Non chiamatela libertà di espressione!

Lungi da me voler sputare sentenze o esprimere giudizi affrettati e di scarso spessore morale, ma non riesco davvero a trattenermi dal manifestare il mio più totale sdegno difronte l’ennesima dimostrazione di quanto siano piccoli, meschini, cattivi – esseri all’orlo dall’apparire ripugnanti – coloro i quali attraverso una tastiera si lanciano a sequele infinite di insulti, arrivando a denigrare, deridere, umiliare chi semplicemente ha scelto di non lasciarsi fermare dai propri limiti, dalla propria disabilità. Umiliati a causa della propria deformità fisica, “colpevoli” di non nascondersi e di suscitare repulsione, insultati per il solo fatto di mostrare vitalità e gioia su una spiaggia, o perchè intenti a sfidare il proprio limite e quindi accusati di mancare di rispetto e addirittura pavoneggiarsi. Sono accuse grette, prive di ragione, di fondamento alle quali è ormai consuetudine assistere sui social. Bacheche che fino ad un attimo prima esaltavano la vita, celebravano la forza diventano il teatro di un massacro senza fine. “Leoni da tastiera” che ruggiscono, esprimendo giudizi pieni di odio. Per me è difficile persino riuscire a definirli esseri umani! Come può un essere umano tentare di distruggere, in modo gratuito e deliberato, un altro essere umano? C’è chi è forte, c’è chi queste “parole” se le lascia scivolare addosso, ma c’è anche chi ne resta schiacciato, annientato.  E quanta fatica, quanto tempo speso poi a difendersi, a dimostrare di non esser stati piegati, di saper esser in un certo senso superiori. È ingiusto, è inumano, è inaccettabile. E lo è ancor di più se si pensa che a volte, e non poi così di rado, i fautori di tali kermesse sono proprio gli stessi disabili verso altri disabili. Non ho mai creduto che chi disabile sia per elezione empatico, umano, comprensivo, in gergo comune, un buono. Assolutamente no! Lo si pensa forse perchè si è portati a credere che chi lotta ogni giorno con il dolore, con tutti quei limiti dati dall’immobilità, con l’inettitudine del mondo esterno sia capace di dimostrarsi con chi simile a lui più attento, più umano. Ebbene, penso davvero che la cattiveria, l’odio siano sentimenti che possono animare l’anima di ciascun esser vivente. Tra il bene e il male c’è un abisso, ma nè il bene nè il male conoscono barriere architettoniche o handicap. Il Bene e il Male animano o distruggono chiunque sia capace di dar loro vita, che sia attraverso gesti, o attraverso le parole, e si sa il bene genera bene ed il male altro male. Spirali che poi diventano inarrestabili, ancor più se spinte dalla massa. È utopico pensare ad un mondo privo di cattiveria ed egoismo, ma ciò che mi chiedo è se sia davvero così impossibile fermarsi a riflettere prima di esprimere un giudizio, prima di ferire chi ci è accanto, prima di vomitare addosso ad altri tutte le frustrazioni che si covano dentro. È davvero necessario infliggere così tanto dolore? La libertà di pensiero è un diritto inalienabile ma il nascondersi dietro ad uno schermo e riversare odio pronunciando giudizi è davvero sinonimo di libertà di espressione? Non è forse la più chiara e agghiacciante dimostrazione di quanto vuoto riesca ad albergare l’animo umano? Non è un processo alla critica il mio, nè alla tanto difesa libertà di espressione. Vi sono critiche costruttive, basate sulla volontà di volersi confrontare, e perchè no di trovare un punto di incontro se necessario alla realizzazione di un progetto comune. Per indole benedico i punti di vista diversi, apprezzo chi cerca un confronto, chi ha voglia, perchè no, di farmi cambiare idea. È capitato, mi sono ritrovata a riflettere e cambiare perfino prospettiva a volte, altre ho semplicemente difeso il mio pensiero e ho rispettato, pur non condividendolo, quello altrui. Ma mai, mai e poi mai, ho giudicato, o peggio offeso chi avevo difronte. Sono arrivata ad ignorare espressioni di libero pensiero se così vogliamo chiamarle perchè da quelle stesse parole si intravedeva già una totale mancanza di apertura al dialogo. Vi sono avvenimenti che necessitano una presa di posizione, vi sono realtà che vanno combattute, denunciate ma oggi il mondo sembra gridarci: “Basta!” Basta dolore, se questo si aggiunge ad altro dolore. Basta seminare odio e cattiveria. Basta misurare l’altro secondo canoni imposti, in nome di etichette vane e prive di senso. Basta porre barriere lì dove forse basterebbe sfiorarsi appena la mano per sentirsi davvero gli uni simili agli altri. 

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Eleonora Caputo

A proposito di Eleonora Caputo

Dirvi chi sono è difficile, perchè la scienza mi definisce Rara tra i Rari, il mondo, invece, diversa. Io amo definirmi semplicemente Elly! Una ventottenne che nonostante tutto crede nei sogni e nel futuro. Un futuro fatto di un tempo relativamente relativo, dove vivo il Qui e L’Adesso! Vivo e sfido ogni giorno realtà che non ho scelto ma che oggi sono parte di me. Non mi sono mai concessa il permesso di sentirmi malata, mi vedo come una piccola Matrioska, Elly e tutte le mie piccole altre me. Una realtà complessa fatta di diagnosi che coesistono e si scontrano. La continua ricerca di risposte ai tanti, troppi interrogativi. Una Vita in attesa, una Vita in viaggio, una Vita di lotte, ma una Vita che voglio Vivere, ad ogni costo. Il mio più grande desiderio? Trovare un senso ad una realtà che un senso sembra non averlo, e trasformare in parole le emozioni e i sentimenti di una vita, sì rara, ma che non vuole esser altro che vissuta davvero.

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