Libera di essere io

Era il 29 Novembre 2009. Quel giorno lo ricordo ancora benissimo, segnai persino la data anche sul calendario.

Decisi che era arrivato il momento di raccontare ad un caro amico della mia disabilità. In fin dei conti per essere se stessi, nelle relazioni,  bisogna non aver segreti. Ed io, me stessa, volevo proprio esserlo, per di più tutto quello che avevo costruito attorno a me per proteggermi iniziava ad assumere le sembianze  di una gabbia sempre più stretta.

La reazione non fu quella che mi aspettavo, ricevetti come risposta un misero: “Io me la vanterei fossi in te, prendete pure la pensione!”.  Reagì senza rispondere, mi alzai e corsi via verso l’uscita. 

Non so per quanto girovagai però mi ritrovai seduta nelle scale del Duomo ad osservare la gente che camminava, provando ad immaginare la loro vita, e chiedendo a me stessa: “Perché loro possono essere stessi? Almeno ci provano, e tu non puoi?”. 

Sicuramente, qualcuno di loro aveva una doppia vita o un segreto da nascondere per paura di essere liberi. Io, Gloria, non volevo rimanere ancora intrappolata, volevo andare avanti, volevo amarmi.
Lì in quelle scalinate, promisi a me stessa che sarei stata io.
Lì, ha avuto inizio il mio percorso e io sarò sempre grata a questa città che ha fatto scattare in me la molla per cambiare tutto. 

Sono stati anni difficili, anni in cui ti rendi maggiormente conto di chi non ti abbandona, di chi ti sprona, e ti ama per quello che sei. Inizi a fare una selezione, inizi a cercare di capire cosa fare per migliorare la tua vita.  Cerchi di non far vincere l’inerzia e ti armi di coraggio. Osi, come non ha mai osato nella tua vita.

RESET. 
Sono partita da questa parola. Non è stato facile ammettere i limiti, non è stato facile accettare che non tutti amano la “diversità”. Non è stato facile vivere nella società fino a quando non mi sono aperta. E da quando l’ho fatto sono serena.

Ho delle agevolazioni, perché negarle? Ho possibilità di ascoltare, mettendomi alla pari degli udenti, perché non sfruttarle? Perché non dovrei provare ad essere “normale”? Provandoci, giocando, sfidando me stessa, adesso SONO NORMALE.

I limiti ci sono, per carità, la sordità non mi abbandona però ho capito come arginarla, come convivere con essa. E poi, perché non dovrei sfruttare tutte le possibilità che la scienza e la tecnologia mi mettono a disposizione per vivere? Perché negarmi la possibilità di sentire?

Il problema, credo, sorga nel momento in cui inizi a sentire. Appena i suoni, rumori iniziano ad inebriarti non puoi farne a meno. Sentire implica una concentrazione molto elevata, ti mette sotto pressione perché hai paura di non sentire e cerchi di focalizzarti solo sui suoni. 

Foto di Antonio Curto

Confesso che, spesso, la sera quando le metto in modalità off tiro un sospiro di sollievo e inizio a rilassarmi, ma questo non vuol dire nulla, io senza le mie protesi acustiche non potrei vivere. Non mi sentirei me stessa, mi regalano sicurezza e fiducia quando devo stare nella società. E per questo non smetterò mai di ringraziare chi inventò le prime protesi.

Gli ostacoli ci sono stati, ci sono, ci saranno, spero che io riesca a vincerli in questa seconda possibilità che mi ha regalato Milano. Oggi, a distanza di nove anni, torno a sedermi su quei gradini, finalmente LIBERA DI ESSERE IO. Libera come quella farfalla che sono sempre stata ma che prima si sentiva intrappolata nel pugno di una mano. 

Pubblicato nella Il Rumore dei Suoni | 1 risposta
Gloria Zullo

A proposito di Gloria Zullo

Difficile definirmi, non amo parlare di me. Studentessa a tempo perso, fuggo dalla realtà per ritrovare i sogni, anche solo per pochi minuti. Da quando ho scoperto i suoni, non riesco più a vivere senza. Mi sento una ragazza come tante, nulla di più, nulla di meno. Vivo in un mondo incantato fatto di sole cose belle. Faccio di tutto per evitare che entri il male. I suoni, sono la cosa che amo di più.

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