LIS, la lingua dei segni italiana

La connessione tra la LIS, la lingua dei segni italiana, e la sordità mi ha sempre incuriosito.
Molti udenti danno per scontato che tu essendo sordo conosca la LIS.
No, ammetto di non conoscerla e non mi vergogno per questo (si, sono anche stata accusata di questo). Non ho avuto modo di impararla e ahimè so che per il momento non è fattibile, ma rappresenta uno dei prossimi traguardi da raggiungere in questo meraviglioso percorso chiamato vita.

Ma perché l’argomento è oggetto di numerosi dibattiti e controversie?
Tutto nasce da una proposta di legge, la 4027, ferma alla Camera dei Deputati, che ha lo scopo di tutelare i non udenti con un riconoscimento della lingua dei segni italiani.
Ci sono pareri contrari a questa legge poiché vedono i sordi non come una comunità a sé, ma come persone come tutti gli altri, italiani con un linguaggio comune a prescindere dal deficit.
Pareri favorevoli, invece, prevedono che il riconoscimento della lingua dei segni non sia un segnale di esclusione bensì un mezzo per favorire la partecipazione delle persone sorde alla vita sociale con un mezzo di comunicazione che non è il parlato.

Cosa penso io?
In base alla mia esperienza, è difficile dire qualcosa ma proverò a non mancare di rispetto a chi crede fortemente in questa lingua.
Vorrei che fosse riconosciuta come mezzo per esprimersi per chi non ha la fortuna di comunicare verbalmente, per chi ha una sordità talmente profonda che non gli permette di essere oralista. Ma se tale lingua dovesse essere usata come mezzo per rinchiudersi in un mondo che non permette l’inclusione degli udenti, allora sì, la vedo come un pericolo.
E parlo così per esperienza. Ho amici sordi oralisti che parlano la LIS e condivido la loro scelta. Usano la LIS con chi non ha la possibilità di udire e non con chi non vuole minimamente udire. Ho conosciuti sordi, fieri di non udire, che usano la LIS e che escludono tutti. Me compresa, sorda e con le protesi acustiche ma che non conosco la LIS, e per questo vista come un nemico perché ignorante in materia. Qual è stata la mia colpa? Essere nata e cresciuta in una famiglia udente e aver imparato ad amare i suoni?
Ho sempre voluto imparare questa lingua, sia per conoscenza personale sia per chi non ha la possibilità fisica di udire come me con gli ausili. Non l’ho mai fatto perché non ho mai avuto il tempo materiale di dedicarmici e se devo impararla male, no, non voglio impararla.
Ma qual è il senso dell’esclusione? Io provo ad immedesimarmi ma non ci riesco proprio.

E’ capitato di trovarmi a cena con persone sorde non oraliste e ammetto di essermi sentita esclusa solo perché non parlavo la lingua dei segni e comunicavano solo con chi la parlava. Pensavano che non capissi come si sentisse ad essere esclusi? Sono sorda anche io e capisco il disagio che ti assale quando non capisci l’altra persona, ma la disabilità mi ha regalato un “pregio”: il labbiale, ti sarà sempre fedele. Io ricordo la delusione e l’amarezza che provai quella sera. Quel senso di esclusione che mai ti abbandonerà.

Vivi già con un senso di esclusione, accantonato in un angolo del tuo cuore, che esce fuori ogni qualvolta qualcosa ti ferisce, ma sentirsi esclusi da chi pensi dovrebbe capirti fa ancora più male.
Io non parlo la LIS, ma non per questo devo essere esclusa da una conversazione tra sordi perchè i modi per comunicare ci sono e ne ho avuto la dimostrazione nel momento in cui ho parlato con un sordo non oralista che usa solo la LIS e il confronto tra noi è avvenuto senza problemi di comunicazione. Allora di chi è la colpa dell’esclusione?
Sordi o udenti, QUALSIASI TIPO di esclusione è data dall’ignoranza.

L’esclusione ferisce più di quanto si pensi. E purtroppo, spesso, si sottovaluta senza guardare le reali conseguenze del caso.

Cerco sempre di immaginare come potrei sentirmi io quando escludo qualcuno da qualcosa e cerco di evitarlo con una soluzione. Quel senso di esclusione, di inferiorità lo attribuisci sempre a quel tuo essere diverso che potrebbe portarti ad entrare in un tunnel di difficile via di uscita.

Mi ci sono trovata ma ne sono uscita, ogni tanto torna quella voce che ti dice “sei diversa, verrai esclusa” ma cerco di combatterla, anche se brucia. Eccome se brucia, è una percezione che accantoni ma che, dalla tua vita, non uscirà mai.

Pubblicato nella Il Rumore dei Suoni | 2 risposte
Gloria Zullo

A proposito di Gloria Zullo

Difficile definirmi, non amo parlare di me. Studentessa a tempo perso, fuggo dalla realtà per ritrovare i sogni, anche solo per pochi minuti. Da quando ho scoperto i suoni, non riesco più a vivere senza. Mi sento una ragazza come tante, nulla di più, nulla di meno. Vivo in un mondo incantato fatto di sole cose belle. Faccio di tutto per evitare che entri il male. I suoni, sono la cosa che amo di più.

2 thoughts on “LIS, la lingua dei segni italiana

  1. sergio

    Sordi o udenti gli stronzi son tutti uguali, te lo dice un sordo oralista come te, che ha qualche amico non oralista e che ha impiegato anni per farseli e per imparare la lis, avrebbero dovuto insegnarci entrambe da bambini, lettura labiale e lis, avrebbero evitato di creare nuove diseguaglianze, ma gli stronzi son tutti uguali, per fortuna non ci sono solo loro.
    ciao

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    • Gloria ZulloGloria Zullo Autore dell'articolo

      Ciao! Io non l’ho mai imparata e non sono pentita di questo, la imparerò per una curiosità personale non per discriminare. Come dici tu, per fortuna che non ci stanno solo gli stronzi 😉 le diseguaglianze le crea l’ignoranza ahimè.

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