Paolo

E’ appena terminato il mio primo mese di tirocinio per l’abilitazione alla professione medica. In questo mese, che potrebbe per certi versi essere uno dei mesi più sconvolgenti della mia vita, ho incontrato un medico straordinario. Se non lo avessi incontrato probabilmente non mi sentirei così profondamente in pace con la vita.

Paolo è il medico che tutti dovremmo sperare di essere e non perché è un professorone con centinaia di pubblicazioni o perché è un medico che sa tutto e si aggiorna continuamente. Paolo è “semplicemente” il medico più umano che io abbia mai conosciuto. E’ piccolo, grasso, con i capelli bianchi e il volto sempre sorridente, persino quando si incazza e bestemmia contro il computer che si impalla in continuazione.

Mi ha accolto come una figlia e mi ha vietato di dargli del “Lei” sebbene potrebbe realmente essere mio padre. Ha diviso il suo pranzo con me, senza pensarci due volte, anche se è il primario e io sono solo una neolaureata un po’ maldestra che aveva dimenticato di procurarsi i buoni mensa. Ma il suo essere straordinario non è legato a niente di tutto questo.

Paolo è il medico che racconta le barzellette sconce al vecchietto che respira male ed è inghiottito dalla maschera dell’ossigeno. E’ il medico che fa il solletico ai piedi dei malati tristi, ricoverati da settimane, che non vedono alcun miglioramento. Fa le linguacce a Vittorio che non ha più neanche una vena e le braccia martoriate dagli aghi. Accarezza Giovanni che non ha più la mano e neanche il figlio e aspetta la morte fissando il soffitto. Si fa raccontare di che razza è il cane che vede Simonetta, occhi sbarrati e sguardo inespressivo di chi è ormai stata divorata dalla demenza.
Ha sempre un attimo per parlare con i parenti, anche quelli che non sopporta.
Paolo è un medico straordinario perché oggi ha portato un pezzo di torta al cioccolato a Valeria, che lotta da quattordici anni contro il cancro e ha perso la battaglia.
“Dottore, ma io non posso mangiare il cioccolato.”
“E perché mai?”
“Perché mi fa venire il mal di pancia.”
“Ma se ti viene il mal di pancia io ti do qualcosa per fartelo passare”.

E Valeria risponde con uno splendido sorriso sporcando tutto il letto di briciole.

“Bianca, promettimi che non diventerai mai come me”.
“Perché Paolo, come sei diventato?”
“Sono diventato vecchio.” E sorride con gli occhi. “Adesso vai a casa.”
“Ciao Paolo”
“Ciao. Ricordati sempre una cosa.”
“Cosa?”
“Ricordati sempre di essere felice”.

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Bianca Granozzi

A proposito di Bianca Granozzi

Sono quasi medico, all'ultimo anno di questo tunnel infinito che dura sei anni. Ho incontrato tante persone fino ad ora e chissà quante ne incontrerò. Molte di loro hanno lasciato un segno e quando mi è stato chiesto di scrivere, ho colto l'occasione per rendere vivi quegli incontri, tra me, dentro il camice bianco, e gli occhi di chi chiede aiuto. Ho imparato che la maggior parte delle malattie non hanno una terapia risolutiva. Questo può essere frustrante, ma non è questo il punto. Come direbbe Patch Adams: "Se si cura una malattia, si vince o si perde; ma se si cura una persona, vi garantisco che si vince, si vince sempre, qualunque sia l'esito di una terapia". Dopotutto, la cura sorge solo quando l'esistenza di qualcuno ha importanza per me. Comincio allora a dedicarmi a quella persona, mi dispongo a divenire partecipe del suo destino e delle sue sofferenze.

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