E le Onde e la Tempesta

Scrivo ormai da tanto tempo e non credo di aver mai attraversato un periodo emotivamente così complicato.

Ci sto ancora in mezzo, col mare mosso e l’attesa di un intuizione che mi dica che la parte verso la quale ho scelto di indirizzare le vele sia quella corretta per poter sopravvivere alle onde e non affogare. Ho lasciato il timone senza controllo per farmi dondolare qua e là.  Sembrava giusto. Sembrava giusto sentire la nausea e il turbamento, lasciare le emozioni farsi strada dentro di me come delle brucianti frustate. Vedere e sentire me stessa distrutta, denudata di un’armatura ormai opaca e fatiscente, rimanere ad assaporare la distruzione, la paura e la voglia di arrendersi.

Che la malattia mi stesse mettendo alle strette lo sapevo già, lo capivo e facevo finta di niente. Ma se pensando alla tua vita o guardandoti allo specchio ripeti spesso “che schifo!” allora qualcosa non và e devi assumerti la responsabilità della parte di te che sta andando alla deriva.

Ho deciso di lasciarla fare, senza rivoluzioni o battaglie. Le ho tolto le catene, volevo vedere di cosa fosse capace, di cosa fossi capace io. Volevo vedermi battuta. Volevo sentire il suo odore, le carezze e le botte. Volevo essere stretta tra le sua dita e percepirne il contatto. Ho lasciato a lei le redini di me stessa e di tutto quello che mi circondava, del presente e del futuro. Ho lasciato che decidesse gli sguardi e i toni, i respiri e le apnee.

Volevo che la mia paura si gonfiasse come accade alle spugne compresse quando vengono bagnate. Le ho permesso di smembrare la mia felicità e di spargerne i pezzi ovunque cosicché fossi costretta ad analizzarli per bene uno ad uno, ingoiarli, metabolizzarli, farli di nuovo miei e risputarli fuori in un modo unico e nuovo.

Come se mi fosse necessario scendere per risalire, piangere per poter ridere, spegnermi per poter ritornare con una luce diversa, con un coraggio diverso. Un coraggio meno stanco.

Mi sono abbandonata all’amore. L’amore che è la parte fresca del cuscino nelle notti d’agosto. L’amore che ha sguardi differenti, misure differenti e parole differenti. L’amore che si guarda intorno, per te, che intorno a te non vedi niente. L’amore che sta ai tuoi piedi per essere lì semmai dovessi cadere.

L’amore che si lascia afferrare da te che pensavi di non poter afferrare più niente. Che ti permette di corrergli incontro, stringerlo e assorbirlo. L’amore che ti cerca e ti scova dentro occhi distratti da una lotta all’ultimo sangue per una sconfitta trasformatasi in sopravvivenza. L’amore che chiede amore per poter scoppiare d’acqua e liberarti da incendi che non riesci a placare. Incendi ormai anche suoi, diventati suoi per scelta.

L’amore che non può fare a meno del mutamento. Un diamante pulito dal vento e dalla pioggia. L’amore che ad ogni scontro sembra morire e rinascere in un istante, salvato dagli stessi istanti che prima lo tenevano saldo, dritto ed orgoglioso. Reso indistruttibile dai tentativi, dagli sforzi, e dalle imprecazioni. L’amore che se ne frega di una malattia che mangia a sbafo su un corpo non suo, che ride beffardo quando lei crede di aver dato il suo colpo migliore, il più forte. L’amore, che le urla dritto in faccia tutto ciò che non potrà prendersi mai. L’amore che può ballare pieno della luce di un’anima più potente di un muscolo sano, che fa il dispettoso scegliendo di salire uno scalino dopo l’altro con la sua paura sulle spalle e la sua scelta a fare da contrappeso. Che sale, e sale, un altro scalino ancora e ancora uno, per poter vedere meglio. Per poter vedere chiarissimamente tutto il bello della vita, ed è lì, gli appare di fronte. 

La vede.. il mare, e le onde, la loro schiuma e la tempesta, e vede te, te e le tue vele: maestose, bianche ed elegantemente pesanti. Te, che navighi verso di lui…..e verso di te che sei piena di lui.

Pubblicato nella Elly&Valy | 3 risposte
Valeria Pace

A proposito di Valeria Pace

Sono una giovane malata rara, la mia vita è un costante disequilibrio tra me e l'altra.A volte scelgo di cadere per provare l'ebbrezza del rialzarsi e raccontare cosa ho visto.Faccio scorta di pensieri, sembra non bastino mai. Spinta dal bisogno di trovare un modo per vincere la paura di una malattia degenerativa e rara, di cui ancora poco si sa e di cui pochi sanno, ho deciso di creare un associazione, "Gli Equilibristi -HIBM- onlus". Una rete di pazienti affetti da miopatia ereditaria a corpi inclusi, al fine di garantire loro un aggiornamento diretto sulla patologia. Un mezzo di comunicazione in grado di permettere un incontro, seppur virtuale, atto a un vicendevole sostegno psicologico e a un confronto attivo.

3 thoughts on “E le Onde e la Tempesta

  1. Claudio

    Ciao, sono un 54enne romano affetto da IBM-MIOSITE DA CORPI INCLUSI, sto cercando un’associazione per poter interagire e ridere info a riguardo ad ampio spettro. Sapete darmi indicazioni in merito? Grazie molte.

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    • Valeria PaceValeria Pace Autore dell'articolo

      Ciao Claudio, forse ci conosciamo già..sono Valeria. Purtroppo non conosco associazioni di riferimento, però è possibile che sui social si possa trovare qualcuno.

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  2. Claudio Salvitti

    Ok, grazie molte. Si, in effetti ci conosciamo. Avendo io una IBM, credevo che con “Gli Equilibristi-HIBM” avessi potuto avere qlc risposta in più è una sorta di confronto…supporto. Grazie molte comunque, Vale.

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