Parole

Le parole sono importanti. È importante saperle scegliere, non andrebbero mai buttate lì a caso. Eppure di parole sbagliate capita di farne un uso smodato o di sentirsele addosso come un macigno. Ho sempre tenuto molto alle parole, in modo spasmodico, e ammetto che anche quando sono arrabbiata non le butto mai lì a caso. Ho ferito, è accaduto, mi sono scusata e nel farlo ho sempre capito la grande lezione del saper chiedere scusa. È una prerogativa di ciascuno di noi, quella di esser capaci di ferire, ma in egual modo, ciascuno di noi è capace di scegliere di non farlo. E’ una scelta libera, che a volte costa fatica, ma è una scelta che ti ripaga, che prova a renderti una persona migliore. Non implica di negare i fatti, che non ci impedisce di essere sinceri, non ci cambia perchè sono le stesse parole ad offrirci un’alternativa, un altro modo per dire e di conseguenza a differenziarci da chi delle parole davvero non sa farne uso. Di questa incapacità, di quello che ho capito essere un enorme incolmabile vuoto nell’animo di chi troppo dice, di chi non pensa al dolore che può infliggerti, porto i segni. Piccoli e grandi macigni che solo il tempo mi ha permesso di spostare, di scrollarmi di dosso, permettendomi di essere finalmente di nuovo me stessa. E in ogni nuova me ho imparato. Ho imparato persino a non dire, ma ancor più ho capito quanto anche solo una parola possa fare la differenza. In questo riscoprirmi, in quello che serenamente posso definire un lungo viaggio di rinascita di ciò che davvero conta, la malattia molto mi ha insegnato. Lei che tutto sembra toglierti è stata Maestra, insegnandomi a compiere quel passo indietro necessario. Ed in quel passo indietro ho trovato il senso vero di tutti quei pensieri che necessari lo sono davvero se non si vuole commettere l’errore di dire troppo e male. Ho imparato il valore del silenzio, ho scoperto la preziosità che si cela dietro un dire sussurato e ancor più ho reso autentico un credo che oggi mi accompagna in ogni istante. Un credo che porta il nome di Rispetto, un rispetto dovuto ad ogni parola pensata e pronunciata. Un credo al quale non permetto di vacillare, che mi porta a esaltare il valore che si deve alle parole, parole che solo così posso trasformare in promesse, parole a cui rendo onore. Un credo grazie al quale ho capito di non temere più il peso della parola diversa, ma che mi ha permesso di farne invece un orgoglio. Mi sono liberata dalle pesanti catene di offese gratuite davanti alle quali so di poter e di dover rispondere a testa alta. Ed è a testa alta che scelgo ogni giorno di vivere la mia diversità. Ho imparato ad amare i miei limiti, il mio corpo, ogni sua imperfezione. E questo amore lo devo alle parole, quelle che ho cercato dentro me stessa, ritrovandomi a scontrarmi con i miei demoni, con le mie paure ma che mi hanno permesso di esprimermi, di trovare un senso, a volte attraverso uno sfogo, altre attraverso intime confessioni, altre nella semplice espressione di un’idea. Le parole mi hanno donato occhi nuovi con cui guardarmi, con cui guardare il mondo, mi hanno dato coraggio e forza, mi hanno regalato Vita. Una vita che per quanto il mondo si ostini a definire diversa mi rende una donna orgogliosa e fiera.

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Eleonora Caputo

A proposito di Eleonora Caputo

Dirvi chi sono è difficile, perchè la scienza mi definisce Rara tra i Rari, il mondo, invece, diversa. Io amo definirmi semplicemente Elly! Una ventottenne che nonostante tutto crede nei sogni e nel futuro. Un futuro fatto di un tempo relativamente relativo, dove vivo il Qui e L’Adesso! Vivo e sfido ogni giorno realtà che non ho scelto ma che oggi sono parte di me. Non mi sono mai concessa il permesso di sentirmi malata, mi vedo come una piccola Matrioska, Elly e tutte le mie piccole altre me. Una realtà complessa fatta di diagnosi che coesistono e si scontrano. La continua ricerca di risposte ai tanti, troppi interrogativi. Una Vita in attesa, una Vita in viaggio, una Vita di lotte, ma una Vita che voglio Vivere, ad ogni costo. Il mio più grande desiderio? Trovare un senso ad una realtà che un senso sembra non averlo, e trasformare in parole le emozioni e i sentimenti di una vita, sì rara, ma che non vuole esser altro che vissuta davvero.

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