Una pedalata contro le barriere.

Vi parlerò di un sabato tranquillo, ma che in realtà si sarebbe rivelato un pomeriggio più movimentato dei precedenti.

Quell’8 giugno un gran caldo annunciava l’inizio dell’estate 2017 e il parroco aspettava me, i paesani e magari pure qualche ateo in piazza all’ingresso della chiesa per inaugurare la rampa d’accesso per le persone disabili o per i vecchietti col bastone. E’ un diritto di tutti poter partecipare alla messa senza più ostacoli, come quei massi irregolari e impraticabili che chiamavano scale.

Una barriera architettonica finalmente abbattuta sotto gli occhi dei paesani festanti: adulti a sventolar bandiere e bambini che mostravano striscioni colorati, muniti di palloncini pronti a volare al taglio del nastro.

Tutti in fila pronti ad esultare, e dalle tasche di molti uscivano fischietti e trombette da stadio… C’era un gran mormorio.

“Cosa aspettiamo, chi lo taglia questo nastro?”

“Marzia e i suoi amici.”

“Marzia?” Mi chiedevo chi fosse, mentre sullo striscione alla mia sinistra leggevo: “Giro dei due mari con Marzia.”

C’era un ospite particolare, atteso con trepidazione. Uno squillo di trombe e applausi scroscianti, ed eccoli: i ciclisti della Hand bike, Associazione ciclo turistica di Castanea, in provincia di Messina. Capitanati proprio dalla giovane Marzia e dal suo papà, “il suo conducente”, che lei seguiva seduta su di un carretto agganciato alla bici, un simpatico rimorchio. Un gruppo di ciclisti particolari, o semplicemente guidatori insoliti di veicoli altrettanto inusuali di bici a comandi manuali, che io avevo visto solo in tv e che, con grande sorpresa generale, d’un tratto gremivano la piazza di Salice, il nostro villaggio siciliano.

Strabiliante vederli sfrecciare con assoluta abilità su quel mezzo stravagante, praticamente una lettiga con le ruote e il manubrio. Scommetto che i normodotati non saprebbero guidarla o quanto meno ci starebbero scomodi, ed invece per loro è simbolo di libertà e indipendenza, ma soprattutto corsa del pensiero che va dritto senza freni a demolire quei muri invisibili e più taglienti della malattia, o disabilità, quando la stessa tenta di annientarci.

“Abbattiamo le barriere mentali!”

Questo è il motto di questi favolosi ciclisti che percorrendo varie tappe siciliane hanno poi attraversato lo stretto di Messina, che separa il mar Tirreno dallo Jonio, “appunto i due mari.” Un onore per me e per tutti i presenti accoglierli a Salice, e per questo ringraziamo una giovane compaesana che ci ha concesso un tale privilegio invitandoli a condividere con noi la gioia di vederci entrare agilmente nella nostra chiesa e non sentirci più fedeli a metà.

Che emozione mentre Marzia avanzava sulle proprie gambe, se pur in un equilibrio instabile, esprimendo il suo entusiasmo fanciullesco. Una piccola grande donna, con un viso incisivo quanto tenero, che non si è lasciata abbattere dalla sua disabilità. Lei è affetta dalla Sindrome della Tripla x, patologia di cui non conosco nel dettaglio i danni che ne derivano, ma l’equilibrio precario ed il suo linguaggio di suoni gutturali sono gli aspetti visibili di tale condizione. Aspetti che però non le hanno impedito di essere felice, ed eccola intenta a tagliare il nastro, esultante di felicità, accompagnata dal suono di trombette e ricoperta dai coriandoli. Tutti in chiesa, disabili e non, alla celebrazione del sabato pomeriggio, un’occasione particolare che resterà nella memoria collettiva e nel cuore dei più sensibili. 

Grazie ancora a Marzia e a tutti i biker che ci hanno donato un’esperienza di cui fare tesoro, una ventata d’aria fresca che in poche ore ha spazzato via col sorriso sia le barriere mentali che materiali. Una comunione di intenti e di amore per la vita, che si propone di abolire ancora un’ultima barriera: la cultura distorta che molti hanno della diversità. Grazie ragazzi! Avete infuso in me il desiderio di rivedervi e condividere il meglio di noi, come individui e come comunità. Arrivederci a presto e grazie soprattutto al papà di Marzia, Giovanni Raineri, persona degna di stima e ideatore della maratona. Spero vivamente che quest’evento non sia stato solo un bel modo d’iniziare l’estate, ma bensì il principio di una collaborazione comunitaria per progetti costruttivi e soprattutto di un’amicizia sincera e duratura.

“Chi l’ha dura la vince, e chi sa lottare è già un vincitore!

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Giusi

A proposito di Giusi

Sono una donna single di trentanove anni, ma in me vive ancora lo spirito gioviale di una bambina curiosa. Non mi ritengo infantile ne poco realista, perchè il dolore lo conosco da sempre, ma oggi lo vivo in modo consapevole come fosse un amico. Può rivelarsi estenuante affrontare una dipendenza fisica dalle altre persone, perchè c'è sempre qualcuno a limitare la voglia di agire e di essere. Forte di quell'esperienza scioccante che mi ha spezzato l'anima un milione di volte, a quella bimba ho insegnato ad asciugarsi le lacrime e diventar donna. Osservo, scovo e domando, sono una piccola ficcanaso dalle buone intenzioni. Mi definisco una raccontastorie, vivo di emozioni a fior di pelle. Un concentrato di pregi, difetti e qualche volta estremi. La bellezza che cerco è dentro me, poichè ciò che resta intorno è un goffo tentativo di vivere, come una funambola a un passo dal cadere nel vuoto. Io voglio aiutare con la mia presenza di spirito, con un ascolto costante e con parole misurate, mai invadenti, perchè anche il cuore più duro si scioglie davanti a un amore discreto.

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