Una parola è troppa e due sono poche!

Il nostro essere forti, caparbi, inclini ad accettare i dolori più impensabili, e di conseguenza la nostra capacità di ribaltare  qualsivoglia logica pur di poterla far nostra, porta spesso l’altro a credere di avere il permesso di eccedere, magari nei modi, o semplicemente nel dire, nella certezza di essere compreso. Mi spiego meglio. È una sorta di fraintendimento. La malattia è la più grande maestra in termini di pazienza, di alte soglie di sopportazione ma non è certo l’antidoto o peggio il muro di gomma sul quale far scivolare torti o soprusi. E si sa’ di stronzi ne è pieno il mondo, ma non non siamo certo un letamaio dove poter riversare rifiuti. L’inganno credo stia tutto in un unico non sottovalutabile ma sottovalutato punto. La malattia ha sì ridisegnato i confini di ciò che è davvero giusto o importante ma non ha cambiato, o peggio annullato, la nostra capacità di giudizio ed è per questo che il saper guardare ai fatti secondo un’altra prospettiva, che davanti al dolore può rivelarsi un’autentica salvezza, non è nè la costante, nè una strada attuabile a tutto ciò che ci viene riservato. Davanti ai dolori non necessari e gratuitamente inflitti scegliamo di non sottostare. Malati sì, ma succubi e arrendevoli mai. Ed è proprio in risposta a questo nostro saper alzare la testa che tutto trova poi una naturale e logica spiegazione. Il dolore dato dalla malattia non ha una via di scampo nè scorciatoie, chiede e ti impone di essere vissuto, accolto e accettato, senza se e senza ma. Il dolore inflitto da chi ci circonda invece è per noi qualcosa di intollerabile, così come lo sono le mancanze di tatto o rispetto, ed ancora quel parlare a terzi perchè non si ha il coraggio di chiedere a noi, o peggio il giustificarsi di non averlo fatto perchè spaventati dalla nostra realtà. È il nostro corpo ad essere offeso non la nostra mente! Siamo esseri capaci e pensanti, abbiamo difetti e pregi caratteriali come tutti, e come tutti a volte sbagliamo e commettiamo errori, ma intorno e dentro di noi c’è anche il bello, ci sono sentimenti nobili, valori e volontà. E tutto questo con la malattia non c’entra niente! Eppure davanti ad un torto o una mancanza spesso la malattia ed il nostro essere diversi finiscono per esser sempre tirati in ballo e mai una volta che l’altro ammetta invece semplicemente di aver commesso un errore. È frustrante e umiliante sentirsi perennemente scomodi, o peggio il problema. Noi con la nostra disabilità abbiamo imparato a giocarci, ci sappiamo ridere su, non abbiamo voglia di sentire sempre il piagnisteo altrui per ciò che noi non possiamo più fare. È la nostra vita, sono i nostri limiti e al non poter più fare, a ciò che abbiamo perso noi scegliamo di non pensare, vorremmo solo vivere liberi dalla zavorra di un passato che lottiamo ogni giorno per lasciarci alle spalle, perchè è odioso e doloroso rivederlo costantemente negli occhi degli altri. Ciò che vorremmo è sentirci parte di un presente che ci dia la possibilità di essere ciò che desideriamo essere nel qui e ora, senza che di noi si veda solo il nostro cammino claudicante, il nostro dolore e tutti i nostri limiti. Ciò che vorremmo, che io vorrei, è che l’interesse nei nostri confronti si spostasse verso tutto ciò che è ordinario, passioni, sogni, amicizie ed anche amori e che si allontanasse dalla straordinarietà della rarità. L’empatia e il rispetto dovrebbero esistere a prescindere, perchè è alla persona che si devono e non alla sua condizione. L’ascoltarsi e il comprendersi dovrebbero nascere in seno alla volontà di conoscerci, in risposta a quel bisogno di condivisione che ci rende persone dall’animo più ricco e non per soddisfare curiosità o pietismo. E’ la nostra identità a rendere unico il nostro esistere e non ciò che ci rende diversi e ciò che ci rende diversi è solo una sfumatura dell’unicità che può celarsi dietro ogni essere umano.

Pubblicato nella Elly&Valy | 1 risposta
Eleonora Caputo

A proposito di Eleonora Caputo

Dirvi chi sono è difficile, perchè la scienza mi definisce Rara tra i Rari, il mondo, invece, diversa. Io amo definirmi semplicemente Elly! Una ventottenne che nonostante tutto crede nei sogni e nel futuro. Un futuro fatto di un tempo relativamente relativo, dove vivo il Qui e L’Adesso! Vivo e sfido ogni giorno realtà che non ho scelto ma che oggi sono parte di me. Non mi sono mai concessa il permesso di sentirmi malata, mi vedo come una piccola Matrioska, Elly e tutte le mie piccole altre me. Una realtà complessa fatta di diagnosi che coesistono e si scontrano. La continua ricerca di risposte ai tanti, troppi interrogativi. Una Vita in attesa, una Vita in viaggio, una Vita di lotte, ma una Vita che voglio Vivere, ad ogni costo. Il mio più grande desiderio? Trovare un senso ad una realtà che un senso sembra non averlo, e trasformare in parole le emozioni e i sentimenti di una vita, sì rara, ma che non vuole esser altro che vissuta davvero.

Un commento riguardo “Una parola è troppa e due sono poche!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *