Parole Sane

Quando la situazione non si sblocca, anzi, peggiora. Quando i miglioramenti fatti in tre anni di lotte e sacrifici crollano miseramente in pochissimi giorni. Quando passi più tempo nelle sale d’attesa degli ospedali che a casa tua.
Quando la tua giornata è scandita dagli orari di assunzione di pastiglie, bustine e fialette varie. Quando finalmente hai tutto il tempo che avresti voluto per scrivere, ma non ci riesci perché i farmaci ti annebbiano il cervello. Allora pensi che potresti dedicarti un po’ alla cura di te stessa, ma nemmeno quello ti riesce, perché già il lavarti e vestirti la mattina ti costano una fatica fisica disumana.
Così finisci per passare la giornata seduta davanti al pc, lavorando prima e saltellando da una cosa all’altra poi, nel vano tentativo di raccapezzarti fra le mille cose che vorresti, e alcune che proprio dovresti fare.

Tutto questo non è altro che un maledetto stallo, una sorta di inconfutabile interdizione alla vita, con durata ancora da stabilirsi.
Non puoi scegliere cosa mangiare, dove andare, cosa fare, un po’ perché molto di quel che ti passa per la testa non sei in grado di farlo, neanche mettendoci tutta la tua buona volontà, e un po’ perché, anche se ce la facessi, sei consapevole che buona parte di quel molto ti farebbe più male che bene e che il prezzo da pagare potrebbe essere davvero alto.

In questo stato di letargo imposto, poco a poco, appassisci.
Le speranze vengono stroncate sempre più sul nascere.
I progetti si rivelano irrealistici e irrealizzabili quando ancora sono allo stadio di semplici idee.
Le porte, invece che chiudertisi in faccia, smettono proprio di aprirsi.

Non era così che immaginavi la tua vita, eppure ora fatichi in modo indescrivibile a immaginarne una diversa, una vita “normale”, al punto che hai perfino smesso di chiederti perché sia dovuto capitare proprio a te, attività che in fondo ti costava un’altra ingente quota di energia senza mai portarti da nessuna parte.
Non ero pronta a incontrare la malattia, men che meno a dovermi adattare a conviverci a oltranza, ma in fondo chi lo sarebbe stato?

Sono cambiati i limiti, le possibilità, i parametri, gli orizzonti, le opportunità, le sensazioni, le modalità, le prospettive, le dinamiche, le emozioni.
Solo quello che vuoi è rimasto invariato: vivere!
Nonostante tutto: Vuoi. Solo. VIVERE.
Come? SCRIVENDO.
Riempiendo gli intervalli fra una pillola e l’altra di parole.
Irruente. Tristi. Arrabbiate. Euforiche. Insolite. Depresse. Allegre. Improbabili. Spaventose e spaventate. Rassicuranti. Nervose. Serene. Dubbiose. Convinte. Fiduciose. Aspre. Taglienti. Dolci. Amareggiate. Scoraggiate. Deluse. Sognanti. Innamorate. Speranzose. Complici. Furiose. Gioiose.

PAROLE. SANE.

La malattia può aver compromesso il fisico e offuscato la mente, ma le parole no. Quelle rimangono incontaminate, eterne e saranno sempre infallibili armi per respingere ogni nuovo attacco nemico col sorriso.

VeRA Marte

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