“Non è tutto oro ciò che luccica”

La sordità è una normalità con cui convivo tutti i giorni.

È un accessorio che non manca nel mio outfit giornaliero, sia che io vada in ufficio, sia che io vada in palestra o nel tempo libero.
Mi piace immaginarla come un prezioso gioiello da un valore inestimabile e da cui non ti separi mai. Quel valore che, ahimè, solo poche persone riescono a comprendere.

Quel valore di cui oggi, siamo tutti privi. Privi di valori morali, di rispetto verso il prossimo e di chi è meno fortunato. Tutti in prima fila quando si tratta di manifestare la pietà nei confronti di chi magari non è poi così abile. E della pietà me ne faccio ben poco, contano i fatti.
Vorrei che la nostra lotta quotidiana prenda il sopravvento alla pietà, la nostra capacità di sopravvivere agli ostacoli uditivi e di combattere l’integrazione.

A tutti quelli che si lamentano della non integrazione, forse saranno stati meno fortunati di me, ma probabilmente non hanno mai voluto provare ad integrarsi. Tentare e non riuscire è una cosa, non provare e lamentarsi è tutta un’altra cosa.

Ho conosciuto persone che vivono la sordità come un’ossessione, come ciò che non ti permette di far qualcosa. NO.
Questo “non mi permette di fare” nel mio dizionario non è consentito, i sacrifici ci sono, si affrontano e se non si superano ci sono altri modi per arginare l’ostacolo. Arrivare all’obiettivo senza alcuna gavetta dietro, è una cosa impensabile.

Sono cresciuta in pasto alla società, i miei genitori non mi hanno mai tenuta sotto una campana di vetro e fortunatamente, aggiungo. Mi hanno messo a tu per tu con la sordità e mi sono integrata perfettamente. Non ho mica dimenticato i sacrifici fatti per raggiungere l’equilibrio, venire a conoscenza del problema, affrontarlo e superarlo ma adesso, anche basta con questi stereotipi della sordità.

Io lotterò finchè potrò ma credo che comunque una parte di noi sordi nonostante gridi all’integrazione non abbia così tanta voglia di integrarsi. E io sono davvero arrabbiata.
Dovremmo essere uniti e invece la cattiva informazione e l’ignoranza porta a degli schieramenti inutili.

Tutti dicono che tra sordi ci si capisca meglio che tra udenti e sordi, e forse sarà così, ma io non riesco ad integrarmi del tutto, forse ad oggi, solo quattro o cinque considero persone tali con cui condividere a fondo il nostro comune “problema”.
Forse non riesco ad essere solidali e condividere a fondo alcune scuole di pensiero perché ognuno è frutto del proprio passato, della propria esperienza, dell’istruzione, dell’educazione, del proprio deficit uditivo ma per me è inconcepibile il piangersi addosso.

Sono stata minacciata, chissà forse un giorno riuscirò anche a parlarne, da chi invece dovrebbe unirsi nella lotta comune contro gli stereotipi perché “una sorda e soprattutto una donna queste cose non può farle”. I leoni da tastiera hanno avuto il potere di spaventarmi e di rinchiudermi in una bolla di vetro per un mese e mezzo prima di decidere di reagire.

Lo spavento non è ancora passato ma so che sono parole che lasciano il tempo che trovano, che vengono spazzate via da una folata di vento e che se prima riuscivano a ferirmi, adesso spero che piano piano rimbalzino. Questi episodi mi hanno fatto capire che vi è sempre di più la tendenza alla ghettizzazione che all’integrazione. Io non smetterò di raccontare la mia vita, i miei pregi e difetti della mia sordità, la mia lotta continua. Ma smetterò di lottare per chi non ha davvero voglia di integrarsi e finge di volere un’integrazione che in realtà disprezza.

Miei cari “amici” sordi se volete restare nella vostra bolla di vetro sappiate che io non ne farò parte. La lotta bisogna farla per riconoscere la disabilità invisibile, per qualcosa che possa aiutarci nell’affrontare la vita sociale non per qualcosa che rischia di delegarci ancor di più ad una determinata categoria.

Mi accusate di essere più udente che sorda solo perché sono riuscita ad integrarmi? Se prima ne facevo una colpa per aver raggiunto gli obiettivi, adesso diventa polvere che viene spazzata via. Non riuscite a farmi star male solo perché IO, ogni giorno, ho voglia di lottare.

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Gloria Zullo

A proposito di Gloria Zullo

Difficile definirmi, non amo parlare di me. Studentessa a tempo perso, fuggo dalla realtà per ritrovare i sogni, anche solo per pochi minuti. Da quando ho scoperto i suoni, non riesco più a vivere senza. Mi sento una ragazza come tante, nulla di più, nulla di meno. Vivo in un mondo incantato fatto di sole cose belle. Faccio di tutto per evitare che entri il male. I suoni, sono la cosa che amo di più.

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