L’inizio dietro la fine

La vita è costellata di prove, di momenti in cui è necessario scegliere, ed ancora di sbagli, di perdite, di cadute, quelle dalle quali sembra impossibile rialzarsi. In questi anni, certamente complice la malattia, ho imparato a non contrastare questi periodi, a non respingerli, bensì ad accoglierli, a lasciare che qualsiasi strano percorso venisse a delinearsi si compisse, e una volta compiuto affrontarlo con quanta più forza e coraggio possibili. La malattia non è stata la sola ad arrecarmi dolore, o a portarmi a compiere scelte che oggi so avermi profondamente cambiata. Non nego che abbia fortemente influenzato il modo in cui guardo alle cose e alla realtà tutta, ma non è stata sempre preponderante. Oggi mi accorgo però che indipendentemente da ciò che mi accade non riesco a non pensare che a tutto vi sia una soluzione, anche se in quel momento è impossibile vederla. Non so dire quando questa convinzione si è radicata in me, se sia stato il peso che si è imposto nella mia vita per ciò che ho perso o per tutti gli addii imposti dalla malattia, ma è grazie a questo mio sentire che, nonostante abbia la certezza che presto tutto cambierà ancora una volta, non penso minimamente che questo rappresenti una fine. Questa parola, fine, questo pensiero, questa condizione non mi appartiene. Non so se è una sorta di protezione che riservo a me stessa. La fine esiste, è una realtà. Gli amori finiscono, capitoli interi della vita di ciascuno di noi finiscono, alcune mie capacità si sono esaurite lasciando il posto a limiti con cui mai avrei pensato di dovermi misurare, ma nel momento stesso in cui questo accade, nell’istante in cui una fine reclama il suo spazio, c’è un nuovo inizio pronto a mostrarci altro, altri istanti, altri amori, altre conquiste, altri inizi. Riconosco essere un bisogno il mio. Ho bisogno di credere che ci sarà sempre un nuovo inizio, una nuova strada, un modo per essere felice. Non posso fare altrimenti, non posso pensare di rimanere succube dei limiti, di ciò che perdo. Ho conosciuto il dolore, in molte delle sue forme, porto sulla mia pelle i segni che lascia. Ho incassato torti e ingiustizie, ho provato il freddo che lascia la perdita di chi si ama, ho visto sfumare i miei sogni, ho subito la cattiveria di chi ti promette di esserci per poi buttarti via come fossi qualcosa di rotto e inutile, ma sono qui. Ho lasciato andare, non posso dire di aver perdonato, non sempre almeno, non sono perfetta ma ho davvero lasciato andare, allontanando da me il male, il dolore e lasciando spazio a nuove consapevolezze e nuovi legami. Ultimamente mi chiedo spesso cosa voglia la Vita da me, cosa io posso darle, cos’ho davvero da offrirle. La mia unica certezza è quella di volerla vivere, e che ho molto da dover costruire, ed è arrivato il tempo di farlo, anche se mi accorgo di non sapere bene come fare. È come se fossi adagiata in un limbo fatto di voci, di domande che esigono risposte, di cose rotte e perse, ma allo stesso tempo pieno di piccole scatole chiuse pronte però ad aprirsi per me e regalarmi un pò di luce. Quando lessi per la prima volta la parola degenerativa nella mia documentazione ricordo di aver aver guardato le mie gambe, di averle toccate e di aver detto loro di non tradirmi, di lasciarmi tempo. E oggi, dopo l’ennesima caduta, dopo aver sfiorato l’ennesima possibile fine di un capitolo della mia vita, sono loro grata. Non mi hanno tradito, anche se per un momento ho creduto davvero che una delle due fosse troppo stanca, ma prendendomene cura, dandole tempo, con pazienza e determinazione si è ripresa e sebbene entrambe manchino di equilibro, nonostante le frequenti lussazioni, sono ancora e di nuovo in piedi. La mia ripresa, la conquista di questo strano nuovo equilibrio ora so che ha un perchè, e non intendo arretrare nemmeno di un passo. Ho intenzione di mettermi in gioco, e di giocare tutte le mie carte. È assai difficile, il mio corpo da giorni combatte contro il dolore, come a ricordarmi che sempre e in qualsiasi momento voglia può fermarmi. Mi fermerò se necessario, ma non sarà una resa. A volte ci si può fermare, è un dovere anche se la paura di farlo è più forte, e si devono raccogliere forza, coraggio e nuovi respiri. Ma non si deve mai perdere la voglia di riprendere esattamente da dove si è lasciato. Mai, per nessun motivo. E nel farlo, non bisogna dimenticare la dolcezza, la cura, l’ascolto, la gentilezza da riservare a chi condivide con noi il cammino. A nulla serve covare rabbia, seminare discordia o peggio giudicare. Ciascuno di noi è indispensabile e prezioso, ciascun di noi merita rispetto e cura. E nessuno è scontato! Perchè dico questo? Dico questo perchè quando la vita si fa un pò più cattiva, quando il dolore sembra pervadere ogni cosa è facile dimenticare che intorno a te l’amore continua ad esistere e che il bene è sempre possibile. A volte prendendoci cura del dolore di qualcun altro curiamo anche il nostro e allo stesso modo ammettendo le nostre paure l’altro potrà sentirsi meno solo nel combattere le sue. Il dolore può essere curato, sempre. Se si è disposti a curare la propria anima, se si ha il coraggio di cullarne le paure, se le si da il diritto di prendersi i respiri che merita, lei ti ripagherà con il coraggio, la speranza e la forza. E con coraggio, speranza e forza intendo guardare al domani. Esco dal limbo e immagino di aprire una di quelle piccole scatole, dentro c’è un conchiglia, piccola e dipinta. Viene da lontano, è il dono prezioso di chi senza bisogno di parole ha cullato la mia anima e scaldato il mio cuore. 

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Eleonora Caputo

A proposito di Eleonora Caputo

Dirvi chi sono è difficile, perchè la scienza mi definisce Rara tra i Rari, il mondo, invece, diversa. Io amo definirmi semplicemente Elly! Una ventottenne che nonostante tutto crede nei sogni e nel futuro. Un futuro fatto di un tempo relativamente relativo, dove vivo il Qui e L’Adesso! Vivo e sfido ogni giorno realtà che non ho scelto ma che oggi sono parte di me. Non mi sono mai concessa il permesso di sentirmi malata, mi vedo come una piccola Matrioska, Elly e tutte le mie piccole altre me. Una realtà complessa fatta di diagnosi che coesistono e si scontrano. La continua ricerca di risposte ai tanti, troppi interrogativi. Una Vita in attesa, una Vita in viaggio, una Vita di lotte, ma una Vita che voglio Vivere, ad ogni costo. Il mio più grande desiderio? Trovare un senso ad una realtà che un senso sembra non averlo, e trasformare in parole le emozioni e i sentimenti di una vita, sì rara, ma che non vuole esser altro che vissuta davvero.

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