L’identità

Essere sordi non significa essere incapaci.
Purtroppo questa cultura, sotto questo punto di vista, non progredirà mai.
I sordi che si laureano, che studiano, che lavorano, che hanno una vita normale (in quanto persone normali) sono sempre sinonimo di stupore e di ignoranza. Non siamo forse persone normali? Cosa c’è di così grandioso nel prendere una laurea? Cosa c’è di così strano nel riuscire ad imparare una lingua straniera, seppure con difficoltà? Cosa vi sorprende della nostra vita?
Si punta sempre il dito verso chi ha difficoltà però, appena la difficoltà si supera si tende sempre ad elogiare. Un po’ come quando è tutto rose e fiori e si vedono gli amici, quando tutto va male il deserto.
Siamo sordi, non alieni.
Siamo persone, non extraterrestri.

Il problema non sono gli udenti, sono le persone (sorde e non) che si sono alienate.
Quelli che non hanno mai osato, che non hanno mai voluto affrontare la “difficoltà”, che non si sono mai messi in gioco ma sono pronti ad accusare chi, magari, nella vita ha raggiunto piccoli traguardi. Sono pronti a dirti “impossibile che sei sorda, una sorda non riesce a fare queste cose”.
Ma cosa? Ho i superpoteri e non riesco a vederli? L’invidia di chi non è riuscito a combattere la propria battaglia non l’accetto. L’accetto, forse, da chi ci ha provato a vincerla ma non ci è riuscito. Queste persone le ammiro comunque, hanno avuto il coraggio di mettersi in gioco.

Il problema sono le “persone”: sordi o udenti che siano.
Per essere una persona da approfondire non hai bisogno della sordità, l’esperienza dovrebbe aiutarti a migliorare, a smussare alcuni lati del carattere che la disabilità potrebbe peggiorare ma non è una giustificazione su cui cullarti.
Se siete arrabbiati per delle cose che non riuscite a superare, prendersela con chi ha lottato per avere quello che ha, non fa di voi delle persone migliori. E’ facile, oramai, smascherare chi ti sta accanto per un semplice tornaconto da chi ha voglia di condividere una vittoria o un dolore con te.
Qual è il problema se una persona vuole migliorarsi, nonostante la diversità?

Se c’è una cosa che non mi appartiene è l’identità che viene attribuita ad una persona diversamente abile. Non mi sento una “sorda”, non mi sento un’“udente”. Io sono GLORIA, stop. Tutto il resto sono dettagli. La sordità è un dettaglio che può rappresentare un abito colorato, un pantalone, una giacca, un accessorio.
Si, la sordità è un accessorio, un accessorio che fa parte della persona ma NON è la persona.

Viviamo una vita normale.
Per alcuni è un problema (e non sto a criticarli, ognuno ha un suo modo di metabolizzare la disabilità), per altri è quasi un’ossessione, come se essere nati sordi non implica in sé il concetto di essere umani.

Sono una combattente, lotto per i miei diritti ma in quanto persona, in quanto donna, in quanto GLORIA. Quell’identità che spesso viene dimenticata e si ricordano di me come quella che “non sente”.

La ricerca dell’identità fa parte del percorso di ogni essere umano, fa parte della determinazione dell’IO che è lo strumento che ti aiuta a sopravvivere nel mondo.

Si, sono molto arrabbiata. Tanto. Arrabbiata con chi si crogiola nella sua diversità e non lotta nella determinazione della sua persona. La diversità è un dettaglio della nostra personalità che non è fondamentale nei rapporti umani. È come se fosse un pregio (o un difetto, per chi lo considera tale) del nostro carattere. E piangersi addosso per una “caratteristica” che si ha, non lo accetto, mi dispiace.

Crescere con gli udenti non ha fatto scattare in me la rabbia e la frustrazione interiore per essere diversa. Non mi accettavo, non capivo ma non ho mai avuto una rabbia così intensa da creare delle barriere o far scattare in me dei sentimenti negativi. Anzi, crescere con gli udenti mi ha dato quegli input che mi hanno permesso di capire la differenza tra i due mondi e la voglia di immedesimarmi anche negli altri. Posso dire però che la combinazione tra questi due pianeti mi ha regalato la mia identità, quella che sono e quella che mai vorrò essere. Mi ha dato la misura delle difficoltà, la misura delle cose belle e negative, la misura degli ostacoli che sono molto più grandi rispetto ad udente ma che mi hanno aiutato a mettere sullo stesso piano le persone senza distinzione. Persone, esseri umani, esseri pensanti, esseri che VIVONO.

Siamo umani, siamo persone, non siamo diversi. Siamo frutto del nostro background, educazione, famiglia, amici e percorsi di vita diversi che permettono di formarti. Formarti in quanto essere umano e non permetto a nessuno di affibbiarmi un’identità che non sia quella di Gloria.
Non permetto ad un sordo di definirmi udente solo perché ho osato, ho avuto il coraggio di andare oltre, di giudicarmi solo perché mi sono lanciata nel mondo e la mia famiglia me l’ha permesso.
Non permetto a nessuno, sordo o udente che sia, di fare agli altri quello che non vuoi sia fatto a te.

Prima di essere sordi, di essere diversi, siamo PERSONE. E questo vale anche per quei sordi che spesso lo dimenticano.

Pubblicato nella Il Rumore dei Suoni | Lascia un commento
Gloria Zullo

A proposito di Gloria Zullo

Difficile definirmi, non amo parlare di me. Studentessa a tempo perso, fuggo dalla realtà per ritrovare i sogni, anche solo per pochi minuti. Da quando ho scoperto i suoni, non riesco più a vivere senza. Mi sento una ragazza come tante, nulla di più, nulla di meno. Vivo in un mondo incantato fatto di sole cose belle. Faccio di tutto per evitare che entri il male. I suoni, sono la cosa che amo di più.

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