“L’etimologia del blu”

Scrivere per “Ali di Porpora” equivale quasi a scrivere per me stessa. Non ho nessun tipo di paletto e la fantasia viaggia sempre molto libera. Motivo per il quale ho scelto di mettere insieme, articolo dopo articolo, una rubrica che fosse fedele a qualcosa di impalpabile come le emozioni più intime; e di lasciarle in qualche modo pure, senza intaccarle eccessivamente con i limiti imposti dalla razionalità. Scrivere così è meraviglioso. Fino a quando il flusso non si blocca… linea piatta, attesa, confusione. Il tramite sono io ed, in questo periodo, non riesco a dare un nome né una valenza più o meno positiva a ciò che sento; ma forse, allora, è proprio quello di cui dovrei parlare.

Cosa vedi quando chiudi gli occhi?”, mi ha chiesto una voce amica.

Vedo il blu”, ho risposto.

Di lì è partita la mia riflessione su uno stato che viene trattato ancora con troppo tatto per la potenza che detiene: la depressione.

Ho pensato al modo di dire inglese “I feel blue”; poi, al latino: deprimo, deprimes, depressi, depressum, deprimere. Successivamente, allo scopo di trarre una spinta ancora più convincente, ho ricordato quando da piccola giocavo con le tempere di vari colori. Capita, per l’appunto, che le risposte si trovino, a volte, annidate nelle immagini più semplici, o nei suoni o nei profumi. Credo, perché è attraverso la scoperta dei sensi che sviluppiamo il nostro pensiero, la nostra SENSIBILITÀ. E la sensibilità è una qualità strana: conduce al piacere e danneggia in maniera egualmente e maledettamente netta; motivo per cui siamo in molti a tentare goffamente di zittirla, almeno in alcune fasi della vita. Presenta, infatti, sempre un conto troppo scomodo da accettare: la verità su quello che proviamo.

Nel mondo sociale cui siamo abituati, manifestare la propria sensibilità senza i filtri standard viene considerata utopia o pazzia. O entrambe, dato che è identificato come “pazzo” chi “preferisce” vivere in altri mondi, mancando, quindi, di realismo in maniera patologica (dal greco, “u”-“topos”= luogo che non esiste).

Allora succede che ci si rinchiuda in una bolla. Una bolla blu che attutisce le tinte di ogni cosa.

Il blu è un colore primario. Ossia esiste in natura, non deriva da nessun altro colore. È potente, suggestivo; evocativo della notte e di sentimenti agrodolci ad essa connessi, come la nostalgia, la malinconia ed il ricordo. È il colore del cielo, culla per antonomasia dei nostri desideri. Ed anche il cielo, come il blu e come noi, è estremamente variabile. Un cielo coperto e uno limpido impreziosito dalle stelle, visibilmente simili, possono essere distanti anni luce, come una lacrima che cede il posto ad un sorriso inaspettato.

Tempo fa, lessi molto sulla depressione in genere, e sulla depressione connessa alla mia malattia. Ma quello che mi interessa, alla fine, è il riconoscimento di un disagio all’interno del campo esperienziale, lì dove le nozioni acquistano un senso. Uno dei principi base secondo i quali scrivo sta nel raccogliere e, poi, tradurre qualcosa di vissuto in un modo comprensibile dal di fuori. Se non riuscissi a “vedere” ciò di cui parlo, qualora non l’avessi sperimentato e non ci avessi costruito qualche cosa sopra, o ameno riflettuto un poco, non mi sentirei credibile anche solo nel condividere UN esempio (che è il mio ovviamente).

Per me la depressione consiste principalmente in uno stato di blocco, assoluto o parziale. Acuto o cronico. Caratterizzato da input più o meno sconosciuti o fin troppo palesi.

