo, dove vivo il Qui e L’Adesso! Vivo e sfido ogni giorno realtà che non ho scelto ma che oggi sono parte di me. Non mi sono mai concessa il permesso di sentirmi malata, mi vedo come una piccola Matrioska, Elly e tutte le mie piccole altre me. Una realtà complessa fatta di diagnosi che coesistono e si scontrano. La continua ricerca di risposte ai tanti, troppi interrogativi. Una Vita in attesa, una Vita in viaggio, una Vita di lotte, ma una Vita che voglio Vivere, ad ogni costo. Il mio più grande desiderio? Trovare un senso ad una realtà che un senso sembra non averlo, e trasformare in parole le emozioni e i sentimenti di una vita, sì rara, ma che non vuole esser altro che vissuta davvero.

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