Paradox I. Introduzione alla Prigione.

Qualcuno vi ha mai consigliato di affrontare le cose più o meno nel momento in cui vi accadono? … Certo, coi mezzi di cui disponete in quel determinato frangente di vita…

O, magari, si tratta di un pensiero che avete maturato in solitudine, probabilmente in seguito ad una serie di esperienze utilizzate – a quanto pare – nella maniera più corretta; e sana.

Dico questo poiché, benchè non fosse qui che volevo arrivare con le mie riflessioni odierne, stavo meditando sul fatto che è ciò che sto mettendo in atto anche io, proprio ora. Sto compiendo, cioè, contemporaneamente, l’attività che regala al cuore i comandi diretti per innescare la curva del mio sorriso (la scrittura), ma con gli avanzi di lacrime versate poco fa che impregnano la tastiera. Le lacrime che lasciano l’amaro in bocca, quelle che non costituiscono sfogo liberatorio; quanto, piuttosto, la manifestazione fisica del limbo al quale viene sottoposta una persona in CONDIZIONE DI DISCRIMINAZIONE: l’IMPOTENZA.

Perciò…

In primo luogo, non avrei potuto scegliere momento migliore per scrivere a proposito del suddetto tema; inoltre, scherzo del destino, adesso sto rappresentando io stessa un paradosso…

Dal 30 Maggio dello scorso anno, ho creato la mia sezione all’interno di Ali di Porpora, denominandola “Il cuore trascritto”, con l’intenzione di condividere in estrema onestà ciò che ho elaborato e reso mio; sia in qualità di persona sia in vece di soggetto malato, o – come trovo più esatto dire – dotato di normalità differente. Mi trovo costretta a supportare l’esistenza di tale dualità, perché, nel mondo costruito finora, che tiene conto di un unico standard di individui, per essere realista, devo considerarmi anche così: come due persone differenti. Negli scritti proposti sino ad oggi, ho cercato di “scartavetrare l’anima” a fini di bellezza: vale a dire, esplorando con la dovuta molteplicità di sfumature tutti i sentimenti che sono riuscita a raccogliere dalle riflessioni sulla mia condizione. Adesso, sono pronta e forte abbastanza in vista di quello che ho sempre saputo sarebbe stato il passo successivo. Quello difficile.

Comincerò a “cantare come un usignolo” e riporterò, così com’è, tutta la verità sulla “vita” che lo “Stato” sottopone al malato; edulcorata per disinteresse o allo scopo di portare avanti quel maledetto “buon gusto” che ha ridotto la nostra collettività (per la maggior parte) in brandelli inutili. E suddividerò questo racconto spietato in più capitoli, che chiamerò “paradossi”.

Questa volta, mi sono dilungata in un’ampia introduzione forse anche un po’ volutamente, considerando quello che intendo snocciolare per primo. Voglio lasciarlo senza spiegazione per circa un mese, in modo che sia vagamente intuibile quante crepe abbiano provocato nel mio vulnerabile e forte cuore questi undici anni.

Paradosso 1

Ad alcune categorie di malati cronici, cittadini potenzialmente produttivi dello stato (con la “s” minuscola) italiano, vengono negati tacitamente e alla luce del sole i diritti umani dell’AUTO-DETERMINAZIONE della propria esistenza e della LIBERTÀ.

Io parlo della mia malattia, perché la vivo e la conosco.

La sclerosi multipla è una patologia autoimmune cronica e degenerativa del sistema nervoso, che colpisce soprattutto i giovani, ovvero persone in pieno sviluppo e al culmine dell’età lavorativa. Nonostante in molti casi, grazie ai medici, i ricercatori, i malati che hanno testato per noi i primi farmaci davvero efficaci, per fortuna, la patologia in questione venga più o meno stabilizzata, i sintomi persistono e limitano le capacità e la resistenza fisica. Sintomi come:

DOLORE, RIGIDITÀ, STANCHEZZA AD IMPATTO FORTEMENTE INVALIDANTE, DEBOLEZZA MUSCOLARE, ecc… sono per lo più invisibili.

Sebbene le commissioni mediche li conoscano, la legislazione non è stata mai aggiornata.

Ad oggi, ad una persona in grado di lavorare solo poche ore al giorno viene tolto l’assegno di 292 euro al mese, in quanto è considerata INDIPENDENTE con un GUADAGNO ANNUALE anche pari a 4800 EURO LORDI. …

To be continued.

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Lisa Zanardo

A proposito di Lisa Zanardo

Sono una donna di trentasei anni che sta ricominciando tutto daccapo. Sono accompagnata dalla Sclerosi Multipla ufficialmente dal 2007, ma già la sentivo con me fin da quando ero poco più che una bambina. La convivenza con lei, aggravata da basi di vita molto difficili, mi ha condotta fuori strada, nonostante le mie intenzioni e la mia testardaggine. Ora, cerco di deviare le impossibilità che la società mi pone e di trovare la chiave di svolta, per vivere amando ciò che faccio. Ho deciso di scrivere per Ali di Porpora, in quanto colpita dal modo autentico ed originale delle sue fondatrici di raccontare la malattia, senza mettere mai la persona ( o i problemi che la caratterizzano, al di là della condizione patologica ) in secondo piano.

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