Le circostanze del vivere

“Le storie più belle nascono dalla tua malinconia e così pure le melodie più tormentate e intriganti.” 

Lo dico a me stessa, mentre nuoto per non affogare tra le onde più insidiose e crudeli che mai abbiano tentato di sommergermi con tanto accanimento, da quasi riuscirci.

La sofferenza è più dura di quanto la felicità sappia sperare e mi sorprendo ad essere ancora qui senza di te, una delle persone che ho più amato sulla terra, fin dal primo istante in cui vidi i tuoi occhi verdi.

Sei scivolato via dolcemente da questo mondo materiale, ma che in sostanza non lascia niente di realmente immortale da stringere tra le mani.

Un abbraccio, anche quello dura pochi secondi o forse minuti e … poi di nuovo sola. Cammino sugli spilli di un universo che toglie tutte le certezze o peggio le spazza via, facendone miraggi nel deserto, dissolvenza dei sogni ancor prima che essi ne abbozzino il volto realizzabile.

” Perchè viviamo?”
“Siamo materia o spirito?”
“Quale dimensione troveremo dopo l’ultimo viaggio?”

Quesiti esistenziali, ali di pensiero scacciate in fretta, se osano sfiorarmi. La sola idea che una persona cara ti lascerà è un macigno sul cuore, così rimandi l’inevitabile terrore ad un domani che speri sia il più lontano possibile.

Dai alla vita una dimensione tangibile, una forma o un corpo da accarezzare. L’umano visibile agli occhi è ciò di cui ora hai bisogno, di cui io ho bisogno.

Credevo che morire fosse l’esperienza peggiore, oggi realizzo che è semplicemente il modo in cui ogni persona mette fine al suo percorso umano, insomma ci saluta e dice addio al suo corpo terrestre, ma quando accade è una pallottola conficcata dentro che non estrarrai più e bagnerà il tuo vivere del più atroce rimpianto: l’ultimo natale insieme.

 … Si, volevo essere lì con te, quel 25 dicembre e con tutti voi, ma  non c’ero. Ho dato retta agli impegni “inderogabili”, alle scadenze che ti fanno partire quando t’incolleresti al pavimento pur di restare. Ho ascoltato le circostanze, non il mio cuore ed ora non posso pentirmi con un inutile “Se l’avessi saputo.”

Tu adesso non ci sei ed io devo ridare un senso alla vita, quel senso che ho smarrito. I colori hanno perso lucentezza, persino il sole non mi riscalda con la stessa intensità.

Il gelo della tua assenza mi penetra fin dentro le ossa e i miei sorrisi, ormai pochi, li faccio per te. Ti sento camminarmi accanto ed io non lascerò mai la tua mano, perchè ho bisogno della tua guida.

Carissimo nonno, non posso cancellare il rimpianto degli anni vissuti lontana dai tuoi abbracci, e sebbene tu non sia mai stato espansivo i tuoi occhi parlavano e quando quell’abbraccio te lo rubavo era intensamente meraviglioso.

E’ ciò che mi manca di te e mi mancherà ogni istante, ora più che mai.

Caro amore mio, te lo prometto, continuerò a vivere per te, come ho sempre fatto, con l’orgoglio di essere tua nipote. Grazie di avermi insegnato a fare la cosa giusta, anche quando non era facile per me che testarda volevo e voglio fare sempre di testa mia.

Grazie per quelle foto dove io mi mettevo in posa e tu all’improvviso spuntavi alle spalle con le tue smorfie spiritose rovinandole quasi tutte, sono le stesse per cui oggi “sorrido.” Raccontano il tuo essere di bambino dispettoso, eri l’irresistibile capo mastro della combriccola e sempre lo sarai.

Ho apprezzato le tue buone intenzioni pur a volte disapprovandole, ma ora ti dirò: non vorrei più fare o dire la cosa giusta, nè essere la valigia confortevole che accompagna i viaggi di tutti, ma vorrei dare a tutti il meglio di me, ignorare i doveri, le circostanze del vivere, assecondare il mio istinto e allora si, saprei dove andare.

Intanto guardo verso il sole e l’immortalità per me sarà la tua luce sui miei passi.

 Grazie di essere il mio nonnino.

 

 

Pubblicato nella Raccontandosi | Lascia un commento
Giusi

A proposito di Giusi

Sono una donna single di trentanove anni, ma in me vive ancora lo spirito gioviale di una bambina curiosa. Non mi ritengo infantile ne poco realista, perchè il dolore lo conosco da sempre, ma oggi lo vivo in modo consapevole come fosse un amico. Può rivelarsi estenuante affrontare una dipendenza fisica dalle altre persone, perchè c'è sempre qualcuno a limitare la voglia di agire e di essere. Forte di quell'esperienza scioccante che mi ha spezzato l'anima un milione di volte, a quella bimba ho insegnato ad asciugarsi le lacrime e diventar donna. Osservo, scovo e domando, sono una piccola ficcanaso dalle buone intenzioni. Mi definisco una raccontastorie, vivo di emozioni a fior di pelle. Un concentrato di pregi, difetti e qualche volta estremi. La bellezza che cerco è dentro me, poichè ciò che resta intorno è un goffo tentativo di vivere, come una funambola a un passo dal cadere nel vuoto. Io voglio aiutare con la mia presenza di spirito, con un ascolto costante e con parole misurate, mai invadenti, perchè anche il cuore più duro si scioglie davanti a un amore discreto.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *