Piove, finalmente

Giugno 2006

“E’ sabato e rincaso dopo nove ore di lavoro al centro estetico, dove pratico i massaggi (e, nei tempi morti, anche molte pulizie ). Mi fermo e, dopo una decina di minuti, comincio a percepire una specie di tremolio “interno” e mi sento sempre più stordita. Alla fine chiamo il 118. Ricordo che era successo che il mio corpo avesse attinto dai miei valori basilari di potassio, in quanto stavo faticando troppo.

“Si riposi, beva acqua. Integratori”. Finita la flebo, a casa. A letto per due giorni. Rammento la stanza buia e la “coppa del nonno”, che era l’unica cosa che mi andasse giù.”

Settembre – Ottobre 2006

“I massaggi non li faccio più, il mio fisico indietreggia e non so perché… mi sento un po’ una fallita. Lavoro come cameriera il fine settimana e studio Lettere all’Università; da sola, perché non riesco a frequentare regolarmente. Inizio ad avere la nausea, una nausea molto forte. Ogni giorno, non passa. Sono sempre più stanca, mi mancano le forze. Reggere il vassoio con due birre medie diventa un’impresa ardua e sono costretta a lasciare anche quel lavoro. I proprietari provano ad offrirmi più soldi… dio, come ve lo spiego? Non so nemmeno io che mi succede. Comincio a vomitare, sempre più spesso e, sebbene abbia appetito, non tengo più nulla. Quattro-cinque corsette al pronto soccorso. Le diagnosi variarono da un virus allo stomaco al mangiare banane. Aspetta, aspetta: una dottoressa magra come un chiodo mi voleva convincere che fossi anoressica: “Senta, io amo mangiare, ma non ci riesco”, le dissi solo.

A metà Ottobre, Lisa è ormai passata da 57 a 49 kg. Allora, il suo medico di base si incazza di brutto, chiama l’ospedale di Padova e impone loro un ricovero per accertamenti. Resto in otorinolaringoiatria per 4 giorni, a vomitare ogni volta che mi stendo. Motivo per cui non mi riesce nemmeno di fare la risonanza. Gli altri esami sono negativi. A casa… a vomitare. Ho dormito con tre cuscini per un po’ di tempo ancora, e mangiato solo mele e kiwi, finché la cosa non si è misteriosamente risolta da sola. Tranne un “piccolo” particolare: perdo la sensibilità alle gambe, dalla vita in giù. Ma, poiché a tutto c’è una spiegazione e, dato che ho dormito con tre cuscini per circa un mese… nuova diagnosi: infiammazione del nervo sciatico. Insomma, mi fanno comprare una cyclette, che male non fa; però siamo lontani, ci stiamo allontanando dalla spiegazione. Acqua. Acquissima.

Di quel periodo, ricordo che, una volta ripresa, una sera, uscii in centro con la mia amica Francesca a bere una cosa. Rammento che lei mi chiese che cosa avessi. Ed io indicai le gambe, dandomi due pacchette, come quando si invita qualcuno a sedersi in braccio. Indossavo la gonna, abbastanza corta: mi illudevo che forse in quel modo avrei “sentito”.”

Dicembre 2006

“Studio da casa e faccio la baby-sitter ad un bambino di circa 10 anni. Mentre gli servo un piatto di pasta, ricordo che lui si lamentò perché voleva che grattassi il parmigiano più finemente. Mi girai un attimo e vidi il riflesso del mio volto su una porta-finestra. Era scavato e le occhiaie scure si distinguevano nonostante quello non fosse uno specchio. Dissi a me stessa con pauroso sarcasmo: “Non è finita per niente”.”

Marzo 2007

“Studio e lavoro presso un call-center dalle 16 alle 20. Dal giorno prima, mi formicolano di nuovo le gambe e le sento meno del solito. Mi reco lo stesso al lavoro, in quanto ormai ho esaurito le spiegazioni e mi affido alla sorte. Finchè telefono, inizio ad avvertire delle vibrazioni, nei momenti in cui parlo. Poi, delle forti scosse e dei brividi lungo tutto il corpo. Riesco non so come a terminare il turno, ma, uscita da lì, mi rendo conto che non sento più nulla dal seno in giù. Accosto l’auto e mi faccio venire a prendere. Il giorno seguente, sono all’ospedale ed il mistero, dopo oltre 10 anni, comincerà ad essere concretamente svelato.”

“Sentii la prima goccia della pioggia che avevo invocato per anni, quando i miei occhi incrociarono quelli della neurologa che mi visitò, quel giorno di inizio Marzo, al pronto soccorso. La sua bocca disse: “Ora facciamo tutti gli esami; intanto, una risonanza urgente dopodomani. Stai tranquilla, non ti preoccupare”. I suoi occhi dissero: “Avevi ragione. Sei malata. A breve, saprai tutto, te lo prometto; e comincerai il tuo cammino. Il TUO cammino. TUO.”

L’esito della risonanza arrivò in tempi record, ma la malattia ancora non aveva tutti i parametri dalla sua per poter essere chiamata col proprio nome: “Il referto è fortemente suggestivo per patologia demielinizzante.” Questa me la ricordo finché campo.

La settimana seguente, mi recai a fare un altro esame: i potenziali evocati somato-sensoriali. Praticamente, ti riempiono la testa di elettrodi, atti a registrare il tempo che impiegano i messaggi del sistema nervoso centrale ad arrivare ai vari sensi: vista, udito, tatto; infatti, nei punti in cui il rivestimento dei nervi (mielina) è danneggiato (sclerosi), l’impulso giunge rallentato. Ricordo che, durante lo svolgimento dell’esame, mi fecero spostare da un ambulatorio ad un altro… Insomma, dovevo attraversare una sala d’attesa e sembravo il dottor “FrankenstIn” quando, in “Frankenstein Junior” dona un po’ della sua materia grigia alla Creatura…!!! Ma, ahimè, siccome non mi smentisco mai, mi voltai di colpo e sorrisi verso la gente sconvolta…. che figura di….!!!!

Ed eccoci all’esame che mi porterà al mio traguardo.

6 Aprile 2007.

Stavolta, vengo indirizzata nel reparto che sarà il mio, Neurologia. Di lì a poco, mi sarà prelevato un campione di midollo spinale. Mi guardai intorno e su ogni parete c’era un poster sulla Sclerosi Multipla; in quel frangente, realizzai per davvero che era solo questione di tempo, pochissimo tempo. Dopo il prelievo, passai 5 giorni a letto con un mal di testa che non mi è possibile descrivere con nessuna delle parole che conosco. Era fisiologico: il midollo prelevato si andava riformando e, di conseguenza, “premeva” verso l’alto. Ricordo la stanza buia, i pianti dal dolore. E “Friends”: guardai tutta la seconda e la terza stagione dal portatile sul letto.

11 Aprile 2007.

“Lisa, la diagnosi di sclerosi multipla è stata confermata dalla presenza di bande oligoclonali nel midollo. Mi dispiace. Ma non buttarti giù, perché è solo l’inizio e tu puoi ambire ad una vita normale”.

Due lacrime come è giusto che sia quando quello che temi diventa realtà e, poi, …Vita.

A te che hai letto fino a qui e che forse hai appena ricevuto una diagnosi che non ti fa dormire la notte, poichè ti sembra di portare sulle spalle un gigantesco mostro che non conosci, io voglio dire che i momenti che ti ho appena descritto con sufficiente dovizia di particolari non si sono più ripresentati con quelle caratteristiche. E che io sono qui. E sto bene. Quindi, per un attimo, regalami e regalati un sorriso. Il tuo caso potrebbe essere diverso? Sicuro, lo sono tutti. Ti chiedo solo due cose:

Non dare NIENTE per scontato prima di esserne certo.
NON MOLLARE PER NESSUN MOTIVO.”

Con amore,

Lisa

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Lisa Zanardo

A proposito di Lisa Zanardo

Sono una donna di trentacinque anni che sta ricominciando tutto daccapo. Sono accompagnata dalla Sclerosi Multipla ufficialmente dal 2007, ma già la sentivo con me fin da quando ero poco più che una bambina. La convivenza con lei, aggravata da basi di vita molto difficili, mi ha condotta fuori strada, nonostante le mie intenzioni e la mia testardaggine. Ora, cerco di deviare le impossibilità che la società mi pone e di trovare la chiave di svolta, per vivere amando ciò che faccio. Ho deciso di scrivere per Ali di Porpora, in quanto colpita dal modo autentico ed originale delle sue fondatrici di raccontare la malattia, senza mettere mai la persona ( o i problemi che la caratterizzano, al di là della condizione patologica ) in secondo piano.

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