Ho ascoltato racconti di persone che descrivono periodi (lunghi periodi) in cui scompare, all’improvviso, la voglia di qualsiasi cosa; in seguito ai quali emerge una reazione. La chiarezza nella comprensione delle cause scatenanti assomiglia alla consapevolezza delle fattezze di un pesante oggetto visto una volta e poi gettato negli abissi. Si sa che è lì, periodicamente si muove e scatena qualcosa dal profondo di quel blu.

Colloco, invece, ciò che accompagna me nell’altra tipologia individuata durante la mia osservazione della vita fin qui.

Si tratta di una bolla blu che mi circonda da sempre. La avverto addosso nonostante la voglia di agire sia costantemente stata presente in me a livelli esponenziali… ma forse il blocco non consiste obbligatoriamente nell’inazione, bensì anche nella deviazione degli obiettivi corretti.

Le ragioni del suo esistere sono estremamente concrete e, assai spesso, il fatto che essa filtri la mia comprensione degli altri colori che mi circondano mi ha indotta a pensare che quei motivi che la vita mi ha gettato addosso, quelli che non dipendono da me e di cui è costituita la bolla, siano basi portanti di tutto quanto. Che senza quelle, cioè, rimanga in grado di avere una visione distorta e approssimativa degli altri colori, ma non mi ci possa immergere come vorrei tanto fare. E, di conseguenza, mi blocco. Ho trascorso un numero interminabile di ore a pensare e, più esse passavano, più sentivo una forza avvilupparsi così stretta da togliermi il respiro, come se la gravità avesse mutato le sue leggi solo per darmi una scossa di vita.

Io non ho una soluzione, ma ho elaborato delle strategie che vanno bene per me.

Ho tagliato di netto il tempo enorme che lasciavo intercorrere tra il pensiero e l’azione. Questo mi ha permesso di smettere di girare in tondo, favorita dalle comode sembianze della mia bolla blu, e mi ha fatta entrare nel problema.

I problemi. Sono tanti e quasi tutti concreti e di lenta risoluzione. Dunque, per essere sicura di non venir meno al mio difficile intento, in secondo luogo, ho messo a punto un’altra strategia che va a colpire un mio antico punto debole: prometto alle persone care che farò qualcosa con tempistiche e modalità ben definite. E funziona, perché pensare di poterle deludere è per me dolorosissimo. So che razionalmente potrebbe trattarsi di un metodo discutibile, ma è l’unico sprono abbastanza efficace per me, che non riesco a discernere il bene che voglio a me stessa dal sentimento che provo per gli altri.

Un giorno il mio involucro blu cadrà in pezzi e si ridurrà inevitabilmente in polvere. Penso, però, che raccoglierò quella polvere e ne modellerò un gioiello. E lo sfoggerò con orgoglio”.

P.s. Non denigrate il buio. La vita non è l’idea che avete della vita; per conoscerla, dovete viverla. Non buttate via i pezzi che non ritenete all’altezza. Ogni frammento parla di noi, ogni frammento è utile. Anche se nell’immediato non sembra così. Costruite e attendete. E vivete, tutto e sempre.

Buona fine dell’anno e buon inizio…

Lisa

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Lisa Zanardo

A proposito di Lisa Zanardo

Sono una donna di trentacinque anni che sta ricominciando tutto daccapo. Sono accompagnata dalla Sclerosi Multipla ufficialmente dal 2007, ma già la sentivo con me fin da quando ero poco più che una bambina. La convivenza con lei, aggravata da basi di vita molto difficili, mi ha condotta fuori strada, nonostante le mie intenzioni e la mia testardaggine. Ora, cerco di deviare le impossibilità che la società mi pone e di trovare la chiave di svolta, per vivere amando ciò che faccio. Ho deciso di scrivere per Ali di Porpora, in quanto colpita dal modo autentico ed originale delle sue fondatrici di raccontare la malattia, senza mettere mai la persona ( o i problemi che la caratterizzano, al di là della condizione patologica ) in secondo piano.

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